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Pescara, 20/04/2026
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Data: 24/03/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Di Cesare: più risorse per l'Abruzzo. Parla il segretario della Cgil che celebra da oggi il suo congresso regionale

PESCARA. «Rispetto a un anno fa, sono molto più pessimista. Un anno fa, come Cgil, avevamo intuito di questa crisi le responsabilità. Oggi ne vediamo gli effetti».
E' con questo stato d'animo che Gianni Di Cesare, 55 anni, aquilano, leggerà la sua relazione come segretario uscente (e ricandidato) nel congresso regionale della Cgil che si apre, oggi alle 10.30, a Montesilvano nell'hotel Serena Majestic. Di Cesare ne parla in questa intervista al Centro.
Con quale impegno per il futuro si presenta al congresso?
«Abbiamo una gravissima crisi economica e sociale che riguarda tutti i settori, non solo il manifatturiero. Una crisi dello stato sociale e della città capoluogo, prodotta dalla crisi della globalizzazione e dal terremoto. In un anno, 25 mila occupati in meno. Tutto ciò ha delle conseguenze».
Quali?
«Si deve capire che siamo una regione con una crisi economica particolare e con una catastrofe naturale. Insomma, c'è una peculiarità dell'Abruzzo che torna a essere una regione del Mezzogiorno. Già prima del 2009, l'Abruzzo era in forte declino. Il terremoto e la crisi della globalizzazione stanno avendo un effetto moltiplicatore del suo declino».
Che ricetta propone la Cgil abruzzese?
«La Regione deve convincersi a contrattare con il governo una diversa attribuzione delle risorse all'Abruzzo. Bisogna espandere le risorse ordinarie e mantenere quelle aggiuntive di investimento».
Cioè?
«Il punto di fondo è sapere quante risorse abbiamo ora, nel 2010, perché la crisi c'è adesso. Insomma, il problema è di capire quante risorse sono spendibili ora. E questa cifra deve essere superiore di un delta rispetto a quella a disposizione per una regione in una situazione normale».
Ai datori di lavoro privati cosa chiedete?
«Chiediamo, nelle forme possibili, il blocco dei licenziamenti, compresi quelli dei precari. E chiediamo una diversa e più efficiente organizzazione del lavoro. In una regione che ha accumulato 34 milioni di ore di cassa integrazione chiediamo contratti di solidarietà. Oltre alla difesa del posto di lavoro, chiediamo di riaprire una contrattazione, sia aziendale che territoriale, per dare più salario ai lavoratori».

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