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Data: 21/03/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Consumi in calo dell' 1,8% nel 2009. Confcommercio: «Famiglie sempre più soffocate dalle spese fisse»

In diminuzione l'acquisto di beni durevoli. Bene telefonini e computer. Calo per bar e mobili

ROMA Spendere per ristrutturare casa o acquistare beni durevoli oggi evidentemente non si può e allora meglio concentrare le risorse familiari su vestiti, alcolici, tabacchi, ristorazione. Comunque anche questi in ribasso, causa crisi. Ecco come l'italiano medio ha mutato - magari è stato costretto a mutare - le proprie abitudini secondo uno studio di Confcommercio, allargato agli ultimi quaranta anni, ma concentrato sugli ultimi due, quelli nei quali la crisi ha pesato di più accentuando evidentemente il cambiamento. In sostanza, dice Confcommercio, il progressivo aumento delle spese obbligate, come affitti, utenze domestiche, servizi bancari e assicurativi, ha lasciato pochi spiccioli - si fa per dire - per i consumi quotidiani. Le prime sono passate dal 18,9% del 1970 al 30% del 2008. I beni e servizi consumati all'interno delle famiglie nel 2009 sono calati dell'1,8%, una percentuale che sommata al meno 0,8% del 2008 fa del biennio appena trascorso uno dei più difficili per le famiglie in generale. Come peraltro testimoniato dall'arretramento ancora più marcato nella spesa per alberghi e ristoranti (-2,7%), per il vestiario (-3,8%), per mobili e ristrutturazioni (7,9%). Quest'ultima "voce" sta, appunto, a confermare un atteggiamento praticamente obbligato: utilizziamo quel che abbiamo per le spese vive...a ristrutturare casa magari ci penseremo domani.
Per quanto riguarda la casa, Confcommercio spiega che la spesa familiare è lievitata come conseguenza del fatto che la famiglie sono composte da meno persone e quindi hanno un consumo domestico per ognuno più alto a causa delle minore economie di scala. La frazione di famiglie con cinque o più componenti è passata, in soli dieci anni dal '97 al 2007, dal 7,3% del totale al 5,6%. E purtroppo è cresciuta allo stesso tempo anche la spesa per la sanità (dall,1,2% al 4,2%, sempre negli ultimi quaranta anni): il perché è facilmente spiegabile con l'invecchiamo progressivo della popolazione. Insomma, il bilancio familiare si fa più pesante perché a contribuire si è in meno e si è anche meno giovani. Ed allora si cerca di fare qualche economia acquistando meno libri e meno giornali (dal 3,4% al 2,7%). Non solo. Ma limitando la spesa per gli alberghi e i ristoranti «soprattutto - afferma il rapporto di Confcommercio - nell'area dei consumi fuori casa». Un calo che però non vale per i pasti consumati «fuori casa» per necessità. «Il tempo del pasto all'interno del lavoro - precisa Confcommercio - implica una sottrazione di risorse all'area dell'alimentazione domestica e uno sviluppo di quelle dedicate al pasto negli esercizi pubblici».
Un'altra novità è costituita dal deciso calo della spesa per le comunicazioni, registrato nel 2009, e che dal '93 era salito quasi a ritmi vertiginosi (poco meno del 300% in termini di volume, cioè in termine di spesa al netto della variazione dei prezzi, peraltro costantemente negativa begli ultimi 10 anni). Un autentico boom però nei beni e servizi di telecomunicazioni e di home office (telefonini, pc, internet, video, ecc.) passati dallo 0,8% della spesa complessiva al 7% del totale.
Dal 1970 al 2008 nella spesa disaggregata per settori è il comparto degli alimentari ad avere la riduzione più consistente della quota (dal 26,8% della spesa al netto degli affitti imputati al 16,3%) insieme alle bevande alcoliche e tabacchi (dal 5,3% del 1970 al 2,5% del 2008). Per il settore abitazioni (affitti, acqua e gas, ma non l'acquisto) si è passati dal 12,6% all'11,5% del totale mentre sono cresciuti i servizi finanziari e assicurativi (dal 3,3% al 5,1%) e la sanità (dall'1,2% al 4,2%).

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