Per i giudici del lavoro si aprono "ampi spazi di protagonismo". Il Pdl non vuole coinvolgere il Colle. E Sacconi ribadisce: non è modificabile
Prosegue la polemica sul ddl lavoro. Ieri il Quirinale ha smentito l'ipotesi di non firmare il testo, che istituisce l'arbitrato nelle controversie tra dipendente e azienda. Una nota del Colle ha negato alcune indiscrezioni stampa, ma oggi Repubblica ospita la replica di Massimo Giannini che aveva sollevato la questione: la contrarietà di Napolitano, scrive il giornalista, "mi è stata riferita da una fonte autorevole, che aveva parlato con il presidente della questione". E ancora: "Ho verificato quanto stavo scrivendo con un'altra fonte, sempre del Quirinale, e dunque ufficiale e diretta". Insomma, per il quotidiano la volontà del Colle di non firmare il ddl ci sarebbe davvero.
Ichino, è incostituzionale ma non farà danni
Intanto la discussione si allarga, anche agli esperti del mondo del lavoro. Pietro Ichino, giuslavorista e senatore del Partito democratico, interviene con un'intervista al Riformista: il ricorso all'arbitrato nelle vertenze "è concettualmente sbagliato", dichiara, e nei suoi confronti "si può muovere una censura di incostituzionalità". In ogni caso, specifica, la norma "non farà alcun danno" perché "non avrà alcuna diffusione apprezzabile". Infatti "è troppo astrusa, disseminata di trappole procedurali e quindi costosa": per eludere le protezioni "il piccolo imprenditore ha uno strumento molto più facile, far aprire la partita Iva al lavoratore". Nello specifico, il ddl potrebbe essere incostituzionale "perché consente al giudice di ergersi a interprete unico dell'interesse oggettivo dell'impresa", contraddicendo "platealmente il principio costituzionale della libertà di imprese" e "spalanca ampi spazi al protagonismo dei giudici del lavoro".
Cazzola (Pdl), non coinvolgere Napolitano
Coinvolgere Napolitano è inaccettabile. Lo afferma Giuliano Cazzola, deputato del Pdl e vice presidente della commissione Lavoro alla Camera. "E' inaccettabile - a suo avviso -che, nonostante le smentite, si continui a coinvolgere il presidente della Repubblica nell'assurda polemica sull'aggiramento dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori". Il ddl è una legge composta da 50 articoli, prosegue, quindi "è comprensibile" che il Colle la esamini con cura. Ci sono altri punti, oltre all'introduzione dell'arbitrato, che intervengono su processi in corso o modificano norme precedenti sanzionate dalla Consulta. Insomma, "si tratta di situazioni delicate che spiegano l'attenzione del Quirinale".
Intanto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, esclude possibili cambiamenti sull'arbitrato. E' "una piattaforma fatta da tutte le organizzazioni, tranne la Cgil, che hanno firmato il sostegno all'arbitrato", torna a dire oggi, quindi non è modificabile.
Fammoni (Cgil), norma e avviso incostituzionali
Per la Cgil è intervenuto ieri il segretario confederale, Fulvio Fammoni, confermando il giudizio di Corso Italia: sia la legge che l'avviso comune tra governo, Cisl e Uil sono incostituzionali. "Giudichiamo questa legge sbagliata - si legge nella nota - così come sbagliato è l'avviso comune separato: ribadiamo il nostro giudizio di incostituzionalità per altro confermato da giuristi, costituzionalisti, avvocati, ecc.". La norma, spiega il dirigente sindacale, "è sbagliata perché prevede una certificazione del rapporto di lavoro che può contemplare norme diverse dal contratto nazionale e un istituto di arbitrato ?secondo equità', e cioè che può non tener conto di leggi e contratti, da istituire all'atto dell'assuzione, quando il lavoratore è oggettivamente più debole. Pensiamo ai giovani in cerca di occupazione, ai migranti che vedono legata a quella firma il loro permesso di soggiorno, a un disoccupato durante questa gravissima crisi".