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Pescara, 22/04/2026
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Data: 11/03/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Cig a 18 mesi, governo contrario. Il ministro Sacconi: si tratta di una norma inutile

ROMA. Il governo si oppone all'allungamento del periodo di cassa integrazione mentre la ragioneria generale dello Stato sostiene che manca di copertura finanziaria. Il ministro Sacconi annuncia il parere negativo dell'esecutivo all'emendamento approvato, con voto bipartisan, in commissione lavoro della Camera dei deputati che porta il periodo di cig da 12 a 18 mesi (dalle attuali 52 a 78 settimane). Si tratta di una «norma inutile - afferma Sacconi - perché i nuovi strumenti già proteggono bene» i lavoratori delle aziende in crisi. Lo stop del ministro non piace a sindacato e opposizione ma nemmeno alla maggioranza: «Il Parlamento non può essere limitato nel suo ruolo di proposizione legislativa su argomenti delicati» commenta Silvano Moffa (Pdl) presidente della commissione lavoro di Montecitorio.
La Cgil, che aveva dato pieno consenso al voto parlamentare che garantiva l'allungamento della cassa, ora attacca il ministro. «Le intenzioni annunciate da Sacconi - accusa Fulvio Fammoni segretario confederale della Cgil - confermano la concezione di inutilità del ruolo del Parlamento e la pervicacia nel non dare risposte adeguate alla crisi e alle ricadute che questa provoca sul lavoro». Per la Cgil, vista la gravità della crisi, bisogna raddoppiare il periodo di cassa. L'emendamento approvato in Commissione allunga l'erogazione della cig almeno per il biennio 2010-2011 con la copertura delle risorse già stanziate per gli ammortizzatori in deroga. Il testo prevede l'intervento dell'Inps sui crediti vantati dai lavoratori di aziende in crisi e l'irrobustimento dell'una tantum per i collaboratori a progetto senza contratto. Ma la ragioneria spiega che l'allungamento della cig di sei mesi introdurrebbe «oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica» con una «copertura inidonea». La misura costerebbe in termini di indebitamento «almeno 500 milioni di euro l'anno». Perplessità sulla copertura vengono avanzate anche dalla Confartigianato.
La posizione di Sacconi è giudicata un «fatto grave» dall'opposizione. Emilio Gabaglio, presidente del Forum lavoro del Pd, spiega che in questo modo il governo «si è assunto l'onere di privare i lavoratori di una protezione più che mai necessaria in questo momento di crisi». Il motivo è che il ministro Sacconi «è prigioniero della sua stessa propaganda al punto di non vedere la realtà». Di Pietro, leader dell'Idv, attacca «il ministro del non lavoro che odia i lavoratori e dovrebbe vergognarsi». Infatti, secondo l'Idv, il titolare del Welfare «sa bene che la cig straordinaria presuppone processi di ristrutturazione con gravi conseguenze occupazionali mentre quella ordinaria permette al lavoratore di mantenere il normale rapporto di lavoro».
Sacconi e il governo «sono vergognosi» sulla cassa integrazione e l'articolo 18, denuncia Paolo Ferrero portavoce della federazione della Sinistra. E Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti italiani, bolla l'uscita del ministro come «l'oscenità» dell'esponente di un governo «che ha così in odio i lavoratori da stoppare un parere del parlamento».

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