Tutti contro tutti, nel nome delle macerie. Sei di destra e ti tirano le pietre, sei di sinistra e ti tirano le pietre. Il premier Silvio Berlusconi attacca il "popolo delle carriole" e il sindaco Massimo Cialente (nella foto in un amarcord di c'eravamo tanto amati): «Noi volevamo togliere le macerie undici mesi fa, ma sono stati il sindaco dell'Aquila Cialente e il Consiglio comunale a impedircelo perché ci hanno detto che volevano farlo con imprese locali». Gli altri, naturalmente, si difendono e contrattaccano. L'intervento del ministro Roberto Maroni, che punta il dito contro le amministrazioni locali, scatena di nuovo Cialente. E, così, uno contro l'altro, appassionatamente, fino alla fine... Nei social network sono tante le reazioni alla posizione del premier, Silvio Berlusconi, che accusa il popolo delle carriole di «gettare fango» sull'operato del Governo. «È evidente - spiega Federico D'Orazio, tra i promotori della mobilitazione delle carriole - che Berlusconi qualche fastidio lo sta ricevendo da noi, specie se la campagna elettorale per la Provincia dell'Aquila diventa di interesse nazionale. A tal proposito diventa importante ricordare che migliaia di aquilani fanno ancora pendolari tra la costa e il capoluogo; la ricostruzione delle case B e C è al palo e quella delle case E, nemmeno a parlarne». «In Abruzzo c'è stata una ricostruzione a tempo di record, le polemiche sulla rimozione delle macerie sono tutte politiche e strumentali» ribatte il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Quelle macerie, ricorda Maroni, «non potevano essere rimosse dalla Protezione civile a causa di accordi presi con le amministrazioni locali: accusare quindi il Governo di una cosa che non poteva fare è un'odiosa strumentalizzazione».
Cialente risponde sia a Berlusconi, sia a Maroni. «Smentisco categoricamente quanto affermato da Berlusconi - dice -: né io, né il Consiglio comunale abbiamo mai impedito a Governo e Protezione civile di togliere le macerie. Sono costretto, con imbarazzo istituzionale, a rispondere a Berlusconi e lo sfido a dimostrare l'esistenza di atti pubblici che attestino la presunta volontà della Giunta e del Consiglio comunale a provvedere autonomamente alla rimozione delle macerie avvalendosi di imprese locali. Anzi, abbiamo spesso lamentato come fosse impossibile la loro gestione con le normative e le ordinanze previste e ricordo che, sino al mese di gennaio, ho chiesto continuamente a Bertolaso di intervenire d'urgenza sul problema, predisponendo altri siti per il conferimento e il trattamento dei detriti. Voglio sperare che quanto affermato dal premier sia solo frutto di un'ulteriore strumentalizzazione elettorale e non prefiguri, lungo la strada già aperta dal senatore Gasparri, una vergognosa tendenza a far ricadere sugli enti locali tutte le gravissime contraddizioni del Governo che restano ancora nella vicenda del terremoto aquilano». A Maroni ricorda che il decreto Abruzzo stabiliva, «sulla base di una decisione arbitraria e unilaterale del Governo, che lo smaltimento delle macerie spettasse agli enti locali». «Rispetto a questa imposizione - aggiunge - io e i sindaci del cratere siamo insorti da subito, dal momento che la normativa in vigore rendeva impossibile, per i Comuni, assolvere a questo compito... La Protezione civile avrebbe potuto risolvere il problema da mesi, invece si è preferito scaricare ogni responsabilità sugli enti locali, ben sapendo che non erano assolutamente in grado di provvedere allo smaltimento delle macerie. La verità è che siamo stati lasciati soli a fronteggiare questo problema di dimensioni enormi per noi».