Iscriviti OnLine
 

Pescara, 22/04/2026
Visitatore n. 753.354



Data: 25/03/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Nel 2009 persi 380 mila posti. Crollo dell'occupazione secondo l'Istat: il quarto trimestre ha registrato il risultato peggiore. Mai così male dal 1995: ora il tasso di disoccupazione è al 7,8%

ROMA. Esplode l'allarme per l'occupazione: nel 2009 sono andati persi 380 mila posti di lavoro. Lo comunica l'Istat sottolineando che si tratta del primo calo dal 1995.
Il tasso di disoccupazione medio è salito al 7,8% dal 6,8% della media del 2008. l'8,5%. Il quarto trimestre dello scorso anno è stato ancora più negativo con un tasso dell'8,2% in termini congiunturali (analoghi dati nel primo trimestre 2004) e dell'8,6% in termini tendenziali (per simili risultati occorre tornare al quarto trimestre 2001). L'Istat ha diffuso anche i dati definitivi sulla disoccupazione di gennaio 2010 aggiornando il tasso di disoccupazione destagionalizzato dall'8,4% all'8,5%. La Cgil considera «impressionanti» e impossibili «da ignorare» i dati Istat mentre il ministro Tremonti, continua a ripetere che sono «migliori che nel resto dell'Europa».
Una voragine si sta comunque aprendo nell'apparato e nella base produttiva italiana. Nella media del 2009 l'occupazione si riduce su base annua del 1,6% per la forte flessione di quella maschile (-2% con 274 mila unità in meno) e per quella molto accentuata dei posti di lavoro occupati da italiani. Si perdono infatti 527mila unità, dato controbilanciato dalla crescita, pur con ritmi meno intensi del passato, di posti andati agli stranieri (+147 mila, di cui 61 mila uomini e 86 mila donne). Il dato generale di 23 milioni 25 mila occupati conferma un tasso del 57,5% con un calo dell'1,2%. La flessione dell'occupazione nel IV trimestre è accentuato nel Mezzogiorno (-207 mila posti, con un calo dell'1,7%) mentre nel Centro il saldo negativo si attesta a un - 0,6%. L'aumento delle persone in cerca di occupazione è invece più consistente al Nord con 219 mila persone in più rispetto alle 369 mila complessive.
«Non è accettabile far finta di niente» denuncia Fulvio Fammoni segretario confederale della Cgil, ricordando che il dato reale è ben più grave «con una riduzione di 530mila unità della componente italiana, parzialmente compensata dal lavoro di migranti che quasi sempre non rappresenta occupazione aggiuntiva ma regolarizzazione dell'esistente». Per la Cgil il governo non fa le cose necessarie e cioè «fermare i licenziamenti, garantire le tutele, affrontare le vertenze sulla base di un progetto di politica industriale». Tremonti replica che quell'8,6% di tasso di disoccupazione è inferiore della media europea: «Sono dati migliori rispetto ad altri». Ma anche Cisl e Uil sono preoccupate e gli chiedono di «mobilitare rapidamente le risorse già stanziate» per Sud e piccole imprese.
La doccia fredda dell'occupazione sgombra il campo dagli equivoci del tipo «la crisi è dietro le spalle» e l'opposizione chiede a Berlusconi «di leggere i dati dell'Istat». Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, attacca il ministro Sacconi definito «picconatore dei diritti costituzionali» perché dica ai cittadini «perché non si fa la riforma degli ammortizzatori sociali e non si sostengono gli investimenti». Il governo «vari misure» chiede Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro, secondo il quale Tremonti dovrebbe guardare con attenzione la riduzione dell'1,2% del tasso di attività. «Agghiaccianti i dati dell'Istat» commenta il portavoce della Federazione della sinistra, Paolo Ferrero.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it