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Data: 28/03/2010
Testata giornalistica: Il Sole 24ore Trasporti
Liberalizzazioni mancate. Sicilia, gare rinviate di cinque anni: il governo ci ripensa e da via libera. Salvi i contratti già stipulati Soddisfatto il presidente di Anav, Asstra chiede più finanziament

In Sicilia cinque anni di tempo ancora, prima delle gare per il servizio di trasporto pubblico. Le aziende locali, dopo il braccio di ferro Stato-Regione, tirano un sospiro di sollievo. Salvi i contratti quinque% nali già stipulati, in applicazione di un decreto del dipartimento Trasporti, emanato ad agosto scorso. Rientra il contenzioso tra Stato e governo Lombardo. Il Consiglio dei ministri, infatti, ha deciso di rinunciare all'impugnativa. Ritirato, quindi, il ricorso alla Corte costituzionale, contro il provvedimento siciliano di proroga del termine di scadenza dei contratti di servizio. Quest'ultimi, in ambito nazionale, entro il 2011 cederanno il posto ai bandi per le gare pubbliche. In Sicilia, invece, il vecchio sistema di affidamento diretto sopravviverà sino alla fine del 2015. È legittima l'iniziativa del governo Lombardo, in una Regione a statuto speciale, come sottolinea l'assessore ai Trasporti, Nino Strano. Soddisfatte le organizzazioni di categoria. «Un atto di giustizia», secondo il presidente dell'Anav Sicilia, aderente a Confindustria, Antonio Graffagnini. «La proroga - dice - darà la possibilità alle aziende siciliane di prepararsi in modo adeguato alla liberalizzazione. La Sicilia, assieme ad altre otto Regioni, in materia di Tpl era assai arretrata rispetto al nuovo obbligo di legge di bandire le gare per l'affidamento delle concessioni al libero mercato. Per tali situazioni la norma, europea prevede un periodo transitorio, che è stato concesso e in base al quale, avendo la Regione prorogato i contratti, le nostre aziende hanno programmato la loro attività per i prossimi cinque anni, facendo investimenti e assunzioni. Si rischiava la rescissione ingiustificata di contratti legittimi e l'apertura di un contenzioso per chiedere alla Regione il risarcimento dei danni, quantificabile in almeno cento milioni». Per il futuro, come spiega il direttore dell'Anav, Antonio Natale, le imprese cercheranno di consorziarsi in vista delle gare, ma si aspettano dalla Regione che venga definito il piano delle unità di rete, in corso da anni, un programma di investimenti per ammodernare i mezzi e l'adeguamento del contributo. Il presidente di Asstra Sicilia, Vincenzo Cannatella, si sofferma sulle carenze del parco mezzi: «A differenza del resto d'Italia, la Regione non ha ottenuto alcun finanziamento statale per ammodernare gli autobus, in assoluto i più vecchi. L'isola è stata tagliata fuori dalla distribuzione dei fondi strutturali, 600 milioni l'anno, stanziati dalla Finanziaria del 2008 per il Tpl, e il corrispettivo per i servizi resi è il più basso d'Italia: meno di un euro/km. Sul fronte pubblico, alcune aziende, come per esempio l'Atm di Messina, devono ancora trasformarsi in Spa». Ma facciamo un passo indietro. Gli imprenditori siciliani, lamentando una disparità di trattamento per gli aiuti pubblici e non sentendosi pronti al libero mercato, a luglio 2009 erano riusciti a ottenere uno slittamento di ben dieci anni, con un emendamento presentato dalla senatrice Simona Vicari, nell'ambito della legge sullo Sviluppo. La Regione, che con il suo statuto speciale rivendica l'autonomia in materia, aveva deciso, comunque, di ridimensionare la proroga a cinque anni. Poi il governo nazionale, con la formula del decreto d'urgenza, era intervenuto nuovamente riducendp il periodo a soli due anni. E rischiava anche la Sicilia di doversi adeguare. A novembre, per salvare il decreto regionale-e i contratti già sottoscritti, il Senato, nell'ambito della conversione in legge del decreto Ronchi, aveva approvato un altro emendamento di Simona Vicari. Si consente, appunto, agli operatori pubblici e privati del trasporto siciliano, di beneficiare della proroga di cinque anni, grazie alla formula «fatti salvi i contratti delle Regioni a statuto speciale, in atto al 20 novembre 2009». Ma prima della legge emendata il governo aveva deciso di impugnare il decreto della Sicilia. Adesso l'iter del ricorso è stato interrotto. Il Consiglio dei ministri ha rinunciato. Resta valido il provvedimento «fai da te» siciliano

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