«Siamo qui per reagire all'assoluta disinformazione data riguardo alle vicende del Pdl a Roma. Voglio dire subito che in quello che accaduto non vi è stata alcuna responsabilità ricondiucibile ai nostri dirigenti e funzionari», ha detto Berlusconi. Il premier ha ricostruito minuziosamente la vicenda. «Milioni e Polesi chiedevano l'intervento del magistrato ma con loro grande sorpresa, il dottor Diamanti, con l'aiuto di Anna Argento, decideva incredibilmente che erano esclusi, asserendo che si trovavano oltre una linea di un centimetro in questo grande salone». La conclusione è netta: «Ai delegati del Pdl è stato impedito di presentare le liste con atteggiamenti e comportamenti ben precisi».
Ce n'è anche per l'opposizione. «Il comportamento della sinistra è stato ed è antidemocratico e meschino; noi ci saremmo comportati nel modo opposto. Ma daremo una lezione alla sinistra», ha detto Berlusconi. «Nel caso della Lombardia c'è stato un atteggiamento fiscale nei nostri confronti, mentre si è chiuso un occhio nei confronti di altri partiti». Il premier fuga i dubbi: «Vinceremo anche se il Pdl è stato penalizzato, dobbiamo far prevalere le ragioni della politica, i cittadini sono stanchi delle polemiche delle carte bollate». Massimo sostegno alla Polverini. «Abbiamo deciso di impegnarci anche nel Lazio affinchè vinca il candidato migliore. Raddoppieremo i nostri sforzi per far vincere la nostra candidata, anche se la nostra lista non fosse presente».
Mentre Berlusconi arrivava nella sede del Pdl in Via dell'Umilta è stato contestato da alcune persone affacciate dal palazzo che è di fronte alla sede del Pdl. Contestazioni che hanno provocato la reazione del gruppo di militanti del Club della Libertà che attendevano il premier. Molti gli slogan gridati dai militanti del Pdl: "Il comunismo non passerà", "A lavorare, andate a lavorare", "Chi non salta comunista è". Tra i contestatori, che si sono affacciati alle finestre del palazzo di fronte alla sede del Pdl, anche dipendenti del Teatro Quirino, che mentre urlavano hanno lanciato delle brochure del Quirino di presentazione del balletto Romeo e Giulietta.
Intanto, si lavora a perfezionare la grande manifestazione di piazza, il 21 marzo, con tutti i 13 candidati del centrodestra alle Regionali. Il Pdl pensa a piazza San Giovanni, come nel 2006 contro il governo Prodi, con più cortei che dopo aver attraversato la Capitale confluiscano nella piazza simbolo della sinistra. Ma, se invece per motivi logistici e di "disponibilità" non fosse possibile tornare in piazza San Giovanni, tra le subordinate si pensa a piazza della Bocca della Verità o a piazza Navona. Berlusconi chiama quindi la piazza per protestare contro l'esclusione dalle Regionali della lista del Pdl nella provincia di Roma, un piazza in cui non ci sarà Gianfranco Fini. «Il presidente della Camera non partecipa mai a manifestazioni elettorali organizzate dai partiti», ha fatto sapere il cofondatore del Pdl interrogato dai cronisti a Montecitorio. «Soltanto perché è una signora, non le dico cosa penso di questa domanda», è stata la risposta di Fini alla giornalista che gli chiedeva se condivide la manifestazione del Pdl contro l'esclusione della lista nel Lazio.
La Polverini non perde la speranza: «A un certo punto sembrava che non ci fosse più nulla, nemmeno io. Invece io sono qui, si vota con la coalizione che mi sostiene con o senza il Pdl». «Io però - ha aggiunto la candidata del centrodestra alla presidenza della Regione Lazio - nemmeno nel momento in cui sembrava che non ci fosse più nulla ho pensato di abbandonare la partita. Ci sono stati tanti attacchi«, ha ricordato rimarcando »il clima con il quale ci stiamo avvicinando al voto». Anche il sindaco di Roma Alemanno si mostra fiducioso: «Siamo delusi per la decisione del Tar ma l'importante è che alla fine Polverini possa vincere». Intanto Antonio Di Pietro torna a criticare il presidente Napolitano rivolgendo al Colle un appello perchè «apra gli occhi» in vista dell'approvazione della legge sul legittimo impedimento. «C'è un assassino della democrazia - ha detto Di Pietro a Montecitorio - e si chiama Silvio Berlusconi, che dopo aver fatto un decreto per truccare le regole delle elezioni, oggi fa approvare con la fiducia il legittimo impedimento che mette al riparo lui e tutti i ministri dalle inchieste della magistratura». «Io faccio un appello al Capo dello Stato - ha concluso il leader di Idv - apra gli occhi e impedisca questo scempio di legalità e di democrazia». «Per questo - tuona l'ex pm - invitiamo tutti a scendere in piazza contro Lucifero-Berlusconi, il nuovo dittatore».
Bersani replica al premier. - Quella presentata stamattina dal presidente del Consiglio Berlusconi «è una ricostruzione fantasiosa». Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, nel corso di una conferenza stampa nella sede del partito. «Quello che doveva essere il governo del fare - ha aggiunto - è finito per essere il governo del fare confusione». «A questo punto il centrodestra rinunci a proseguire nei suoi ricorsi. Noi d'accordo con il candidato Penati siamo pronti a fermare il ricorso in Lombardia. È ora di creare un clima in cui finalmente si possa parlare delle cose che interessano ai cittadini», conclude il segretario del Pd.