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Pescara, 20/04/2026
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Data: 22/03/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
«No al duello tv con Bersani e niente dialogo sulle riforme». Berlusconi: «Le cifre sui manifestanti in piazza? Ognuno dà le sue»

FIRENZE Con un'opposizione che sa solo dire «no assoluti», Silvio Berlusconi, non vuole dialogare sulle riforme, può farle a colpi di maqgioranza, visto che, precisa, «abbiamo i numeri sia in Senato che alla Camera». Non sbatte del tutto la porta in faccia: «Se vorranno offrire la loro collaborazione, bene. Ma io non ci credo, per come si sono svolte le cose negli ultimi 2 anni». La grande piazza San Giovanni, riempita dalle bandiere Pdl, gli dà la carica. Con la guerra di cifre non si spazientisce, almeno sembra: «Ognuno dà i suoi numeri».
Invece, difende l'attuale legge elettorale (benché non escluda «perfezionamenti»), non va cambiata «perché ha funzionato molto bene». Non vuole neppure nessun duello in tv con Pierluigi Bersani, leader del Pd, le cui dichiarazioni quotidiane «ci hanno fatto perdere la fiducia che si possa arrivare a un interscambio produttivo». Ma al di là del giudizio temporale («non credo che un dibattito pubblico sia opportuno» adesso), la mossa del Cavaliere sembra dettata dalla conservazione del record di gradimento personale (61 per cento, almeno dice) per non dare visibilità, nell'ultima settimana della campagna elettorale, all'avversario. E non gli dispiace quell'appellativo di «capopolo» che gli ha affibiato Bersani, è un complimento mica un'offesa, dice.
Dal cuore delle regioni rosse, Bologna e Firenze, il Cavaliere, con a fianco le candidate-governatore, Bernini e Faenzi, lancia un'offensiva contro il centrosinistra (i sondaggi dicono che «c'è una speranza») ma anche al partito dei giudici. «Se una legge non piace a una certa parte di magistrati, che si può individuare in Magistratura democratica, loro portano la legge in Cassazione (lapsus, voleva dire Consulta, ndr.), che la abroga. La sovranità appartiene a Magistratura democratica, se vi sembra una cosa accettabile, ditemelo». Md ha diffuso una nota di protesta. Il premier racconta delle sue vicende giudiziarie: «dopo 16 anni di accuse sono sempre stato assolto», anche quando, dice, è intervenuta la «prescrizione che significa che i pubblici ministeri, pur nella lunghezza dei processi, non sono stati capaci di avvalorare le loro tesi accusatorie». Il problema è quello di una magistratura «che svolge un ruolo diverso da quello che la Costituzione le assegna». E va duro contro le intercettazioni, uno strumento non «idoneo» come prova. Invece, è uno strumento idoneo a una esposizione «barbara e incivile» di un privato cittadino «nei confronti degli altri».
A Bologna sembra aprire alle elezioni anticipate in autunno, ma per le regionali nutre timori di un forte astensionismo. Il rischio «esiste», ammette. E invoca i fantasmi della sinistra che può avvantaggiarsi se i cittadini non vanno a votare. «Astenersi significare dare un voto a sinistra». Ma se la prende anche con l'Udc. Sostenere i centristi, è come «gettare» via il voto. Manda un messaggio al Pdl. I coordinatori resteranno al loro posto, nessuna rivoluzione nel Pdl, «come scrivono i giornali». Gli uomini al vertice del partito «corrispondono alle mie attese», elogia in particolare Denis Verdini «che lavora instancabilmente da mattina a sera». E fa l'elogio della raccomandazione. Verdini, commenta, «ha avuto il comportamento che tutti noi avremmo avuto con un amico...». Insomma, «non siamo ipocriti, in politica le raccomandazioni esistono».
E nella settimana decisiva, Berlusconi fa l'appello finale. «Venite al mio fianco», chiede ai militanti Pdl. Bisogna sconfiggere la sinistra. Chiosa: «ancora una volta lealmente e democraticamente». Ma liquida questa sinistra come quella dei «trucchi burocratici, delle trappole giudiziarie, degli inganni mediatici».

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