Stop del Quirinale: nella legge non ci sono garanzie sufficienti
ROMA. I lavoratori non sono tutelati dalla legge che, tra l'altro, «aggira» l'articolo 18 e dilata l'istituto dell'arbitrato, e per questo il presidente della Repubblica la rinvia alle Camere.
Per Giorgio Napolitano l'arbitrato va infatti definito per legge e con precisi limiti, in modo da non penalizzare la parte più debole, vale a dire il lavoratore.
Lo stop del presidente della Repubblica è salutato dalla soddisfazione della Cgil, che aveva organizzato lo sciopero generale il 12 marzo, e dei partiti dell'opposizione ma anche dalla disponibilità di settori della maggioranza a ridiscutere le norme. Il governo accoglie invece con freddezza la decisione del Colle pur valutata con formale rispetto.
Le valutazioni critiche alla base della decisione di Napolitano sono concentrate su due articoli del collegato: l'articolo 31 sull'arbitrato e il 20 che riguarda i risarcimnti per le malattie da amianto. Ma dubbi sono stati espressi anche sugli articoli 30, 32 e 50.
A proposito dell'arbitrato, il presidente giudica l'arbitrato «un intendimento riformatore certamente percorribile» ma che deve «essere esplicitato e precisato, non potendo essere semplicemente presupposto o affidato in misura largamente prevalente a meccanismi di conciliazione e risoluzione equitativa delle controversie, assecondando una discutibile linea di intervento legislativo».
Ora il Parlamento dovrà regolare adeguatamente «tempi e limiti che rendano il ricorso all'arbitrato» a partire dalla salvaguardia dei principi «di volontarietà e della necessità di assicurare un'adeguata tutela del contraenete debole».
Le perplessità maggiori riguardano l'accesso all'arbitrato come una sorta di obbligo e di ricatto: Napolitano spiega che questo può avvenire «al momento della stipulazione del contratto attraverso l'inserimento di apposita clausola compromissoria», proprio quando il lavoratore è nella condizione di massima debolezza.
Guglielmo Epifani vede nello stop del Presidente della Repubblica una conferma della battaglia della Cgil. E Fulvio Fammoni, il segretario confederale che segue da vicino la vicenda dell'articolo 18 per la Cgil, ricorda che il presiente «solleva un tema condivisibile sulla eterogeneità dei temi nelle leggi con materie che non hanno nulla a che fare tra di lopro.
Sugli aspetti specifici, è nota la nostra posizione contro il merito della legge e credo che il parlamento debba prenderne atto con provvedimenti di modifica». Inoltre per Fammoni viene meno anche la frettolosa dichiarazione comune tra Cisl-Uil e organizzazioni inprenditoriali senza che la legge fosse promulgata nè pubblicata sulla Gazzetta ufficiale: «Credo che tutti debbano riflettere in primo luogo il governo che a quell'accordo ha partecipato». E la Cisl, colta di sorpresa, si limita a rilevare che l'arbitrato è uno strumento «di libertà per lavoratoiri e impresa».
Dall'opposizione arrivano valutazioni soddisfatte. Per Stefano Fassina (Pd) «il ministro Sacconi dovrebbe riflettere seriamente. La sua crociata ideologica contro i diritti dei lavoratori non può oltrepassare i vincoli della Costituzione». Plauso a Napolitano da Ferrero e Diliberto.