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Pescara, 22/04/2026
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Data: 29/03/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Nel primo giorno vince l'astensione. I sondaggisti: «Un dato vistoso che influirà sui risultati». Affluenza: 47,1% (-9 rispetto al 2005), un crollo se rapportata alle Politiche

Regionali. Gli elettori disertano i seggi. Tre cause: disaffezione alla politica, il bel tempo e l'ora legale

ROMA. Nelle 9 regioni - Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia, Umbria, Lazio, Campania e Basilicata - i cui dati elettorali affluiscono al ministero dell'Interno, la percentuali di votanti rilevata alle ore 22 è stata del 47,1%, in calo dell'8,9% rispetto al 2005 (56%). I dati relativi a Toscana, Marche, Puglia e Calabria non affluiscono al ministero, ma i segnali parlano di un calo consistente.
In Calabria ha votato il 41%, in calo di quasi 7 punti rispetto alle precedenti omologhe (47,9% alle regionali 2005; 51,5% alle politiche 2008). In Toscana il 44% cento (54,6% alle regionali 2005; 67,1% alle politiche 2008). Nelle Marche il 44,9%, in calo di quasi 10 punti rispetto alle precedenti omologhe (54,7% alle regionali 2005; 65,1% alle politiche 2008). In Puglia 43,75%, con un calo di circa 7 punti. Anche le amministrative vedono una notevole diminuzione di votanti. Probabilmente anche la bella giornata primaverile e il passaggio all'ora legale può aver influito sulle decisioni della gente, spingendo molti a posticipare il voto a oggi (fino alle 15). Solo il dato finale potrà consentire una lettura politica delle cifre e del tasso di astensionismo, tenuto conto del fatto che queste regionali rappresentano un test molto importante, con molte incognite sui risultati, in alcune Regioni chiave, e coinvolgono un corpo elettorale consistente, costituito da ben 41 milioni di potenziali elettori. In quest'occasione, tra l'altro, le rilevazioni vengono effettuate dal Viminale solo per 9 delle 13 Regioni chiamate a scegliere i governatori. Per effetto delle leggi elettorali locali, Toscana, Marche, Calabria e Puglia hanno comunicato autonomamente i dati relativi al proprio territorio. Al ministero affluiscono invece le cifre di Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Campania e Basilicata. Ma il primo segnale dai seggi indica una contrazione forte e generalizzata dell'affluenza. Chi si è recato alle urne sono i candidati alla carica di governatore: ovunque i contendenti in lizza hanno già votato. Così come hanno votato i big nazionali: Berlusconi alle 11.45 a Milano («Se molliamo ci troviamo Di Pietro» ha dichiarato il premier lasciando il seggio), e Pierluigi Bersani a Piacenza, che interpellato sulla campagna elettorale ha detto: «Poteva essere migliore se ci fosse stato un confronto diretto tra i contendenti». Tutto regolare sul fronte delle operazioni di voto. Anche in Campania, dove in seguito alle denunce su episodi di compravendita di pacchetti di voti, si temeva per possibili brogli. In Emilia votano anche gli oltre 16.000 elettori concentrati nei 7 Comuni della Valmarecchia passati dalle Marche al Riminese. Pochi alle urne anche in Lombardia, dove i giovani, se non da elettori, si sono recati ai seggi almeno come scrutatori. A Milano l'80% di quanti sono impegnati nelle sezioni ha meno di 40 anni. Sono studenti, precari, disoccupati: i 120 euro di compenso possono tornare utili.

I sondaggisti: «Un dato vistoso che influirà sui risultati»

ROMA. Il calo dei votanti registrato alle 19 rispetto alle regionali 2005, porterà a un calo vistoso dei votanti: da 8 a 10 punti. Lo dicono i sondaggisti concorsi che il fenomeno sia da addebitare alla disaffezione dalla politica. Nicola Piepoli è sicuro: «Si chiuderà con 10 punti in meno. Questo modifica i risultati: in alcuni regioni accentua la vittoria della sinistra, in alcune della destra, anche se in media la prima sarà più avvantaggiata dall'astensione». Renato Mannheimer, Ispo: «Alla fine registreremo un calo di 6-7 punti». Quanto alle cause, Mannheimer ridimensiona sia l'entrata dell'ora legale, sia la bella giornata: «Hanno influito, ma non spiegano il fenomeno». Pagnoncelli, che prevede un calo finale di 8-9 punti, spiega perchè è difficile prevedere il numero di quanti non votano: «Molti non lo dichiarano». Come si spiega? «C'è un peggioramento del clima sociale e poi la corruzione: un fenomeno che si pensava ridimensionato».

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