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Pescara, 20/04/2026
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Data: 22/03/2010
Testata giornalistica: Il Centro
«Verdini? E' stato troppo rude». Il senatore Quagliariello: però sul terremoto il governo ha fatto bene

Gli aquilani non devono niente a nessuno, ma l'opposizione smetta di fare discorsi strumentali

PESCARA. La lettera-strigliata del coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini ai vertici del partito abruzzese («mandate più pullman a Roma») fa discutere e alimenta polemiche. Ne parliamo con Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl.
«Senatore, era proprio necessario mettere di mezzo il terremoto con la manifestazione di Roma?
«Differenzierei due cose: da una parte c'è il legittimo orgoglio del governo e soprattutto di Berlusconi per quello che è stato fatto all'Aquila e in Abruzzo. Un fatto che nessuno penso debba considerare scontato. Ho vissuto otto anni all'Aquila e quando ho saputo della scelta di Berlusconi di evitare i container e puntare sulle case mi sono tremate le vene, perché so cos'è l'inverno aquilano. Era una scommessa che si poteva vincere o perdere. Grazie al coraggio del governo si è vinto: oggi i container sono ancora in Umbria e persino ad Avellino e non all'Aquila. Detto questo, chi ha subito il dramma del terremoto non deve niente a nessuno perché ha già dato».
Il tono della lettera era invece: vi abbiamo dato le case, venite a Roma a ringraziare.
«Quella era una lettera interna che chiamava alla mobilitazione. Verdini aveva la responsabilità di riempire la piazza in una settimana e l'ha fatto bene. Verdini è una persona rude ma efficace e buona. Quella lettera è rude come il suo carattere e quella rudezza si poteva certamente evitare per ragioni di prudenza e di stile. Però vorrei che nessuno speculasse, perché ci sono dichiarazioni dell'opposizione che sono, non dico offensive ma...
Quali affermazioni?
«Per esempio che gli aquilani non devono niente al governo perché i soldi sono dell'Unione europea. Ora di fronte a chi ha subito il dramma del terremoto ci si dovrebbe fermare e non andare oltre con queste polemiche».
L'uscita di scena della Protezione civile ha posto sulle spalle del commissario Chiodi un compito estremamente gravoso. Come giudica la gestione attuale?
«Il compito di Chiodi è gravoso perché la questione terremoto non è solo la questione dell'emergenza. E' una questione più complessa. Su questo fronte le cose sulle quali confrontarsi e insistere e,se si vuole, fare uno sforzo comune, mi sembra siano tutte sotto la nostra attenzione. Innanzitutto segnalo la trasmissione al Cipe in questi giorni della previsione di Zona franca, che mi sembra sia una eccellente notizia. Posso anche aggiungere che questa trasmissione non è fine a se stessa perché al Cipe i soldi ci sono e sono immediatamente liquidabili. In secondo luogo mi sembra anche che si stia avviano a soluzione il problema delle macerie. E' stata liberata piazza Palazzo è sono stati recuperati tutti i pezzi di pregio e messi da parte, ora il lavoro si sta diffondendo nelle zone circostanti. Certo, ci si potrebbe dividere in una polemica sulle responsabilità investendo gli enti locali, ma si seguirebbe l'opposizione su un terreno sbagliato. Abbiamo l'obbligo di constatare che quanti avevano responsabilità, in primo luogo Chiodi e il ministro Prestigiacomo stanno ben operando, ma che questo è possibile grazie alla collaborazione della municipalizzata, dei Vigili del fuoco, dei carabinieri, dell'Esercito, della Sovrintendenza e che senza un gioco di squadra che comprenda tutti, quello che è già un gravissimo problema diventa un problema insormontabile. Questa deve essere la lezione: fare sinergia tra istituzioni e tra quanti hanno responsabilità piuttosto che consumarci in polemiche».
Lei sostiene da tempo che l'Abruzzo debba darsi una nuova classe dirigente. E' della stessa opinione? Ci sono segnali nuovi?
«Credo che un segno di discontinuità L'Abruzzo l'abbia dato, e penso che la gestione della Regione non sia paragonabile con quelle immediatamente precedenti, indipendentemente dalle parti politiche. Penso ad alcune notizie positive che ci arrivano. Come ad esempio il fatto di essere usciti dal perimetro delle regioni sottosviluppate. Ma per dire che c'è una classe dirigente che riesca di nuovo a fare diventare l'Abruzzo il primo Sud in senso non solo geopolitico, alcune prove bisogna superarle».
Per esempio?
«Nel terremoto è necessaria una accelerazione e non perdere battute. Ma c'è soprattutto un tema sul quale sarà necessario dare risposte: quello dello sviluppo della regione. C'è il rischio con quanto accaduto di uno sviluppo ancora più duale tra costa e interno, riproponendo una frattura che c'è anche a livello nazionale in scala diversa e che corrisponde alla linea appenninica. Ora noi abbiamo la possibiltià di sfruttare la ricostruzione affinché alcune risorse che arrivano nell'aquilano non tornino più indietro, dando alla regione uno sviluppo più organico. Questo è un obiettivo che solo una classe dirigente vera che non si fa condizionare dai campanilismi può raggiungere. In questo senso mi piace uno degli slogan del candidato presidente Pdl alla Provincia dell'Aquila Del Corvo dice "108 comuni una sola comunità"., ecco in una zona che è divisa in tanti campanili è importante far comprendere che c'è un interesse solidale di tutta la comunità a partecipare a una grande sfida di sviluppo».
Teme l'astensionismo come alle ultime regionali?
«Penso che in questo caso l'astensionismo potrebbe avere cause diverse, determinate da condizioni materiali: molti elettori hanno dovuto cambiare residenza e non sanno neanche in quale sezione sono iscritti. Francamente spero e mi auguro che venga, lo dico senza nessun tipo di arroganza, un segnale di partecipazione che possa essere intesa come una adesione a quanto finora è stato fatto».

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