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Pescara, 24/04/2026
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Data: 14/03/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
A Mascia non basta un brodetto: salta la pace a tavola con Teodoro

La diplomazia del brodetto sarà pure servita a riallacciare il dialogo; ai volti sorridenti dei due fotografati all'ingresso del ristorante La Zattera (nome che evoca naufragi) si può attribuire un significato benaugurante; ma la strada per arrivare al brindisi ovvero alle nozze è ancora lunga. L'incontro politico e conviviale dell'altra sera tra il sindaco Luigi Albore Mascia e l'ex assessore Gianni Teodoro altro non è stato che una "prova tecnica di disgelo": tante e troppe sono le incognite perché tra i due si possa parlare di intesa ritrovata. Vuole un posto in giunta, Gianni Teodoro. Più precisamente: rivuole il posto che egli stesso lasciò a dicembre, dimettendosi, in aperto dissenso dal primo cittadino che qualche giorno prima gli aveva silurato il fedelissimo dirigente ai lavori pubblici Antonio Biase. Rivuole la vicepresidenza del consiglio comunale che era del consigliere comunale teodoriano Max Pignoli e che oggi è di Gianni Santilli, scuderia Pescara Futura cioè Masci. Rivuole la presidenza della commissione consiliare che era del consigliere teodoriano Vincenzo Di Noi e oggi non più (Di Noi avrebbe tra l'altro smentito di ambire a un posto in giunta).
In altre parole, tra Albore Mascia e l'ex assessore non è cambiato nulla: il puzzle oggi in frantumi è ricomponibile solo con i tasselli che ieri Teodoro ha chiarito con una nota. «Nonostante l'incontro interlocutorio con il sindaco Albore Mascia, con il quale non si è mai incrinato il rapporto personale - ha scritto Teodoro - la politica, purtroppo, ancora una volta non è andata in onda, così come nessun patto è stato raggiunto poiché rimangono sul tavolo tutte le questioni da me sollevate e mai risolte». Premessa, dal tono cortese ma deciso, che Teodoro ha fatto seguire da richieste chiare di atti politici che, da parte del sindaco, dovranno trovare concretezza «prima della discussione consiliare sul bilancio». Teodoro auspica che il sindaco comprenda «l'esigenza di garantire il rispetto degli accordi siglati in occasione del voto di giugno, a seguito del quale Albore Mascia ha vinto le elezioni al primo turno grazie al 5 per cento espresso dagli elettori della Lista che ho l'onore di rappresentare e di guidare».
Albore Mascia si ritrova tra l'altro a giocare un'altra partita, parallela e altrettanto delicata, sulla scacchiera dei dissidenti catoniani Nico Lerri e Livio Marinucci, ai quali s'è aggregata Adele Caroli: consiglieri che hanno mollato il Pdl per costituire un gruppo a parte, quello di "Democrazia per le autonomie". Frizioni e fratture sottolineate con sarcasmo ieri dal segretario cittadino del Pd, Stefano Casciano, che parla di «maggioranza in frantumi». I dissidenti, dopo un incontro con l'onorevole Giampiero Catone, loro nume tutelare, hanno ribadito di essere «in attesa di segnali positivi che finora non abbiamo riscontrato». «Tra giunta e consiglieri c'è lo stesso vuoto che si è creato tra governo nazionale e parlamento» ha detto Catone, rivendicando per i suoi più partecipazione e considerazione nelle scelte per Pescara. I tre dissidenti insistono sulla «inadeguatezza dell'esecutivo rispetto alla crisi che minaccia le fondamenta dell'economia cittadina» e, aggiungono di essere «a livelli non più tollerabili». Lerri, Marinucci e Caroli ribadiscono perciò la loro «piena autonomia dal Pdl» e invitano il sindaco «a un gesto coraggioso e responsabile, che realizzi sia le condizioni per l'esistenza di una giunta condivisa, sia di un bilancio frutto di un lavoro e di un impegno veramente comuni».

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