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Pescara, 22/04/2026
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Data: 30/03/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Cacciato perché iscritto alla Cgil, riassunto dal giudice, ma l'azienda gli sbarra le porte. La guerra di Antonio contro il licenziamento ingiusto

Ha aspettato quasi 4 anni e alla fine ha vinto la sua battaglia, per riavere il posto di lavoro. Antonio D'Addario, operaio della Ceteas iscritto alla Fiom Cgil, ha vinto la vertenza portata avanti dal 2006 per ottenere la riassunzione nella sede di Montesilvano specializzata in vendita e manutenzione di carrelli elevatori. Ma, dopo la sentenza di primo grado, per lui i cancelli sono ancora chiusi. «Nel 2006 avevamo impugnato il licenziamento non per giusta causa, disposto per lui e altri 3 operai dopo la loro iscrizione alla Cgil - racconta l'avvocato Angelo Tenaglia, responsabile legale Cgil -; il giudice del lavoro aveva disposto il reintegro di Antonio D'Addario, ma l'azienda lo aveva trasferito nella filiale di Ascoli Piceno, con motivazioni pretestuose. Allora un mese fa abbiamo presentato un nuovo ricorso in via d'urgenza: il giudice del lavoro ha disposto l'obbligo di reintegra proprio nello stabilimento di Montesilvano ma, quando l'uomo si è presentato al lavoro, l'azienda si è rifiutata di ottemperare alla sentenza, che pure è immediatamente esecutiva». E il caso di Antonio è l'emblema di tutto un esercito di lavoratori, fuoriusciti o non pagati, in lotta per i propri diritti, ancor più con la crisi. «Negli ultimi 6 mesi, a Pescara le vertenze sono aumentate del 50% - spiega Daniela Liguori, dall'ufficio vertenze Cgil -, più che a Teramo e Chieti dove i ricorsi sono cresciuti del 30%. Si tratta soprattutto di licenziamenti non per giusta causa, stipendi e Tfr non pagati, mentre in passato la maggior parte delle vertenze riguardava il lavoro nero».
Ma la battaglia legale, vinta, di Antonio è pure l'occasione per guardare luci e ombre del processo del lavoro, a partire dai lunghi tempi, e in vista del disegno di legge 1167-b ovvero dell'introduzione dell'arbitrato. «Non si può pensare di accorciare i tempi dei processi introducendo una giurisdizione privata - dice l'avvocato Tenaglia -, che attenua i diritti dei lavoratori e aumenta i costi». «Con l'arbitro, che interverrà privatamente e non in base a vincoli legislativi, verrà meno la tutela e il diritto di ciascun lavoratore a rivolgersi al giudice in caso di contenzioso», dice Paolo Castellucci, segretario provinciale Cgil. «La riforma introduce la possibilità per l'azienda - spiega Liguori - di certificare i singoli contratti di lavoro, anche inserendo clausole in deroga ai contratti collettivi, con effetti penalizzanti sull'esito delle controversie e con una possibile limitazione dell'ambito di azione del giudice. Chi ha in mano contratti precari, poi, dall'entrata in vigore della legge avrà solo 60 giorni di tempo per impugnarli. Inoltre, arriveranno nuovi costi per i lavoratori che, in caso di ricorso all'arbitrato, dovranno pagare 5 giorni prima del giudizio l'1% delle somme destinate al presidente del collegio».

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