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Pescara, 22/04/2026
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Data: 12/03/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Accordo tra sindacati e imprese: niente arbitrato per i licenziamenti. Siglato un "avviso comune" al ministero del Welfare. No della Cgil.

Sacconi: rispetteremo le decisioni delle parti

ROMA L'articolo 18 non si tocca. Salta il paventato rischio di possibili licenziamenti fissati da una commissione arbitrale anziché dal giudice del lavoro. La battaglia che si era scatenata nei giorni scorsi tra il sindacato e il governo e anche all'interno dello stesso sindacato è rientrata ieri con la sigla di un "avviso comune" tra esecutivo, associazioni datoriali e quasi tutte le organizzazioni sindacali. Cgil esclusa. Al tavolo convocato al ministero del Welfare matura così anche un nuovo accordo separato. Il ministro, Maurizio Sacconi, ha garantito: «Il governo terrà conto che la clausola compromissoria all'atto dell'assunzione non possa riguardare la risoluzione del rapporto di lavoro».
Nella sostanza dal protocollo, che dovrà essere trasformato in una normativa scritta entro un anno, il termine "licenziamenti", legato all'arbitrato, viene cassato in sede assunzione del lavoratore, ma può riemergere successivamente nel caso in cui lo stesso lavoratore e il suo datore decidano, di comune accordo, di ricorrere ad un arbitro per dirimere eventuali controversie. L'arbitrato sarà invece applicato nelle altre controversie di lavoro. Esso si pone l'obiettivo di snellire e accelerare gli iter processuali. A presentare la proposta al tavolo Cisl e Uil. Il leader cislino, Raffaele Bonanni, l'ha spiegata con l'esigenza di escludere i licenziamenti dall'istituto arbitrale: «Serve una dichiarazione congiunta per evitare strumentalizzazioni ed esasperazioni che non giovano alle imprese e ai lavoratori». Nella dichiarazione di intenti le parti «riconoscono l'utilità dell'arbitrato scelto liberamente in quanto strumento idoneo a garantire una soluzione tempestiva delle controversie in materia di lavoro». Secca e chiara la bocciatura della Cgil: «La strada per un avviso comune non è percorribile. Il nostro giudizio sulla legge è pessimo e vi ravvisiamo vizi di costituzionalità».

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