Sindacato, lo storico: "Rilanciare nuovo modello". Cgil deve ridefinire una strategia, basata sul fisco e i contratti per una vera redistribuzione del reddito"
MONTESILVANO (Pescara). La Cgil deve avere il coraggio di avviare una riflessione seria sul modello sindacale. Alla luce delle grandi trasformazioni avvenute in questi anni e soprattutto alla luce di un governo di centrodestra che per la prima volta nella storia repubblicana (fatta l'unica eccezione di Tambroni negli anni Sessanta) è dichiaratamente contro il lavoro e in particolare contro la Cgil. E' questo il compito più urgente e più pesante che la Cgil ha di fronte a sé, secondo l'analisi dello storico Adolfo Pepe, specialista di storia sindacale e della Cgil.
Intervenuto oggi a Montesilvano durante l'XI congresso regionale, Pepe ha detto che diventa necessario un ripensamento del modello sindacale perché il capitalismo sembra essere regredito a un fase che sembrava superata, mentre in Italia in particolare è al governo una coalizione dichiaratamente classista e antilavoristica. "Per la Cgil una situazione del genere è un inedito. Occorre quindi ridefinire una strategia per il lavoro che dovrà essere basata sul fisco e i contratti per una vera redistribuzione del reddito". Non è per nulla un compito facile anche perché ci si deve misurare con una classe dirigente che pensa all'arricchimento personale in un modo che sembra perfino peggiore di quello che si manifestò negli anni ottanta con Tangentopoli.
La Cgil deve sapere rispondere agli attacchi del governo e dei suoi ministri, ma deve soprattutto avere la lungimiranza di ripensare il suo assetto. Come avvenne appunto negli anni sessanta, ha spiegato lo studioso, quando la Cgil ebbe il coraggio di spostare il baricentro verso le federazioni, senza però rinunciare neppure per un minuto alla confederalità. Oggi si sente il bisogno di un'operazione analoga, anche alla luce del ridisegno geoeconomico dei territori. Ma è chiaro, ha precisato Pepe, che non si tratta di dare tutto il potere alle categorie svuotando la confederazione perché si imboccherebbe di sicuro una pericolosa via verso il corporativismo. La Germania, da questo punto di vista, non può essere presa ad esempio.
Urge quindi una soluzione originale che sappia essere davvero all'altezza dei cambiamenti e che dia la possibilità alla Cgil di rispondere ad un governo antisindacale come quello berlusconiano. Ma è anche ovvio che le difficoltà teoriche e pratiche a trovare una soluzione del problema derivano anche dalla mancanza di un partito politico di sinistra che metta davvero al centro il lavoro. La supplenza politica della Cgil, oltre che essere sbagliata, diventa alla lunga impossibile.