Nuovo attacco di Feltri all'ex leader di An «Rema contro»
ROMA. Berlusconi prova a gettare acqua sul fuoco e nega qualunque «contrasto» con Fini, ma la guerra infinita tra fondatore e cofondatore del Pdl non conosce un attimo di tregua.
Più si avvicina il giorno del voto e più si acuisce lo scontro. Uno scontro nel quale si inseriscono Pier Ferdinando Casini (che chiede un «chiarimento con Gianni Letta e non accetta la nota partita ieri «per errore» da Palazzo Chigi con la quale il Cavaliere dice che il voto all'Udc «favorirebbe la sinistra») e Umberto Bossi, che nel Nord punta al sorpasso del Pdl e nella previsione di una vittoria alle comunali di Milano prenota la poltrona di sindaco: «Se prendiamo tanti voti, Berlusconi ci darà il sindaco».
Lo scontro con Fini, invece, non riguarda più solo la scelta tra presidenzialismo e premierato. Il Cavaliere trasforma le regionali in un referendum su se stesso e incita gli elettori a una «scelta di campo» tra il bene e il male? Nell'attesa di vedere fino a quale punto l'esito del voto rimescolerà gli equilibri nel centrodestra, il presidente della Camera fa a pezzi il messaggio del «voto politico e non amministrativo» con cui il Cavaliere invade ormai da giorni radio, tv e piazze.
«Si tratta di un voto politico, ma si vota per amministrare una regione. Purtroppo, nella politica italiana tutto è ricondotto a una sorta di voto di carattere generale» sibila Fini, che rinvia a un fondo del "Secolo d'Italia" la risposta all'ultimo attacco del "Giornale" della famiglia Berlusconi che lo accusa di «remare contro». Ma davvero il presidente della Camera punta alla sconfitta del Pdl per poi, eventualmente, assumersene la leadership? «La verità» scrive il direttore del Webmagazine della Fondazione FareFuturo, Filippo Rossi, «è che hanno scelto il capro espiatorio di una possibile sconfitta elettorale. Inutile girarci attorno: si chiama Gianfranco Fini». Davanti a fuoco di fila che parte dai finiani, Berlusconi prova a tirare il freno e da Bruxelles dice che sul presidenzialismo «non c'è alcun contrasto» con Fini. Ma poi aggiunge che su questo tema «deciderà la maggioranza del partito» e ricorda che la minoranza «dovrà accettare» la decisione «senza contrapposizioni sistemiche». Messaggio chiaro: l'area di Fini si deve adeguare.
Ma non è solo il presidente della Camera a rappresentare la spina nel fianco del Cavaliere. La Lega, sempre più forte al Nord, accarezza il sogno di un sorpasso sul Pdl ed anche se l'asse con il Carroccio è saldo, Bossi non rinuncia a fare campagna elettorale.
«Berlusconi? Io non mi piego a nessuno» taglia corto il ministro per le Riforme che prevede la vittoria «in Piemonte e Veneto» e invita i militanti della Lega a «fare» la croce sul simbolo di Alberto Da Giussano «senza scrivere le preferenze».
La giornata si chiude con un duello a distanza tra il Cavaliere e Casini. Il premier ripete anche al Tg4 che il voto all'Udc «favorisce la sinistra» e il leader centrista replica furioso: «Berlusconi è un po' disperato e un po' confuso...».