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Pescara, 22/04/2026
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Data: 01/04/2010
Testata giornalistica: Il Centro
L'ombra di D'Alfonso sul futuro Pd. L'ex sindaco di Pescara pronto a rientrare per le Regionali del 2013

Scendono le quotazioni di Pezzopane e Legnini dopo le sconfitte del Pd all'Aquila e Chieti

PESCARA. Il Partito democratico guarda al passato recente e piange, volge lo sguardo al futuro e quasi quasi si dispera. Appena un paio d'anni fa aveva in mano tutto: la Regione con Del Turco, le 4 province, i Comuni di Pescara, Chieti e L'Aquila. Gli mancava solo Teramo.
Teramo era in mano a Chiodi ed è diventato il trampolino di lancio del presidente verso la Regione. Il Pd oggi vive i suoi turbamenti per un risultato elettorale che definire deludente è poco. L'urgenza è quella di costruire un percorso e una classe dirigente in grado di restituire una speranza a un elettorato disorientato e deluso.
Le inchieste della Procura di Pescara hanno mandato a casa un'intera classe dirigente, quella che più contava dal punto di vista politico, strategico ed economico: Regione e Comune di Pescara.
Il 2013 è l'anno X - si vota per la Regione - che sancirà una rinascita o forse la definitiva ecatombe di una coalizione alla ricerca di un progetto politico credibile e di qualcuno che sappia metterlo in atto.
Oggi si cerca un salvatore della patria. Molte speranze erano riposte su Stefania Pezzopane, a patto naturalmente che avesse vinto la battaglia per la Provincia.
Il suo ko avrebbe potuto rilanciare le quotazioni del senatore Giovanni Legnini, ma anche su di lui pesa la sconfitta di Francesco Ricci a Chieti. Il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, ha già i suoi bei grattacapi per tenere in piedi la sua squadra di governo e vive una sorta di solitudine. Situazione disastrosa, a meno che non esca fuori il nome della provvidenza.
E su questo i sussurri che diventano grida parlano di un clamoroso ritorno sulla scena di Luciano D'Alfonso.
L'ex sindaco di Pescara, disarcionato dalla magistratura nel dicembre del 2008, nel 2013 potrebbe aver risolto i suoi guai giudiziari.
Forse oggi è l'unico nome in grado di rilanciare le speranze del centrosinistra. Lo dimostra l'entusiasmo che lo circonda nelle sue rare uscite pubbliche. Si era ipotizzato per lui una prospettiva politica molisana, ma ora l'obiettivo è cambiato. Nonostante i problemi con la giustizia resta il punto di riferimento del Pd provinciale di Pescara.
I buoni rapporti con il senatore emerito Franco Marini, gli potranno fare gioco quando servirà. D'Alfonso, per ora, non commenta. Resta alla finestra con un occhio alle vicende giudiziarie (se non risolve quelle è difficile ipotizzare un suo futuro politico) e uno alle manovre nel suo partito.
Il 19 marzo scorso, alla presentazione di un libro nella libreria Feltrinelli, l'ex primo cittadino ha detto che bisogna pensare a una diversa organizzazione della Regione «perché è mancata sempre una città-guida ed è stato forzoso avere organizzato una leadership com'è avvenuto». Parole chiare da chi ragiona da leader e pensa a una politica per il territorio, «simile a quella di Vendola in Puglia o di Formigoni in Lombardia: partendo dal basso e dialogando con la gente».
«La politica deve stare avanti agli accadimenti, e lo fa se scruta la storia. C'è però una classe dirigente che preferisce mettere le gambe a cavalcioni. Fra due anni si apre e si chiude la partita della liberalizzazione ferroviaria e bisogna iscrivere questa vertenza tra le priorità», queste le parole pronunciate 10 giorni fa. Insomma, se non è un programma politico poco ci manca.
IL PARTITO. Due anni fa, con il Pd abruzzese nella bufera, gli Stati generali a Roma hanno preferito voltarsi dall'altra parte, lasciando il partito in un isolamento senza precedenti. Con i due leader, Ottaviano Del Turco e lo stesso D'Alfonso, nella tenaglia delle inchieste il partito, targato Veltroni prima e Franceschini poi, ha scelto il silenzio e l'appoggio incondizionato alla magistratura. Nessun significativo segno di vicinanza ai suoi dirigenti in disgrazia.
«Il nostro punto di partenza è stato difficile», conferma il segretario regionale Silvio Paolucci, che in un incontro pre-congressuale con Franceschini all'Aquila ha posto proprio questo problema senza ottenere lo straccio di una risposta da parte dell'allora segretario del Pd. «Abbiamo vissuto una situazione difficile. Nel 2008 il Pd è stato azzerato. Ora, dopo queste sconfitte dobbiamo aggiornare il nostro profilo culturale e declinare una proposta di contenuti e non di carriera. La ricostruzione, l'economia e l'occupazione, la sanità sono i punti programmatici di riferimento. Lavoriamo a un rinnovamento della classe dirigente che sia pazientemente costruita. L'immagine è importante. Faremo assemblee, incontri nei circoli, ma basta con le discussioni interne, parliamo alla gente. Sparare contro gli altri non serve».

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