Le elezioni rimettono in movimento il centrodestra Più forte la componente degli ex Forza Italia
L'AQUILA. Fare pasticci con le liste porta fortuna. Ne sa qualcosa Renata Polverini, neogovernatrice del Lazio. Ma anche Filippo Piccone non scherza. Due anni fa il Pdl rischiò di lasciare a casa il suo candidato presidente in Regione Gianni Chiodi perché il listino arrivò sul filo del tempo massimo e con le firme pasticciate. Piccone era il responsabile Pdl di tutta quella baracca elettorale. Le foto lo ritrassero con le mani nei capelli quando il listino venne escluso, e poi esultante alla riammissione dopo il ricorso. Oggi Piccone può ben dire di essere l'uomo forte del Popolo della Libertà abruzzese. Il politico che ha guadagnato allo schieramento berlusconiano la quarta provincia della Regione, L'Aquila, con il carneade Antonio Del Corvo contro una sfidante tosta come Stefania Pezzopane, presidente uscente di marca Pd, personaggio a tutto tondo, politico e mediatico, che nell'ultimo anno, tra un Obama qui e un Clooney là, ha saputo guadagnarsi simpatie e consensi mettendo in discussione un risultato che tutti davano in quota Pdl.
La vittoria all'Aquila e l'affermazione di Umberto Di Primio a Chieti, tornata al centrodestra dopo la parentesi del sindaco Pd Francesco Ricci, stanno ridisegnando gli equilibri interni nella coalizione vincitrice e soprattutto nel Pdl, che in Abruzzo non è mai stato un partito unito, o meglio a guida unitaria. Le componenti ex An ed ex Forza Italia hanno continuato a girare a sé e il governatore Gianni Chiodi ha giocato più un ruolo di arbitro che di attaccante.
Il voto amministrativo del 28 e 29 marzo rafforza la figura di Piccone agli occhi di Silvio Berlusconi, uomo del fare che pesa i collaboratori dai risultati e non certo dall'eloquio. Mentre la lunga assenza del Cavaliere dall'Abruzzo non può che appannare l'immagine di Chiodi, che pressato dai tre lavori di governatore, commissario alla ricostruzione e commissario della sanità, ha ben poco tempo da dedicare alla politica.
E Piccone ora può dormire sonni tranquilli. Nessuno toccherà la sua carica di coordinatore regionale. Perde dunque terreno l'idea del deputato Daniele Toto di sostituire Piccone alla testa del partito abruzzese. E dalla riconquistata Celano il senatore marsicano potrà governare il Pdl abruzzese senza temere ulteriori imboscate. Un aiuto arriverà anche dal rapporto sempre più stretto con il vicepresidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello che ha scelto non a caso Celano per ospitare la Winter School di Magna Carta, la sua fondazione di formazione politica.
Tempi più complicati vive il vicecoordinatore Fabrizio Di Stefano senatore Pdl e oggi anche consigliere comunale a Chieti. Di Stefano, capolista Pdl in Comune, è stato certamente eletto con un risultato lusinghiero (607 voti) ma ha ottenuto solo la seconda posizione nella lista, superato da un neofita come Domenico Di Fabrizio (849 voti) spalleggiato però dal peso massimo Remo Gaspari. E' vero che il neosindaco Di Primio è suo uomo, ma, si ragiona nel partito, è vero anche che molti degli eletti in consiglio comunale sono di area Forza Italia, ed è altrettanto vero che Di Stefano non ha forti sponde romane. Un passo indietro lo fa certamente il capogruppo del Pdl in Regione Gianfranco Giuliante. L'Aquila non ha dato un contributo eccezionale alla vittoria di Del Corvo, come ci si sarebbe aspettato, e dunque l'aquilano Giuliante non potrà avanzare grandi pretese al partito. Al massimo dovrà accontentarsi di restare capogruppo, poltrona che nei mesi scorsi è stata messa in dubbio.
Certo, la pattuglia di An si rafforzerà con l'uscita di Del Corvo, perché a Palazzo dell'Emiciclo arriva Emilio Iampieri, fedelissimo di Di Stefano. Ma gli equilibri in aula non si sposteranno «perché Giuliante non regge il gruppo».
Anche la marsicana Daniela Stati, fiera avversaria di Piccone al momento della designazione di Del Corvo candidato presidente, perde terreno, perché molti suoi candidati non sono stati eletti in Provincia. Però resta in piedi il patto tra Piccone e il padre di Daniela, Ezio Stati, il quale avrà mano libera per scegliere il prossimo sindaco di Avezzano. E non è detto che non sia la figlia.
Una verifica sugli equilibri nel Pdl ci sarà con la nomina dei pochi enti ancora senza guida. Per esempio la Saga, la società di gestione dell'aeroporto d'Abruzzo per la cui presidenza, dopo il tramonto dell'ipotesi Napoleone (uomo di Di Stefano) potrebbe affacciarsi il nome di un imprenditore come Mauro Angelucci, fresco presidente di Confindustria Abruzzo. Ma ci sarà da vedere anche la sostituzione di Del Corvo alla presidenza dela Commissione agricoltura. La poltrona resterà certamente in quota ex Forza Italia. Si pensa a Giuseppe Tagliente (che per la verità è capogruppo di Rialzati Abruzzo) o ad Antonio Prospero.
Tira aria di rimpasto anche in giunta regionale e la tornata elettorale accelererà la tendenza. Gli uomini in bilico sono due: l'assessore al Turismo Mauro Di Dalmazio e l'assessore al Personale Federica Carpineta.
Chiodi ha infatti il problema dell'Udc che da tempo chiede di entrare nella maggioranza. Il capogruppo Antonio Menna preme, forte anche del risultato a Chieti e all'Aquila dove lo scudocrociato ha portato un buon contributo. Entrare in maggioranza vuol dire naturalmente ottenere un assessorato. Se escono Di Dalmazio e Carpineta potrebbe entrare Menna o l'altro Udc Terra, e un altro in quota Pdl. A Di Dalmazio potrebbe andare in cambio la presidenza dell'Aptr, l'agenzia regionale di promozione del turismo.
Non ci dovrebbero essere problemi per Alfredo Castiglione. L'assessore alle Attività produttive ha però scelto una posizione politica più defilata, vicino a Gianfranco Fini e alla sua "Generazione Italia".