Tutti gli altri fascicoli dell'inchiesta restano alla Procura pugliese
TRANI. Sarà a Roma nelle prossime ore lo stralcio d'inchiesta che vede indagato Silvio Berlusconi per le pressioni esercitate sull'Autorità delle telecomunicazioni e sul vertice della Rai per fermare i giornalisti e i programmi d'informazione a lui sgraditi.
Gli atti sul premier della procura di Trani sono stati trasmessi al Tribunale dei ministri capitolino con l'ipotesi di reato di minacce e concussione. La decisione di spogliarsi della competenza sull'indagine è stata presa ieri mattina nel corso di una lunga riunione tra i quattro pubblici ministeri che il procuratore Carlo Maria Capristo ha messo a guardia di una inchiesta inizialmente condotta da un solo magistrato, il sostituto Michele Ruggiero. La carta della discordia (la richiesta di autorizzazione all'uso delle intercettazioni relative al premier firmata da Ruggiero) scompare dalla scena. Cestinata, si potrebbe dire, per incompetenza territoriale. Un primo gol per gli onorevoli legali del premier arrivati l'altro ieri a Trani per ottenere l'immediato trasferimento del fascicolo.
La vittoria di Nicolò Ghedini riguarda comunque soltanto la posizione del Cavaliere. I Pm hanno infatti deciso di mantenere per ora a Trani le posizioni del commissario Agcom ed ex dirigente Mediaset, Giancarlo Innocenzi, e del «direttorissimo» del Tg1, Augusto Minzolini. Il primo è indagato per favoreggiamento perché, interrogato, ha negato di avere subito qualunque genere di pressione da Berlusconi (che invece nelle intercettazioni di pressioni ne esercita eccome). Il secondo per violazione del segreto istruttorio: anche lui sentito a dicembre 2009 è accusato di avere spifferato al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti il contenuto della sua deposizione.
La telefonata che è costata a Minzolini l'iscrizione al registro degli indagati risale al 18 dicembre scorso, il giorno dopo il suo interrogatorio. E a chiamare il direttore del Tg1, per sapere «com'è andato il viaggio», è Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il portavoce del governo. Minzolini parla di una cosa «ridicola», di «un giorno intero perso». Dice che gli hanno fatto domande su un'inchiesta per usura sulle carte di credito revolving di American Express perché qualquno, «uno che prima faceva il politico», ha millantato di poter intervenire per zittire i principali Tg sulla faccenda nata dall'esposto di un finanziere amico di un giudice. «E io che quella notizia sono stato il solo a darla, anche se all'una di notte. Mi fa rodere il c...», si lamenta Minzolini aggiungendo che è stato convocato anche «il povero Del Noce» che in Rai si occupa solo delle fiction. «Ma allora non c'è niente?», chiede Bonaiuti. «Guarda - risponde Minzolini - io con American Express ho un mare di guai. Sto sempre in mora e pago un botto di interessi, altro che usura. Quindi, gli ho detto, se volete un testimone a carico ve lo faccio io tranquillamente». Insomma «una stronzata?» insiste Bonaiuti. «Ma sì... ma è un paese allucinante... una follia», replica Minzolini.
A Trani restano anche tutte le telefonate in cui sono stati direttamente ascoltati numerosi parlamentari (tra questi Giulio Tremonti, Roberto Maroni, Giorgio Lainati). Quali debbano essere distrutte, perché ininfluenti, lo si deciderà in un'udienza che si terrà davanti al Gip dopo le elezioni. All'udienza, come vuole la legge, saranno presenti anche i legali degli onorevoli intercettati.