ROMA. Sale sull'enorme palco che occupa quasi un quarto della piazza insieme ai 13 candidati della maggioranza alle prossime elezioni regionali e li invita a un giuramento pubblico sul «Patto per l'Italia» che dovranno realizzare «in sintonia con il governo».
Lo slogan della manifestazione è «L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio» ma il messaggio che parte da piazza San Giovanni è un nuovo attacco alla sinistra «ammanettata» a Di Pietro: «Se dovesse vincere, l'Italia sarà meno libera». E non manca il colpo ai «magistrati politicizzati che usano le intercettazioni per scopi di lotta politica». Silvio Berlusconi chiama a raccolta il suo popolo per «difendere» la democrazia ma anche per «non essere spiati» e dichiara guerra alle intercettazioni. E poi basta con le trasmissioni di Santoro, stop ai «pollai in Tv» e ai «processi farsa finanziati con i soldi degli abbonati Rai». Il Cavaliere, insomma, non cambia registro, ma aggiunge una promessa: «Nei tre anni di governo che mancano, vogliamo vincere anche il cancro».
Il timore che l'elettorato del centrodestra scelga l'astensionismo è reale e consiglia a Berlusconi di rinsaldare l'alleanza con la Lega. Nei giorni scorsi Umberto Bossi non aveva nascosto i suoi dubbi sull'opportunità di scendere in piazza dopo il caos liste, ma ieri il Cavaliere è riuscito a trascinarlo sul palco. «Credo che la nostra alleanza terrà sempre - dice - Umberto è un uomo di grande equilibrio, misura e lealtà. E' uno come noi, del popolo, lontano dai salotti chic. E' un alleato leale, è un amico al quale mi sento legato da un grande affetto fraterno».
E Bossi non lo delude: «L'Europa proponeva la pedofilia - racconta il senatùr (fra lo stupore dei giornalisti) - ma io ho detto a Castelli: "Non tornare se passa quella legge, e l'abbiamo fermata". Con Silvio siamo diventati amici quando lui in Europa non firmò per la famiglia trasversale. In quella occasione capii che era uno che la pensava come il popolo». E precisa di non aver «mai chiesto né una lira né un aiuto a Berlusconi». Ma non solo. Bossi nega ogni divisione e, abbracciando sul palco il Cavaliere, si rivolge ai giornalisti: «Noi siamo insieme contro la pedofilia e l'immigrazione clandestina».
Come se fosse una premiazione e dopo aver rilanciato la riforma presidenzialista, quella della giustizia ed aver attaccato la sinistra «che vuole vincere le regionali senza avversari», Berlusconi chiama sul megapalco i candidati governatori della maggioranza. E con ognuno di loro si ferma a scambiare qualche battuta. Il leghista Luca Zaia, candidato in Veneto, è assente perché colpito da un «grave lutto in famiglia». Ma in compenso ci sono Cota e Bossi. Terminata la presentazione dei candidati, il premier li invita a mettere una «mano sul cuore» e a leggere il programma per l'Italia da sottoscrivere. Loro firmano e giurano davanti alla folla, che risponde con un lungo applauso.