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Pescara, 20/04/2026
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24/03/2010
Il Centro
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Piemonte, sarà un test nazionale. La Lega "padanizza" il centrodestra, Pd e Udc alleati guardando a Roma |
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Duello al fotofinish tra la governatrice uscente Mercedes Bresso (centrosinistra) e Roberto Cota del Carroccio TORINO. La governatrice del Piemonte, Mercedes Bresso, e lo sfidante Roberto Cota non si amano: lei promette schiaffoni alla Lega; l'altro l'accusa di svendere il Piemonte. In questa regione sta sorgendo un laboratorio politico che avrà riflessi nella composizione delle future alleanze a livello nazionale. «Tute blu, non camicie verdi» e «Piemontesi, non pirla». Gli slogan stampati sui manifesti del Pd torinese confermano l'obiettivo del centrosinistra e dell'alleato Udc per impedire che la Lega a egemonia lombarda metta la bandierina verde su Torino. Per questo lo scontro ha una valenza nazionale: il centrosinistra lo gioca sulla difesa del Nord dall'invasione dei «padani» in nome della coesione nazionale, mentre i bossiani sognano lo sfondamento nel Nord Ovest. A Torino la Lega nel frattempo ha già «incorporato» l'intero centrodestra dettandone l'agenda della campagna (migliaia di saponette per pulirsi le mani presumibilmente dopo un contatto con un extracomunitario sono andate esaurite in un attimo). Ma non si tratta solo di folklore deteriore. I responsabili leghisti sanno che anche in caso di sconfitta avranno vinto il derby del centrodestra, lo avranno cioè «padanizzato». Mercedes Bresso, la governatrice Pd del Piemonte, ha compiuto il miracolo di unire tutto il centrosinistra, alleandosi con l'Udc e stringendo un patto tecnico con la Federazione della sinistra. Oltre ai grandi temi ha scelto di concentrarsi sull'elettorato delle piccole città e dei paesi marginali, roccaforti di un voto moderato in cerca di rappresentanza. Nella regione della Fiat e della crisi industriale, la partita è però iniziata in salita per il centrodestra con le dichiarazioni di Bossi a Telepadania: «Forse il Piemonte non ha bisogno della Tav» ma «di stare collegato alla Lombardia. Ha bisogno del collegamento col sistema imprenditoriale lombardo». Collaborazione bene, ma non annessione, hanno replicato dal centrosinistra. Ha avuto così buon gioco Mercedes Bresso a sollecitare l'orgoglio piemontese denunciando chi «vorrebbe il Piemonte succube della Lombardia: e noi non siamo una loro provincia», sottolineando le spaccature nel centrodestra proprio sulla Tav, l'alta velocità che collegherà Torino e Lione. La «zarina rossa» al governo da cinque anni macina una media di otto-dieci iniziative al giorno. Diffonde i dati del ministero sul risanamento della Sanità e si produce in incursioni in territorio ostile rilanciando il federalismo fiscale «che assicuri entrate dirette e autonomia nella gestione». Ma la sfida vera è sul lavoro e la sicurezza, cavalli di battaglia anche di Cota. Bresso e la sua coalizione lo ripetono in tutte le occasioni: «In Piemonte fermeremo la Lega razzista e xenofoba». Per questo motivo la candidata si è immersa nella folla di piazza Castello a Torino alla prima delle celebrazioni del 150º dell'Unità d'Italia, una data simbolica estranea al leghismo ma ben presente invece nell'antica capitale del regno d'Italia. La battaglia elettorale in queste ore sta crescendo d'intensità. Cota chiede conto dei rapporti di Giuliano Soria, ex patron in disgrazia del Grinzane-Cavour, con la Regione. E la Bresso replica denunciando l'«indegna doppia liquidazione ai consiglieri votata dalla destra nel 2003 quando il capogryuppo leghista alla Camera guidava il consiglio regionale». Cota propone un «assessorato contro i furbetti» e lei gli ricorda che Lega e Pdl sono «inquinati da furbetti» citando il capogryuppo in consiglio regionale Angelo Bursi, rinviato a giudizio per corruzione, e l'arresto del presidente leghista della provincia di Alessandria che si è dovuto dimettere. Nella sede leghista di Corso Umberto I, la deputata Elena Maccanti non nasconde che si tratta di una battaglia difficile e per questo Cota ha ammorbidito i toni per affrancarsi dal crociato Borghezio: ora insiste sul lavoro più che sulla sicurezza.
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