A sera la resa «Aquilani, grazie Battuti dal campanile» Lolli: liste adeguate? Si poteva fare meglio
L'AQUILA. Le pizze di Pasqua comprate nel pomeriggio, e allora la sfida era testa a testa, sono rimaste in macchina. Sono le 20,20 quando un applauso mezzo sfiatato accoglie la presidente sconfitta Stefania Pezzopane che subito esordisce: «Ce l'abbiamo messa tutta».
AL COMITATO. Al comitato che si affaccia sulla rotatoria dell'ospedale l'aria è dimessa. «Di chi è l'Audi, che ha bloccato tutto?», grida Cialente che fa dentro e fuori, sul balcone. Solo acqua minerale liscia e frutta sul tavolinetto all'ingresso. Pure i ciclamini rossi e rosa hanno abbassato le «orecchie». Ma gli ovetti di Pasqua vanno a ruba. Sarà per addolcire l'amarezza del popolo di Stefania. Già, perché qui, nel cuore del cratere e dell'iperattivismo della presidente uscente, in pochissimi si sarebbero aspettati di fermarsi subito, al primo giro di giostra. Senza nemmeno andare a giocarsi il duello finale. «All'Aquila ho vinto, la Marsica ci ha schiacciato», dice sconsolata la Pezzopane mentre abbozza un sorriso forzato. Lusi si vede che è un parlamentare da come parla al telefonino: con una mano lo tiene, con l'altra si copre la bocca. «Dammi Corcumello, dammi Corcumello!». Ma dalla Marsica, per la Pezzopane, solo brutte notizie. Tranne poche eccezioni, tipo Ortona dei Marsi. Su un foglietto giallo si legge: 224 a 189. Il sindaco Cialente appare un po' defilato. Lolli, alle 18, non accetta di commentare il 60 a 38 sentito alla tv: «Previsioni fantasiose». Poco dopo arriva il segretario Michele Fina. «La Marsica? Ancora non lo so». Da Pescara approda anche Massimo Luciani, ex assessore comunale. Ecco Gianni Di Cesare (Cgil). «Sono qui per Stefania. Un commento? Faccio un altro mestiere». In sala, tra gli altri, il direttore d'orchestra Vittorio Antonellini.
STEFANIA, L'EX. Appena arriva, la presidente ex, abbraccia Teresa Cima. Poi accontenta volentieri l'amica Maria Placidi. «Stefa', la foto!». Quindi, a voce bassa, comincia quel discorso che non avrebbe mai voluto pronunciare. «Ringrazio con il cuore tutti coloro che mi hanno sostenuto in questa sfida entusiasmante. All'Aquila e nel cratere ho raggiunto un risultato davvero straordinario e commovente, nonostante migliaia di aquilani non abbiano potuto votare, perché ancora lontani sulla costa e negli alberghi della Provincia. E nessuno ha pensato di mettere un seggio lì. In tanti si fregano le mani che molti di noi sono ancora lontani. Altro che politica del fare: avevano promesso le case, ma gli anziani stanno ancora lì. Partivo con una forza personale, ma con uno svantaggio politico enorme. Alle Europee il divario vedeva il centrodestra in testa di oltre 21 punti percentuali. Colmare questo svantaggio sarebbe stato difficilissimo, lo sapevo. Il mio avversario ha fatto leva soprattutto sulla forza delle liste e sull'appello localistico, che ha fatto presa nella Marsica. Ha vinto il campanile, in quella zona. Chi ha cercato di strumentalizzare il terremoto per una sorta di referendum sull'azione del governo, quasi contrapponendomi al presidente Berlusconi, lo ha perso. Ad Antonio Del Corvo buon lavoro. È fortunato, perché trova una Provincia sana ed efficiente, al contrario di quella che ho ereditato 6 anni fa. Resta tutta aperta la sfida straordinaria della ricostruzione. Come ho fatto in questi anni, con passione e dedizione infinite, proseguirò in questo impegno, a fianco della mia gente, degli aquilani e dell'intera provincia». Poi aggiunge: «Hanno pesato eccome le telefonate del premier e l'appello di campanile».
GLI ALTRI. Il parlamentare e candidato Lolli, che si convince una volta di più che «magari con l'Udc...» stuzzica le liste: «Adeguate? Si poteva fare meglio, senza polemiche. Serviva una generosità più ampia. Era il momento di candidarsi tutti. Io l'ho fatto, altri no, pazienza».