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Pescara, 22/04/2026
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Data: 30/03/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
L'addio di Ricci: «Auguri Umberto, ma questa città mi rimpiangerà». Bacchettate all'IdV che ne ha ritardato la ricandidatura e al Pd "malpancista"

CHIETI - «Non mi piace perdere a carte, figuriamoci se mi piace perdere un'elezione. Sono deluso anche perchè non mi aspettavo la loro vittoria al primo turno». Francesco Ricci è amareggiato e si vede. Ieri ha trascorso parte della giornata a Perugia dove ha accompagnato il figlio per una partita del campionato interregionale di pallacanestro. Nel suo comitato elettorale, lungo corso Marrucino, delusione per la sconfitta ma anche serenità. «Noi eravamo anche convinti, dall'aria che sembrava essere cambiata in campagna elettorale, di poter andare al ballottaggio. Non è stato così: la gente ha deciso per questo repentino ritorno al passato, mi sembra che dobbiamo accettare questa situazione con serenità -dice Ricci davanti ai microfoni della televisioni e ai taccuini- Noi abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare, abbiamo fatto sicuramente qualche errore anche partendo in ritardo nella campagna elettorale, campagna che però, alla fine, non mi sembra abbia inciso più di tanto in quanto i dati finali riflettono quelli di partenza. Ma il nostro errore è stato proprio quello di deciderci troppo tardi su questa ricandidatura». Un siluro a Italia dei Valori? Il sindaco uscente non cita mai l'alleato che, quasi fino all'ultimo, ne ha osteggiato la ricandidatura, ma il riferimento è fin troppo evidente e ne ha anche per il Pd. Quanto alla coalizione di centrodestra, «loro lavoravano da tanti mesi alla candidatura Di Primio e devo dire che la gente ha dato ragione a loro. Non rimprovero nessuno, mi prendo tutta la responsabilità di questa sconfitta, mi sono preso le responsabilità del bene e del male di questa città, quindi non rimprovero nessuno».
Poi un affondo, che è anche un monito: «Credo che dagli errori occorra imparare, soprattutto dall'esempio, nel senso che sono convinto che se non ci fosse stato tutto questo malpancismo degli ultimi sei mesi all'interno del Pd, se si fosse presa una decisione tre-quattro mesi prima i dati sarebbero diversi. Il malpancismo poi si riflette su quello che dice la gente e quindi siamo partiti proprio male. E' stata una bella battaglia, ma la delusione resta. Sono convinto che potevamo fare meglio. Non mi devo togliere nessun sassolino, spero che chi continuerà a fare politica in questa città insieme a me, insieme al centrosinistra, capisca gli errori che sono stati fatti. Errare è umano, preservare è diabolico. Personalmente credo che abbiamo governato cinque anni bene,con grande trasparenza, abbiamo fatto grandi cose, adesso vedremo loro cosa sono capaci di fare. Certo è che Chieti torna indietro di 20 anni. Le due coalizioni, come dice Giustino Angeloni, valgono il 40 e il 40, poi dove si sposta il centro in qualche modo si vince. E' successo anche qui, noi non siamo riusciti in questi cinque anni a trasformare in consenso politico una buona amministrazione, è un errore di cui mi prendo gran parte delle responsabilità. Poi il resto è venuto da sé. Io non ho cercato l'accordo con l'Udc, ho cercato di convincere l'Udc ad andare per conto proprio, cosa che mi sembrava più giusta per la città e per la storia di questo partito. Se l'Udc fosse andata da sola saremmo andati al ballottaggio sicuramente, però con i se e i ma la storia non si fa».
Poi l'augurio al suo successore: «A Di Primio auguro di essere un buon sindaco. Penso che Umberto sia cresciuto, di età e anche di esperienza e responsabilità. Sono auguri sinceri, perché questa città merita tanto».
Infine i ringraziamenti: «Ringrazio tutti quelli che non solo mi hanno votato ma si sono impegnati in questa campagna elettorale, in questo periodo che è stato convulso e appassionante. Chi non mi ha votato credo non abbia capito il nostro messaggio ma ve bene lo stesso: sono convinto che a Chieti ci sarà un po' di rimpianto per questa nostra amministrazione, ma non subito, fra qualche anno».

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