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Pescara, 24/04/2026
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Data: 16/03/2010
Testata giornalistica: Il Tempo - Edizione Abruzzo
Scandalosa sanità. Corruzione, 5 arresti

PESCARA Le bufere giudiziarie sulla sanità abruzzese non finiscono mai. E così dopo la vicenda Del Turco, dopo quella più recente relativa all'appalto per la costruzione degli uffici amministrativi della Asl dell'Aquila distrutti dal terremoto, nel mirino degli inquirenti questa volta è l'appalto per i lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza del polo materno-infantile dell'ospedale di Pescara, che ha portato, all'alba di ieri, all'esecuzione di cinque misure cautelari, tre in carcere e due ai domiciliari, e all'iscrizione sul registro degli indagati, con l'accusa di falso, del manager della Asl Claudio D'Amario. Le cinque misure sono state emesse dal gip Guido Campli, su richiesta del pm Gennaro Varone. In carcere sono finiti Franco D'Intino, 59 anni, originario di Tocco da Casauria (Pescara), funzionario della Asl e responsabile unico dei lavori finiti nel mirino della magistratura; Giulio Piancone, 56 anni, imprenditore del Foggiano, attualmente recluso nel carcere di Foggia, e Giacomo Piscitelli, 58 anni, di Barletta, responsabile del cantiere e dipendente di Piancone. Ai domiciliari sono stati, invece, posti i due direttori dei lavori, l'ingegner Alfonso Colliva, 51 anni, di Pescara, e l'architetto Damiana Bugiani, 52 anni, di Pescara. Gli arrestati devono rispondere, a vario titolo, di corruzione aggravata, truffa aggravata e falso. In particolare D'Intino, Piancone, Piscitelli, Bugiani e Colliva sono accusati di corruzione aggravata per atto contrario ai doveri d'ufficio e di concorso in falso. D'Intino e Piancone anche di truffa aggravata ai danni dello Stato. Secondo gli inquirenti, i cinque sarebbero responsabili di tutta una serie di irregolarità e di sperperi di denaro pubblico per svariate migliaia di euro, riscontrati nel corso delle indagini. Indagini basate su documenti e su una gran mole di intercettazioni, partite alla fine di ottobre, in seguito alla denuncia di un imprenditore della provincia di Foggia, la cui ditta, la Edilcap, nel 2007 si era aggiudicata, insieme all'impresa Cre Impianti Tecnologici di Piancone, l'appalto per il materno infantile, per una cifra pari a 3 milioni di euro. A un certo punto però l'imprenditore viene estromesso e, avendo notato presunte irregolarità, decide di raccontare tutto agli inquirenti, i quali scoprono un vero e proprio "sistema" gestito da Piancone, caratterizzato dall'assenza di controlli, e in cui il pubblico era alla mercè di interessi privati. «Uno scenario devastante e vergognoso, in cui i soldi pubblici sono stati dispersi per lavori non fatti», ha sottolineato il dirigente della Squadra mobile, Nicola Zupo, che ha condotto le indagini. «L'imprenditore arrestato - ha spiegato Zupo - dettava legge per quanto riguarda l'appalto. Era lui che stabiliva i costi, era lui che si occupava direttamente della contabilità, che poi veniva solo firmata da D'Intino, responsabile unico del procedimento, e dai direttori dei lavori, i quali erano quindi solo delle pedine nelle sue mani». In cambio D'Intino e i direttori avrebbero ottenuto favori e privilegi. D'Intino in particolare, avrebbe beneficiato gratuitamente, a spese della Asl di Pescara, della ristrutturazione del bagno della propria abitazione e della sistemazione di alcuni infissi, naturalmente fatturata alla Asl. I due direttori dei lavori, Bugiani e Colliva, da parte loro, avrebbero ottenuto sempre dalla Asl parcelle per un lavoro di fatto non svolto perchè a occuparsi di ogni minima cosa era Piancone. Per Zupo, tutto, dunque, era nelle mani dell'imprenditore foggiano «che ha fatto ciò che voleva nell'assenza totale dei controlli». A tal proposito, il dirigente della Mobile ha riferito che il costo dei lavori, mai terminati, è lievitato negli anni a dismisura, sino a circa sette milioni di euro, a causa delle varianti milionarie effettuate. «Le indagini - ha sottolineato Zupo - ora proseguono per capire cosa effettivamente sia stato fatto in questo reparto, perché sembra che sia stato pagato molto e realizzato veramente poco».

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