ROMA. Cento manifestazioni oggi per lo sciopero generale proclamato dalla Cgil. Si fermano per otto ore il pubblico impiego (dalle scuole ai trasporti alla sanità) e per quattro i lavoratori del settore privato. Fisco equo, difesa dei diritti dei lavoratori e di cittadinanza per i migranti sono i punti centrali della piattaforma. «Non ci fermeremo - spiega Gugliemo Epifani, segretario generale del sindacato che parlerà oggi a Padova - perché sono temi che richiedono una mobilitazione che va oltre». L'obiettivo dello sciopero è rimettere al centro del confronto le questioni della crisi. La prima richiesta è il blocco dei licenziamenti e la soluzione delle 150 vertenze aperte in tutto il Paese. Per la Cgil bisogna garantire la prosecuzione della Cig in deroga.
Al centro dello sciopero c'è la riforma fiscale cominciando dalla restituzione di 500 euro per il 2010 di quanto già lavoratori e pensionati hanno pagato in più. Tra le richieste la lotta all'evasione e all'elusione fiscale, la tassazione delle rendite finanziarie, dei grandi patrimoni e delle stock option attraverso l'abbassamento della prima aliquota al 20%.
Nel giorno dello sciopero generale ritorna in primo piano la questione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori «aggirato» dal disegno di legge approvato dalla maggioranza di centrodestra. Per Epifani si tratta «di un indebolimento delle garanzie dei lavoratori» perché il cosiddetto «arbitrato secondo equità è un ricatto» che aprirà a «forme di pressione indebita». «Non ci faremo mettere i piedi in testa», ha detto inoltre Epifani, intervenendo ieri sera al congresso provinciale della Cgil dell'Alto Adige a Bolzano. «Non faremo passare questa legge - ha detto Epifani durante il suo intervento - e non faremo passare l'avviso comune. Non lo facciamo per noi ma per i lavoratori». L'arbitrato - secondo Epifani - «è incostituzionale perché viola tra gli altri l'articolo 24 della Costituzione che riconosce il diritto a ogni cittadino a ricorrere al giudice per difendere i propri interessi», prosegue Epifani, denunciando «l'avviso comune» firmato da Cisl e Uil con la Confindustria sull'arbitrato. Le parti assicurano che sarà escluso il ricorso delle parti «alla clausole compromissorie» firmate al momento dell'assunzione. La Cgil non ci sta e denuncia l'«imboscata»: un tavolo sull'orario di lavoro è stato trasformato nel luogo «per implementare una norma, quella dell'arbitrato - spiega Giorgio Treves - che ancora non è comparsa in Gazzetta Ufficiale».