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Pescara, 20/04/2026
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Data: 21/03/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Siamo un milione. La questura: no, 150mila. L'ira di Gasparri: «Il questore in crisi etilica ha diffuso cifre false». E dall'Abruzzo «solo» 52 pullman. L'ira di Verdini: voglio 100 mezzi per ringraziare delle case post-terremoto

ROMA. Il popolo dell'amore risale via San Gregorio. Sullo sfondo la maestà del Colosseo. Un popolo anziano nella stragrande maggioranza, con le bandiere del Pdl e i cappellini bianchi.
Gente paesana per lo più, molto composta. Pure troppo. «Ma che è sta mosceria?», brontola un'anziana. Un ragazzo col megafono prova a reagire: «Per Bersani e per D'Alema vota solo la gente scema». Qualche risatina. Un altro attacca: «Intoniamo tutti in coro vaffa.... a Santoro». E di rimando: «Chi non porta il tricolore è amico di Marrazzo».
Come annunciato gli organizzatori vantano più di un milione in piazza. La questura, con un inconsueto ritardo, in serata dice 150 mila. E le indiscrezioni parlano di una dura trattativa con il Pdl per far salire il numero dei partecipanti. In ogni caso Gasparri perde la testa e attacca brutalmente il questore che, sostiene il capogruppo del Pdl, «evidentemente in preda a stress o in crisi etilica ha diffuso cifre false».
Ma che qualche problema di partecipazione ci fosse lo si era capito già alla vigilia. Denis Verdini, uno dei coordinatori Pdl, aveva scritto una lettera veemente ai parlamentari e ai consiglieri regionali d'Abruzzo per spingerli a mobilitare i terremotati "beneficiati". «Non posso credere che quella popolazione, beneficiata dalla straordinaria azione di Berlusconi, non riempia 100 pullman (cinquemila persone) oltre quelli già organizzati».
Il corteo arriva a piazza S. Giovanni ma rimane bloccato da un drappello circondato dal servizio d'ordine. Sono i ministri dietro uno striscione che inneggia alla libertà. Ci sono Gasparri, Alfano, la Prestigiacomo e una cotonatissima Santanchè. E davanti la Polverini che balla.
In piazza si entra facilmente, il palco è stato prudentemente fatto avanzare dentro la piazza, che sembra piena subito.
Qua e là il popolo dell'amore esce dai ranghi e graffia. «Di Pietro mafioso, Santoro fascista», recita un manifesto. «Marrazzo e Bonino, stessa gente stesso declino». «Via Santoro da Raidue». C'è pure chi azzarda: «Silvio sei più grande di Giulio Cesare». E ancora: «Bonino, Tonino, Travaglio mettetevi un bavaglio». «Pd, zozzi comunisti». Spunta anche un fotomontaggio con la Bonino che sembra Marrazzo. E una strana foto con Bersani che abbraccia il cuscino: «Ti piace vincere facile..». In prima fila un uomo esibisce un ritratto di Silvio. E' fatto in casa ed ha i colori un po' smorti, sembra la foto di una tomba.
Non mancano incidenti marginali. A via Labicana si affaccia un uomo con la maglietta viola. Parte un coro di fischi e di "Buttati di sotto". Un anziano claudicante solleva minacciosamente la stampella contro la finestra, gridando: «Voi non volete bene all'Italia».
I manifestanti intonano l'inno di Mameli. Da un altro palazzo qualcuno sventola una bandiera rossa. Altro putiferio.
Ma l'incidente più fastidioso tocca al ministro Andrea Ronchi, molto vicino a Fini, contestato da un gruppo di manifestanti che gli strilla più volte: «Lacchè di Fini». Se ne riparlerà dopo le elezioni.
L'adorazione per Silvio è comunque un boato irrefrenabile quando appare ai microfoni. Volete voi le tasse? Volete voi un regime di polizia tributaria? Volete voi essere spiati anche quando siete a casa? La piazza si scuote. Parte più volte un Silvio-Silvio che ricorda un famoso balcone.

E dall'Abruzzo «solo» 52 pullman. L'ira di Verdini: voglio 100 mezzi per ringraziare delle case post-terremoto

ROMA. A sentire le stesse fonti ufficiali del Pdl, l'obiettivo dei 100 pullman non è stato raggiunto. Infatti, sono stati 52 i pullman organizzati dal partito per portare a Roma i militanti abruzzesi del Popolo della libertà alla manifestazione di Piazza San Giovanni. Ad essi, certo, si debbono aggiungere quelli di associazioni e sindacati vicini al partito di Berlusconi. Ma il numero di questi «extra» non è stato quantificato. A questi, poi, vanno sommati coloro che nella Capitale ci sono arrivati con mezzi propri, privati.
L'asticella a quota 100 pullman per gli «azzurri» abruzzesi l'ha posta, uno dei coordinatori nazionali del Pdl, il deputato toscano Denis Verdini, con una lettera (uno stralcio nella foto a destra) inviata, giovedì scorso, ai parlamentari abruzzesi, al presidente della Regione, Gianni Chiodi, e agli assessori e consiglieri regionali.
In maniera diretta, Verdini scrive: «Non posso credere che quella popolazione (i circa 40 mila aquilani a cui sono state assegnate le case nuove del dopo terremoto ndr), beneficiata dalla straordinaria azione di Berlusconi, non riempia 100 pullman (5000 persone) oltre quelli già organizzati».
«La casa», aggiunge Verdini, «è un bene primario di tutta una vita e soprattutto per quelle persone una casa ricostruita dopo un evento così disastroso vale almeno il doppio. Dovete provarci, una classe dirigente di un grande partito si misura anche su questo. Se non risponde l'Abruzzo non vale niente governare!».
La lettera perentoria di Verdini è stata criticata, ieri, da alcuni esponenti politici abruzzesi del centrosinistra.
«Verdini deve vergognarsi due volte per quello che ha dichiarato, pretendendo che gli aquilani riempiano decine di pullman per andare in pellegrinaggio a Roma a ringraziare Berlusconi per le case ricevute», ha detto Carlo Costantini, consigliere regionale dell'Idv.
E Lanfranco Tenaglia, parlamentare del Pd: «Verdini si vergogni e chieda scusa. Raramente si è vista tanta arroganza: i cittadini abruzzesi non sono dei sudditi a cui gentilmente il principe ha concesso la casa e dai quali è lecito aspettarsi un servo encomio».

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