Stoccata anche ai dirigenti provinciali del partito «Mi hanno ostacolato in nome dell'aquilanità e hanno avuto torto»
CELANO. Sembrano lontanissimi quei giorni del '93 quando l'imprenditore Filippo Piccone decise di scendere in campo. Lo fece addirittura alcuni mesi prima dell'avvento di Silvio Berlusconi e del suo «miracolo italiano». Erano gli anni del nuovismo che Piccone ha cavalcato con convinzione. La sua escalation oggi, da coordinatore regionale del Pdl, lo fa considerare il vero vincitore di questa tornata elettorale. Riconosciuto da Chiodi e applaudito da Berlusconi.
Senatore, eppure si diceva che i suoi rapporti con Chiodi non fossero eccelsi.
«È esattamente il contrario e vi spiego perché. Quando Berlusconi decise per la candidatura alla Regione ero a cena a Roma insieme a Gianni Chiodi da «Ezio alle scalette», davanti a un crudo di pesce. Quella sera stringemmo un patto: chiunque fosse stato scelto da Berlusconi, l'altro avrebbe collaborato con lui. Da allora è così e così proseguirà».
Parliamo dell'Aquila. La candidatura di Antonio Del Corvo è stata molto contestata.
«È vero, avevo tutti contro. Gli unici ad appoggiare la mia scelta sono stati Chiodi e Berlusconi. A una classe dirigente aquilana autorefenziale, anche della mia parte politica, non piaceva che fosse marsicano. Non avendo argomenti, si appellava all'aquilanità».
Sulla candidatura cosa le disse Berlusconi?
«Ne abbiamo analizzate 5-6 e quella di Del Corvo rispondeva meglio ai requisiti. Berlusconi (e qui Piccone fa fatica a nascondere un sorrisetto) mi ha chiesto anche se Antonio era alto, magro e bello. Gli ho risposto: «Non è bello come Gianni, ma altrettanto capace».
Il Pd è in affanno. La preoccupa?
«Il Pd a livello regionale non esiste e per noi è un serio problema perché la palla dell'opposizione spesso è lasciata in mano all'Italia dei valori con la sua arroganza giustizialista. Invece, credo che per fare bene in Abruzzo ci voglia una controparte forte. Il Pd dovrebbe puntare sui giovani come abbiamo fatto noi».
Il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, è l'ultimo avamposto del centrosinistra. Molti lo considerano in bilico.
«Il colpo di grazia a Cialente glielo darà la Pezzopane, nel senso che il Pd non vede l'ora di mandarlo a casa per sostituirlo con la presidente uscente della Provincia. Non a caso, la stessa Pezzopane sottolinea sempre il risultato dell'Aquila città. Ma questa è la storia recente del Pd. Le guerre interne lo stanno distruggendo».
Celano è diventato il crocevia politico d'Abruzzo. Non pensa che questo richiamo alla celanesità possa dare fastidio a qualcuno?
«Se ci sono uomini capaci da prestare alla politica la discriminante non è la territorialità, ma la qualità. In passato altre aree d'Abruzzo hanno espresso una centralità politica coincidente con un personaggio. Qui abbiamo creato una squadra. Qual è l'anomalia? Antonio giudichiamolo dai fatti».