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Data: 21/03/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Nel Lazio nessun rinvio del voto. Pdl fuori. Il verdetto decisivo arriva dal Consiglio di Stato e la Regione conferma le date: 28-29 marzo

Secondo i giudici le liste fornite dal centrodestra erano incomplete E' questo il motivo della bocciatura

ROMA. Per il Popolo della libertà che in piazza mostrava i muscoli era l'ultima speranza. L'ottavo ?no' dal Consiglio di Stato è giunto poco prima delle 19, quando ancora la folla scemava da piazza San Giovanni. La lista della provincia di Roma resta fuori.
Negli stessi minuti, dalla Regione, arriva un altro rifiuto a Vittorio Sgarbi che aveva chiesto il rinvio del voto dopo la riammissione dal Tar del Lazio della lista Rete Liberal. Si voterà il 28 e 29 Marzo così come previsto e via agli ultimi giorni di campagna elettorale lontano dai tribunali, salvo sorprese dell'ultimo minuto. La candidata del centrodestra Renata Polverini lasciando la piazza fa capire che non si aspettava un giudizio diverso dopo quelli che hanno impegnato i giudici del tribunale di Roma e quelli amministrativi. «Benissimo, mi pare che ci siano le condizioni per affrontare serenamente questa scadenza elettorale e per vincere - ha detto - sicuramente, anche la manifestazione di oggi ha dato una spinta a molti elettori».
A questo punto, si può dire che il contestatissimo decreto del governo, che offriva un'interpretazione a maglie larghe delle modalità di presentazione delle liste, non è servito, almeno nel caso del Pdl a Roma. E' applicabile, ma non può cambiare il verdetto. Secondo quanto scrivono i giudici nell'ordinanza, la documentazione fornita dai delegati del Pdl non era completa e dunque resta insufficiente la sola presenza in Tribunale dei delegati entro l'orario di consegna della lista.
L'onere della prova (che tutti i documenti fossero in regola) spetta ai ricorrenti, si legge ancora nell'ordinanza dei giudici di Palazzo Spada e questo è previsto espressamente dal decreto interpretativo. «Possiamo farcela lo stesso», commenta il sindaco Gianni Alemanno. «Ci sono una serie di vincoli nella realtà italiana - aggiunge - che bisogna superare per fare in modo che le regole siano più aderenti alla realtà del Paese».
Sulla base del provvedimento varato d'urgenza dal governo la decisione del vicepresidente della Regione, Montino, che ha confermato il voto secondo la data stabilita. Il decreto, infatti, che resta in vigore dopo la bocciatura della sospensiva della Corte Costituzionale, prevede la possibilità di ridurre fino a sei giorni il limite della durata della campagna elettorale. Le conclusioni della Regione hanno fatto andare in escandescenza il leader della lista ricorrente Vittorio Sgarbi: «Sono dei fascisti e pedofili, non applicano le regole vanno presi a calci nel c...». Il portavoce della rete Liberal, Amiconi, dice di esser pronto a chiedere alla Regione Lazio 20 milioni di euro di risarcimento a causa del mancato rinvio.
Montino in una conferenza stampa convocata in serata, ha spiegato che la motivazione si fonda proprio nel rispetto del decreto salvaliste. La stessa spiegazione è stata data al ministro dell'Interno Maroni nel comunicargli la scelta. «Ora mi auguro ha auspicato il vicepresidente del Lazio che dopo otto giudizi si passi alla fase dei programmi». La conferma della data se l'aspettava il legale del Pdl Abrignani che, piuttosto, giudica «singolare» la decisione del Consiglio di Stato dal quale è arrivata l'ennesima bocciatura del ricorso. L'anomalia che il responsabile del partito avrebbe riscontrato, è la valutazione, da parte dei giudici amministrativi, «della presenza dei rappresentanti della lista nei locali del tribunale», giudizio che invece spetterebbe all'ufficio elettorale.

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