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Data: 31/03/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Epifani: «Destinare all'Aquila i fondi per il ponte sullo Stretto». Il segretario Cgil al congresso Fillea: «Attenti alle infiltrazioni»

L'AQUILA - La crisi economica, il terremoto e la ricostruzione all'Aquila, il significato dei risultati dell'ultima tornata elettorale. Sono questi i temi principali trattati da Guglielmo Epifani intervenuto ieri al congresso nazionale della Fillea Cgil giunto alla sua diciassettesima edizione. Il segretario nazionale della Cgil ha fatto il suo intervento nel corso di una tavola rotonda che ha visto protagonisti, tra gli altri, Rinaldo Incerti della Cna Costruzioni, Paolo Buzzetti presidente nazionale dell'Ance, l'associazione dei costruttori, Ferdinando Di Orio, rettore dell'università dell'Aquila e il prefetto del capolugo di regione Franco Gabrielli. Epifani è partito dalla crisi del polo elettronico aquilano per dire che «si è trascinata per vent'anni senza che fossero trovate soluzioni adeguate per resistere poi alla crisi vera. Il colpo decisivo -ha aggiunto- lo ha assestato il terremoto». Per il segretario della Cgil sta per aprirsi all'Aquila il più grande cantiere d'Europa «quindi bisogna stare attenti alle infiltrazioni d'ogni tipo, un problema che esiste anche altrove». Poi, una proposta-provocazione: «Rimandiamo la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina di dieci anni e destiniamo i fondi all'Aquila per la ricostruzione».
Sulle elezioni Epifani è stato chiaro: «Mi dispiacerebbe se si leggesse questo voto come la continuità pura e semplice dell'azione di Governo, perché non è così. Penso che rispetto alla crisi in atto, e alla situazione dei redditi degli italiani, si debba cambiare passo». E sul risultato elettorale della Lega ha aggiunto: «E' un partito radicato nel territorio, molto organizzato. I risultati si vedono».
Il prefetto Gabrielli ha spiegato lo stop di domenica scorsa al popolo delle carriole: «Anche io sono figlio di un operaio, ma certe regole vanno rispettate, silenzio elettorale compreso». Il rettore Di Orio ha denunciato ancora una volta che l'università aquilana «non ha avuto al momento alcuna risposta sulle residenze per gli studenti. Ottomila di essi -ha aggiunto- sono pendolari, vivono di fatto sugli autobus. Ditemi voi com'è possibile fare formazione in queste condizioni».
Il congresso ha avuto inizio con la relazione del segretario generale Walter Schiavella che ha fatto il bilancio della situazione all'Aquila e provincia ad un anno dal sisma. Schiavella ha parlato di «limiti nelle scelte del governo», mentre l'economa locale subisce un'impasse «come dimostrano i dati sulla disoccupazione e l'impennata della cassa integrazione, passata in un anno da 850 mila ore ad oltre 7 milioni di ore, mentre viene alla luce la vergogna delle "cricche" di imprenditori che su questa tragedia hanno speculato». Schiavella ha chiesto che tutti «gli aquilani e gli sfollati d'Abruzzo tornino nelle proprie case e ricomincino la propria vita» e che «ciò che è accaduto all'Aquila non accada più». Ed ha aggiunto che «la prima verità è che la distruzione e le morti che accompagnano un evento sismico sono la sciagurata conseguenza di comportamenti degli uomini».
Ha poi attaccato la «strategia liberista del mercato che reputa intralci da rimuovere lo Stato, le regole, i vincoli, la competizione leale, il bene comune, l'interesse generale e la stessa tutela del lavoro», una strategia che porta all'Aquila «dove il capitalismo delle emergenze ha avuto in Italia il suo battesimo del fuoco con l'operazione C.a.s.e. Si è scelto di costruire in otto mesi alloggi durevoli da 150mila euro l'uno anziché realizzare in venti giorni casette temporanee in legno con un costo infinitamente più basso e mettere subito mano al centro storico dell'Aquila». L'Aquila, secondo Schiavella, «rischia di rappresentare la prova generale per avviare una trasformazione urbanistica senza più vincoli al codice degli appalti pubblici».

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