TRANI - E al quarto giorno, finalmente, vennero fuori le vere accuse. O, almeno, le vere ipotesi di reato attorno alle quali per ora si muove questa inchiesta di Trani sulle pressioni che il presidente del Consiglio avrebbre esercitato con il solo obbiettivo di chiudere «Anno Zero».
Berlusconi è indagato. Se ne è raggiunta l'assoluta certezza a conclusione di un complicato gioco d'incastri, solo dopo aver accertato -e non è stato facile- tutto il senso del colloquio che a metà mattinata c'era stato tra l'avvocato barese Filiberto Palumbo -l'inviato di Ghedini a Trani- e il procuratore della Repubblica Carlo Maria Capristo. Capristo aveva sostanzialmente confermato e, anzi, aveva anche chiarito al legale altri importanti dettagli.
Silvio Berlusconi, infatti, non è indagato soltanto per concussione. Per lui non si ipotizza, cioè, solo l'articolo 317 del Codice penale, ma anche il 338, «Violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario». Ascoltiamo le parole delle tavole: «Chiunque usa violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ad una rappresentanza di esso, o ad una qualsiasi pubblica Autorità costituita in collegio, per impedirne in tutto o in parte, anche temporaneamente, o per turbarne comunque l'attività, è punito con la reclusione da uno a sette anni...». Il riferimento, ovviamente, è all'Autorità per le Comunicazioni che sarebbe stato pressata dal premier al fine di organizzare una strategia anti-Santoro.
E' stata finalmente precisata anche la posizione di Giancarlo Innocenzi, ex deputato pdl e commissario dell'Autorità per le Comunicazioni. Innocenzi è indagato per favoreggiamento. Per la Procura di Trani, nel corso della deposizione del 17 dicembre scorso, avrebbe dichiarato il falso, ovviamente al fine di favorire quella concussione.
Queste carte -le prime "ufficiali" dopo snervanti giornate di boatos- riservano anche un'altra sorpresa. Risulta con certezza indagato anche il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, ma non per avere in qualche modo partecipato all'elaborazione di questa strategia anti-Santoro. Piuttosto perché -e qui scatta l'ipotesi prevista dall'articolo 379 bis del Codice penale- avrebbe rivelato «segreti inerenti a un procedimento». Interrogato lo stesso giorno di Innocenzi, cioè, Minzolini sarebbe stato informato del fatto che il suo verbale stava per essere secretato, ma avrebbe ugalmente «comunicato a terze persone il contenuto dello stesso».
Queste sono le carte, il resto è un mare di polemiche e di dubbi. Se Minzolini è finito intercettato per la banale storia delle carte di credito (tassi d'usura, dirigenti di compagnie di carte di credito che millantavano la sua protezione, il servizio che invece, sul Tg1, va puntalmente in onda), non si capisce ad esempio perché, a un certo punto, non sia stato messo un freno alla registrazione di migliaia di colloqui, di ministri, di sindaci importanti, di altri esponenti politici. Perché non abbia avvertito la necessità, la Procura di Trani, di spogliarsi dell'inchiesta e di trasferirla in sedi che, almeno al momento, appaiono sicuramente più "naturali", la Procura di Roma o, addirittura, il Tribunale dei Ministri.
Capire perché tutto questo è accaduto è il compito degli ispettori inviati a Trani dal ministro di Grazia e Giustizia Angiolino Alfano. Sarebbero dovuti arrivare ieri e invece, almeno a Palazzo di Giustizia, non si son visti. Il procuratore Capristo -ineffabile nell'insistere che non esistono divergenze tra lui e il pm Ruggiero, titolare dell'inchiesta- continua a dire di non essere ancora stato ufficialmente informato dell'arrivo degli ispettori. E' probabile, comunque, che li vedremo al lavoro già questa mattina.
Ma è anche probabile che a rubare la scena agli ispettori sarà Michele Santoro in persona. In qualità di testimone, infatti, dovra essere interrogato proprio questa mattina a Trani. I riflettori si possono considerare già accesi su di lui: ha promesso che porterà un corposo dossier, con i richiami ricevuti per le sue trasmissioni, con la bozza della lettera che era stata preparata per farlo chiudere, con i filmati di altre trasmissioni che avrebbero mandato in onda stralci di «Anno Zero» senza per questo essere sanzionate. Vorrà dimostrare di essere davvero lui, insomma, la «parte offesa» in questa storia.