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Pescara, 22/04/2026
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Data: 02/04/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Toto: «Chiodi non rispetta le sentenze del Tar». Sanità nel caos, nuova interrogazione del deputato Pdl che scrive ai ministri della Salute e dell'Economia

PESCARA - Raccontava di un paese in via di sviluppo, della corrida per una Tac, della sanità negata e poi delle liste d'attesa lunghe chilometri e dei vecchi in fila ai Cup, file di giorni, file con la polizia che fa irruzione perchè a tutto c'è un limite anche alla pazienza dei vecchi. Raccontava la sanità malata dell'Abruzzo Daniele Toto, parlamentare del Pdl, sì pidiellino proprio come il presidente della Regione Gianni Chiodi o dell'assessore alla Sanità o di questa maggioranza che divide l'Abruzzo tra Teramo e Celano che sono i due nuovi baricentri della politica, come una volta Gissi o Collelongo. Ma pidiellino di un versante diverso, lontano. Raccontava questo Abruzzo il nipote del patron di AirOne in una interrogazione parlamentare soltanto venti giorni fa. Ci torna sopra adesso, un'altra interrogazione, un'altra carrellata di accuse. Un altro Abruzzo con tanti punti interrogativi. La sanità, ancora. Quella che non funziona e quella che si lecca i baffi per la torta di Angelini, appetiti e lobbies in fila per sei come disse Gianni Chiodi in risposta alla prima interrogazione di Toto: «Ci sono tante lobbies che provano a condizionarmi».
Scrive ai ministri della Salute e dell'Economia, vuole sapere se è possibile che in Abruzzo il commissario alla sanità non applichi le sentenze del Tar, se questo è consentito. Racconta fatti noti Toto con parole pesanti e accuse dirette, racconta dell'ultimatum alle cliniche, o firmate i contratti o tutti a casa, atti di «una ostinazione sesquipedale sul piano politico-istituzionale, di una temerarietà improvvida su quello amministrativo, di una dannosità potenziale sul piano economico», aggettivi ridondanti per dire che quello di Chiodi è un comportamento che più sbagliato non si può. Una strategia di contrasto alle cliniche, secondo Toto, che «stupisce, inquieta e preoccupa» non solo perchè ci sono sei sentenze del Tar che bocciano la politica sanitaria della Regione e la sanzione paventata della sospensione degli accreditamenti, ma anche perchè il presidente Chiodi pensò di salvare capra e cavoli andando a parlare con i giudici, «che se dovessero continuare ad emanare pronunce favorevoli alle case di cura, farebbero saltare il piano di rientro». Disse così davanti agli imprenditori. La censura nei confronti del presidente e collega di partito è netta, Toto parla di imposizioni «vessatorie» ai privati, torna a raccontare di una sanità malata: quella delle liste d'attesa o della paziente malata di tumore al sistema linfatico che non è riuscita a farsi una Tac nel giro di un mese, nonostante quello fosse un esame necessario per lo sviluppo delle terapie. Due quesiti mette davanti agli occhi del ministro: se gli atti del commissario Chiodi sono legittimi alla luce del mancato rispetto delle leggi e delle sentenze; e se quegli stessi atti non rischino di provocare «gravi disservizi oltre quelli quotidianamente affrontati in Abruzzo dai pazienti». Atti che secondo il parlamentare esulano, probabilmente, dalle competenze assegnate: per questo chiede a Fazio e a Tremonti di convocare Gianni Chiodi o di impartirgli «opportune linee guida per imporre l'ottemperanza delle sentenze». Una specie di commissariamento del commissario.
Fino all'ultimo decisivo scenario politico-sanitario che Toto si lascia in coda. «E' inoltre opportuno dissipare ogni dubbio», attacca. Il dubbio riguarda che fine faranno le specialità di Villa Pini, ancora sospese, riguarda l'ipotesi di una clinica pubblico-privata a Sant'Omero, caldeggiata dall'assessore Venturoni. «Dissipare ogni dubbio - scrive Toto ai ministri - per escludere che la fase, già avviatasi, di cospicua contrazione del ruolo della sanità privata in Abruzzo non predetermini l'agevolazione per una futura sua riespansione in un mutato assetto imprenditoriale, anche sull'onda di ragioni emergenziali». Toto teme che il pacchetto Angelini finisca nelle mani di un altro imprenditore, magari già identificato, già con la promessa in tasca. Uno che magari si sta già allenando a bordo campo.

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