ROMA. In Italia come in Irlanda, come in Germania. Lo squallido, terribile, copione è sempre lo stesso: bimbi abusati all'ombra del crocifisso e le diocesi, a volte anche vescovi, che non solo sapevano e tacevano, ma hanno fatto pressione sulle famiglie perché stessero zitte. A denunciarlo è un'inchiesta del settimanale «L'Espresso» in edicola oggi che ha raccolto, in un dossier consultabile sul sito www.espressonline.it, oltre 40 storie italiane di preti condannati o denunciati in Trentino-Alto Adige come in Piemonte, Lombardia, Veneto, Campania, Puglia, Molise, Lazio, Sardegna, Sicilia, Umbria, Liguria, Toscana. Storie «a cui si aggiungono - si legge - le segnalazioni senza risposta, i casi insabbiati, le vittime che puntano il dito contro religiosi già in prigione, trasferiti in altre parrocchie, spediti all'estero o rinchiusi in istituti per l'assistenza spirituale». Ma che «sono solo la punta dell'iceberg» perchè troppo forti sono «le pressioni delle curie sulle famiglie per mettere a tacere gli scandali». E' così che quell'orrore chiamato pedofilia viene «declassato a semplice peccato - scrive ancora il settimanale - da assolvere e dimenticare».
Tra le altre storie «dimenticate», l'Espresso scrive di abusi durante le ore di catechismo «in un famoso monastero della Toscana». Mario, questo il nome della vittima, racconta di un frate che l'accarezzava in solitudine dicendogli: «Non avere paura, sono le mani di Dio». Ma quando il religioso si apprestava a spogliarsi, «c'è stato un rumore, sono entrate alcune persone, e solo così ho evitato il peggio». Di questa tragedia nessuno ha mai parlato. Ma, assicura la vittima, chi doveva sapere, sapeva: vescovo, priore e famiglia. «E' stata la Chiesa a sconsigliare ai miei genitori di denunciare la violenza», spiega. E il suo ovviamente non è un caso isolato. Il settimanale infatti, tra gli altri, riporta il dramma di una bambina abusata in un convento di suore in Lombardia: «Ho ricevuto avance esplicite da una monaca e, quando ne ho parlato, la mia famiglia si è infuriata», ricorda Simona. «Volevamo andare dai carabinieri, poi è intervenuto il vescovo: disse che sarebbe stato meglio risolvere la faccenda all'interno e che ci avrebbe pensato Dio a punire i colpevoli».
I depistaggi, le pressioni e le bugie, secondo il settimanale, sono confermate anche nelle sentenze di molti processi. Come quella per don Andrea Agostini, condannato a Ferrara a 6 anni e 10 mesi per violenze su una decina di bambine, dove i giudici parlano di «silenzio dei vertici ecclesiastici».
E ora Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, lancia l'allarme: «Il fenomeno è presente e ancora poco denunciato, spesso proprio per le pressioni che la vittima riceve».
Proteste a S. Pietro, fermati
ROMA. La polizia ha interrotto una piccola manifestazione dell'Associazione di vittime americane di preti pedofili Snap che si stava svolgendo in piazza Pio XII a Roma di fronte al Colonnato di Piazza San Pietro. I quattro, due donne e due uomini, sono stati portati via nelle auto della polizia «per accertamenti». La presidente di Snap, Barbara Blaine, ha chiesto più volte in inglese: «Ho fatto qualcosa di male?», ed è andata via visibilmente turbata. Successivamente lo Snap ha distribuito alla stampa un dossier sugli abusi.