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Data: 23/03/2010
Testata giornalistica: Il Centro
I vescovi: «Votate contro l'aborto». E sullo scandalo pedofilia: in atto una campagna per screditare la Chiesa

ROMA. Quello che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, illustra nella prolusione che ha aperto ieri i lavori del Consiglio permanente della Cei, è il programma di cui i cattolici dovrebbero tener conto nel recarsi alle urne il 28 e 29 marzo per le consultazioni regionali. Una serie di «valori non negoziabili», tra i quali la famiglia fondata sul matrimonio e il diritto alla vita. Tema, quest'ultimo, per il quale l'arcivescovo di Genova fa tuonare forte il suo sdegno, descrivendo l'aborto come «un'ecatombe progressiva» che si vuole rendere «invisibile» attraverso l'utilizzo della pillola RU486. «Che cosa ci vorrà ancora - si chiede - per prendere atto che senza il principio fondativo della dignità intangibile di ogni pur iniziale vita umana, ogni scivolamento diviene a portata di mano?».
Ecco perché boccia, sebbene non le citi espressamente, Emma Bonino e Mercedes Bresso, candidate rispettivamente nel Lazio e nel Piemonte. «Sarà bene - è il suggerimento - che la cittadinanza inquadri con molta attenzione ogni singola verifica elettorale, sia nazionale sia locale e quindi regionale. L'evento del voto è un fatto qualitativamente importante che in nessun caso converrà trascurare». Denunciando i particolarismi in politica, il cardinale Bagnasco invita gli amministratori ad abbandonare la «ricerca esasperata del tornaconto», anche alla luce delle inchieste della magistratura che vedono coinvolti molti di loro. «Bisogna che si recuperi il senso di quello che è pubblico», spiega, e di cui nessuno deve approfittare «causando grave scandalo» in «chi vive del proprio stipendio o della propria pensione ed è abituato a farseli bastare, stagione dopo stagione».
Sull'aborto replica Emma Bonino: «È un "evergreen" (una cosa vecchia ndr), non ci sono novità». Pier Luigi Bersani non vede un appello elettorale, «ma i vescovi hanno ribadito le loro posizioni che vanno rispettate, anche se non sono condivise».
A tutti, il presidente della Cei chiede invece di mettere fine «a quella falsa indulgenza secondo la quale, poiché tutti sembrano rubare, ciascuno si ritiene autorizzato a sua volta a farlo». «Non cerchiamo alibi preventivi», ammonisce, perché rubare nel pubblico è anzi «rubare di più».
Nella relazione, Bagnasco si sofferma ad analizzare anche la crisi economica, causa di una crescente disoccupazione e, non di rado, di suicidi tra i lavoratori che hanno perso il posto di lavoro. La soluzione suggerita, sebbene provenga da un ecclesiastico e non da un tecnico, è l'innovazione, il dialogo con le parti in campo e gli "ammortizzatori sociali" che permettano «di non far sentire alcuno abbandonato dalla collettività».
Inevitabile, infine, il riferimento allo scandalo della pedofilia. Bagnasco, a questo proposito, sottolinea come la trasparenza sia un «punto d'onore» nell'azione dei vescovi. L'esempio, a suo avviso, starebbe tutto nella Lettera ai Cattolici d'Irlanda, che il Papa ha presentato sabato scorso e che testimonierebbe come la Chiesa affronti «a cuore aperto» il problema degli abusi sessuali nel clero. Un fenomeno, quello della pedofilia, che il presidente della Cei sottolinea però essere diffuso in tutti gli ambienti: «Ma questo - precisa -, lungi dall'essere qui evocato per sminuire» la gravità dei fatti, «è piuttosto un monito a voler cogliere l'obiettivo spessore della tragedia».

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