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Data: 11/03/2010
Testata giornalistica: La Stampa
Il legittimo impedimento è legge. L'Idv consegna una copia della Costituzione a Schifani

Doppia fiducia e via libera finale al legittimo impedimento che diventa legge. Al Senato l'esecutivo e la maggioranza superano la prova di forza anche se a costo di un inasprimento dei rapporti con le opposizioni, rispetto alle quali cala una sorta di "cortina di ferro". Complici l'atmosfera elettorale, la prossimità della manifestazione di Pd e Idv di sabato, l'intervento di oggi di Silvio Berlusconi, i toni registrati a palazzo Madama, pur in una sostanziale correttezza formale e senza incidenti, sono fra i più tesi dall'inizio della legislatura. E trascinano nell'incomunicabilità anche i centristi che pure erano stati fra i promotori del provvedimento ma che, di fronte alla fiducia, non hanno potuto che votare contro. Il capogruppo Gianpiero D'Alia accusa Pdl e Lega: «Vi siete allargati, abusando della disponibilità di una parte dell'opposizione» e la fiducia appartiene ad «una logica devastante del prendere o lasciare». E ancora: «Noi volevamo l'impedimento solo per il premier, voi l'avete voluto anche per i ministri, e stavate per ampliarlo ai sottosegretari e vice ministri». Qualche frattura si manifesta tra democratici e Italia dei valori quando i senatori del partito di Antonio Di Pietro, tollerati dalla presidenza del Senato, scelgono di partecipare ai lavori seduti in mezzo all'emiciclo con la Costituzione in mano. Il democratico Mauro Marino li paragona ad un «bivacco» di mussoliniana memoria, e il radicale Marco Perduca ironizza sulla vocazione gandhiana del sit-in, rivendicata da alcuni senatori Idv, esortandoli allora, a restare in aula anche durante l'ora di pranzo. Ma Italia dei valori con il capogruppo Felice Belisario e Pancho Pardi rilanciano contro la doppia «porcata», rappresentata dal provvedimento in sè e dalla mancata diretta televisiva.

La maggioranza lascia sostanzialmente campo libero in aula durante la discussione generale sulla fiducia, in cui più volte è risuonata l'accusa di «incostituzionalità» di un provvedimento che per il vice presidente dei senatori Pd Luigi Zanda «spappola lo Stato». Nel frattempo, fuori da palazzo Madama, si annuncia un altro sit-in, del Popolo viola per protestare contro «l'ennesima legge ad personam». La democratica Silvia Della Monica, capogruppo in commissione Giustizia, ne ha contate in tutto venti e in aula denuncia che si sta arrivando alla incostituzionalità seriale. Su questo fronte, però, il presidente dei senatori Pd Maurizio Gasparri, replica ai giornalisti: »Il provvedimento è pienamente rispettoso della Costituzione in quanto concepito per restare in vigore fino a quando il Parlamento non avrà varato una legge di rango costituzionale recante la disciplina organica delle prerogative del premier e dei ministri e comunque non oltre 18 mesi dall'entrata in vigore. «Non vogliamo privilegi, ma un contemperamento» delle esigenze processuali con quelle di governo, un «rapporto più equilibrato tra politica e magistratura», dirà Gasparri in dichiarazione di voto. Il capogruppo Pdl rivendica come parte del programma della maggioranza la lotta all'«uso politico della giustizia» contro chi «avrebbe voluto uno Spatuzza in cattedra nelle aule di giustizia a riscrivere la storia d'Italia» e in un crescendo polemico nei confronti del Pd che aveva parlato di crisi del Pdl, chiama a testimone Francesco Rutelli, presente in aula, della crisi del suo partito, di cui pure è stato fondatore.

Gasparri ricorda che «abbiamo dimostrato di saper superare le emergenze, molte delle quali voi avete creato», come i rifiuti a Napoli. Verso la fine del suo intervento, in cui ringrazia il presidente del Senato Renato Schifani per «l'imparzialità» dimostrata nel dibattito e lo ha difeso dalle «critiche astiose» da parte della minoranza, Gasparri deve più volte interrompersi per via delle proteste dell'opposizione che urla "Vergogna". «Si è fatto oggi ciò che non poteva essere fatto» obietta Luigi Li Gotti (Idv), perchè «con legge ordinaria si rinvia a legge costituzionale che non abbiamo e non sappiamo quando e se sarà fatta». Proteste dalla maggioranza arrivano quando Li Gotti alla fine del suo intervento esorta: «Fuori i barbari e i ladri di civiltà giuridica».

L'Italia dei valori, dopo la protesta del mattino con la "seduta" nell'emiciclo, partecipa al dibattito pomeridiano con magliette con le scritte: «Berlusconi fatti processare« e «Basta leggi vergogna», copia della Costituzione alla mano. C'è chi cita Don Abbondio, come il democratico Stefano Ceccanti, c'è chi paragona la maggioranza ai Puffi e il premier a Willy Coyote, come Gianpiero D'Alia, che pronostica l'inevitabile «caduta nel canyon». Ma la forza dei numeri segna la battaglia fin dall'inizio. Della situazione fa le spese, in qualche misura, anche il presidente del Senato Renato Schifani, bersaglio di critiche del Pd sia per aver lasciato che la protesta dell'Idv si manifestasse con il sit-in, sia per non aver difeso, accusa ancora Zanda, «i diritti dell'opposizione almeno nella stessa misura e con la stessa tenacia con le quali sostiene le esigenze del governo». Il tanto auspicato dialogo sulle riforme istituzionali e sui temi più pressanti per il Paese, insomma, sembra rinviato a tempi migliori.

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