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Data: 17/03/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Effetto crisi sulle pensioni, picco nel 2010. In due anni il rapporto tra spesa previdenziale e Pil crescerà dell'1,3 per cento

ROMA Per le pensioni e l'assistenza sanitaria l'Italia spenderà già nel 2010 quasi un quarto del prodotto interno lordo. La recessione iniziata nel 2008 ha provocato, in due anni, un aumento del rapporto tra spesa previdenziale e Pil pari a 1,3 punti. Nel lungo periodo questo rapporto è destinato a crescere fino al 2040 per poi calare nettamente; ma in quegli stessi anni si porrà con forza il problema dell'adeguatezza delle pensioni per i giovani di oggi.
È lo scenario disegnato dalla Ragioneria generale dello Stato nel consueto rapporto sulla spesa sociale aggiornato al 2010. Le nuove previsioni tengono conto dell'innalzamento graduale del requisito di età per la pensione di vecchiaia delle lavoratrici pubbliche (da 60 a 65 anni), ma non dell'introduzione di un meccanismo per legare l'uscita dal lavoro all'allungamento della vita media: novità prevista da una legge dello scorso anno ma destinata a scattare nel 2015 in base a norme attuative che devono ancora vedere la luce.
Dunque alla fine di quest'anno la spesa previdenziale toccherà il 15,2 per cento del Pil, con un forte rialzo rispetto al 13,9 del 2007. Questo incremento dipende essenzialmente dal forte ridimensionamento subito dal prodotto interno lordo tra il 2008 e il 2009. In altre parole, la spesa per pensioni ha seguito l'andamento previsto, ma è diventata più "pesante" perché si è ridotto il denominatore del rapporto.
Tra il 2011 e il 2014 il rapporto tornerà a scendere, leggermente, grazie all'auspicabile ripresa dell'economia e al fatto che diventeranno via via più severi i requisiti per la pensione di anzianità, con il sistema delle "quote". Poi, fino al 2024, è prevista una fase di sostanziale stabilità. Dal 2025 al 2040 l'incidenza della previdenza sul Pil crescerà ancora, fino a raggiungere il picco del 15,8 per cento: sarà l'effetto del passaggio dal lavoro alla pensione della generazione del baby boom, (ossia dei nati negli anni 60 e 70), un effetto solo parzialmente contrastato dalla graduale adozione del sistema di calcolo contributivo. Infine, nel ventennio che va dal 2041 al 2060, la tendenza si invertirà, per il passaggio a regime del contributivo e per l'esaurimento della stessa generazione del baby boom: il rapporto tra uscite previdenziali e Pil scenderà al 13,4 per cento. In quegli stessi anni però, proprio il sistema di calcolo contributivo decurterà l'importo degli assegni previdenziali: un lavoratore del settore privato con 63 anni di età e 35 di contributi, che nel 2008 con il retributivo avrebbe avuto una pensione pari al 68,7 per cento dell'ultima pensione, nel 2060 dovrà accontentarsi del 50,8.
Il rapporto esamina poi l'andamento della spesa sanitaria nello stesso arco temporale. La storia è leggermente diversa. L'incidenza sul Pil è destinata a crescere in modo abbastanza costante a causa dell'invecchiamento della popolazione: solo dopo il 2040 il ritmo di crescita si attenuerà per la graduale scomparsa dei baby boomers. Dal 6,9 del 2008 (già destinato a crescere al 7,4 quest'anno) si salirà ancora gradualmente fino al 9 per cento del 2060. Complessivamente, la spesa per sanità, pensioni ed assistenza ai non autosufficienti toccherà nel 2010 il 23,6 per cento del Pil, valore destinato a sfondare la soglia del 25 per cento tra il 2030 e il 2040.

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