Iscriviti OnLine
 

Pescara, 24/04/2026
Visitatore n. 753.419



Data: 13/03/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sciopero Cgil: il governo non si muove. Epifani: il Paese è alle pezze. Sacconi: protesta politica prima delle elezioni

Balletto delle cifre sulle adesioni. Disagi contenuti nei trasporti cittadini e nelle strutture pubbliche

ROMA Un milione di persone in cento piazze, secondo la confederazione di corso d'Italia; molte, ma molte di meno per le aziende, per l'apparato pubblico e anche per la Cisl. Lo sciopero generale della Cgil sui temi del fisco, del lavoro, del Mezzogiorno, della cittadinanza, alla fine ha riproposto il solito balletto delle cifre e le immancabili polemiche. Il temuto "venerdì nero" per i trasporti pubblici è stato, in effetti, meno "nero" del previsto anche se negli aeroporti sono state cancellate alcune decine di voli e i treni hanno subito ritardi inevitabili. Rallentamenti nella capitale per il servizio pubblico con la chiusura, dalle 9,30 alle 13,30, delle line metropolitane A e B. Secondo stime della Cgil ha viaggiato il 50% degli autobus. A Roma i disagi sono stati più accentuati per la protesta contemporanea dei Cobas della scuola. Il Cotral che gestisce le linee extraurbane del Lazio ha conteggiato soltanto il 24% di adesioni alla protesta. Impatto complessivamente limitato. Nella scuola adesioni tra il 50 e 60%, in base alle stime della Cgil. Il ministero della Funzione Pubblica ha parlato di astensioni dal lavoro valutabili nel complesso intorno all'8%. Una percentuale tanto bassa che ha spinto il ministro, Renato Brunetta, a ironizzare: è stato un flop ed Epifani è ammalato di Tafazzismo. E il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, a replicare altrettanto ironicamente: «Brunetta pensasse ai Tafazzi suoi perché lui deve fare il ministro e rispettare cosa accade». Problemi limitati anche nelle strutture ospedalire.
Alla Fiat di Mirafiori, fonte Fiom, ha scioperato il 50% (con punte del 70%) dei dipendenti, invece il 12% per l'azienda. Per l'Alitalia solo 13 impiegati, prontamente sostituiti, hanno incrociato le braccia. Si è trattato di un «evidente fallimento che indebolisce tutto il sindacato», ha polemizzato la Cisl. Inutile comunque inseguire le cifre.
Epifani ha parlato a Padova: «C'è un Paese alle pezze - ha affermato - perché i lavoratori stanno male, la disoccupazione aumenta e il governo non fa nulla». E ancora: «Sacconi ha sempre detto che siamo pieni di soldi, così come Tremonti e Berlusconi, e che si spende meno dei soldi che ci sono, ma se è così, perché dire no a quello che il Parlamento all'unanimità ha votato?». Cioè l'allungamento della cassa integrazione. Infine, una sottolineatura di tipo politico: «La democrazia è una o non lo è e quando il capo del governo dice che ci sono diritti che riguardano il diritto di votare i partiti più grandi non può essere lo stesso capo che quando fa gli accordi sindacali non li fa con il più grande sindacato del Paese». Evidente anche il riferimento all'ultima intesa che introduce l'arbitrato nelle controversie di lavoro.
Dura la replica del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che è arrivata a stretto giro di agenzie: «Lo sciopero che si svolge alla vigilia di un'elezione conferma la sua motivazione squisitamente politica e collaterale ai partiti di opposizione. Non era mai accaduto in passato e spiega la scarsa adesione e l'isolamento della Cgil. Oltre tutto la confederazione guidata da Epifani utilizza un linguaggio drammatizzante che rappresenta sempre un pericoloso incoraggiamento al peggiore antagonismo».
Sul connotato politico della protesta si è detto d'accordo anche il leader della Cisl, Raffaele Bonanni: «Uno sciopero più politico non si è mai fatto, è una vergogna. Non si capisce contro chi scioperino. Loro abbaiano e poi a noi tocca risolvere i problemi». E' ufficiale: il primo maggio prossimo i sindacati lo festeggeranno a Rosarno. All'insegna dell'unità. Ovviamente.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it