| |
|
| |
Pescara, 22/04/2026
Visitatore n. 753.355
|
|
|
|
|
|
|
04/04/2010
Il Centro
|
Autostrade, restano gli aumenti. Il Consigio di Stato sospende i tagli su A24 e A25, le proteste dei pendolari |
|
Le tariffe resteranno invariate fino al 20 aprile quando ci sarà la decisione definitiva sui pedaggi PESCARA. Il Consiglio di Stato sospende la sentenza con la quale, soltanto cinque giorni fa, il Tar ha bocciato gli aumenti applicati nel 2006 e nel 2008 sui pedaggi autostradali dell'A24 e dell'A25. Le attuali tariffe, senza quindi i ribassi, restano almeno fino a martedì 20. A diffondere la decisione dei giudici amministrativi di secondo grado è stata Strada dei Parchi spa (al 60% di Austostrade spa e al 40% di Toto spa), che gestisce la concessione dell'A25 (Roma-L'Aquila-Teramo) e dell'A24 (Torano-Avezzano-Pescara). Era stata la stessa società a presentare la richiesta di sospensiva della sentenza con la quale il tribunale amministrativo (Tar) del Lazio aveva ritenuto illegittimi gli aumenti del 2006 e del 2008 applicati sui pedaggi sulle due autostrade abruzzesi. Per i giudici di primo grado era opportuno tornare ad applicare le tariffe del 2005 fin da subito, lasciando quindi intravvedere per gli automobilisti una Pasqua un po' meno salata. Una sentenza seguita dalla diffida con la quale la Provincia di Teramo aveva invitato "Strada dei parchi" ad applicare i vecchi pedaggi. Invece no. In un lasso di tempo eccezionalmente veloce rispetto ai tempi a cui la giustizia ci ha abituato, il Consiglio di Stato ha stoppato la sentenza del Tar, altrimenti esecutiva, indicando anche una scadenza: quel 20 aprile entro cui i giudici amministrativi dovrebbero pronunciarsi anche sul merito. Alla luce di queste motivazioni il Consiglio di Stato dovrebbe poi decidere se bocciare definitivamente o no gli aumenti autostradali. Chi alza da subito la voce contro i pedaggi autostradali sono i terremotati pendolari che hanno già raccolto 250 firme contro la decisione di "chiudere i rubinetti" dal primo aprile agli ingressi gratis sull'A24 e sull'A25. La petizione sarà spedita dopo le festività pasquali alla Protezione civile. «Oltre il danno, la beffa», dicono a commento dell'ordinanza 3857 del 10 marzo che ha prorogato per appena venti giorni (fino al 30 marzo) la gratuità dei pedaggi. «Ci è sembrata esclusivamente una mossa elettorale», dice Berardino Persichetti, rappresentante dell'associazione «Un respiro per L'Aquila», nata subito dopo il sei aprile per iniziativa di un sostanzioso gruppo di sfollati sulla costa: «Non vogliamo essere strumentalizzati». L'associazione lamenta poca attenzione da parte del governo per chi ancora non è potuto tornare in città. Si tratta di centinaia di famiglie, spesso residenti in case B e C, la cui abitazione ancora non è agibile. Persichetti: «Il disagio che ci crea quest'ordinanza è gravissimo: un danno economico oltre che morale. Non bisogna dimenticare che restare per molto tempo fuori dalla città non è per noi un piacere». Il problema è particolarmente grave per chi viaggia quotidianamente per motivi di lavoro. «Si spendono circa otto euro per andare e tornare», continua Persichetti, «qualcuno dovrà anche rinunciare a viaggiare tutti i giorni, così si incentivano gli aquilani a non tornare in città. Bisogna anche pensare che i lavori di riparazione dei danni per le B e le C non termineranno presto, per alcuni ci vorrà anche un anno. E questo non è imputabile a noi». Gli sfollati pendolari ritengono che la gratuità del pedaggio sia un diritto, non una concessione. «Ci siamo stancati di chiedere l'elemosina», spiega Persichetti, «poter tornare nella nostra città, anche se non abbiamo più casa, è un nostro diritto che nessuno deve toglierci».
|
|
|
|
|