ROMA. Entro l'anno nuovi tagli colpiranno i Comuni, le Province e le Regioni. Come previsto nella Finanziaria triennale varata dal governo Berlusconi nel 2008 sono in arrivo sacrifici per gli enti locali che potrebbero metterne a rischio l'operatività.
Il dimagrimento e i sacrifici sono quantificati, secondo indiscrezioni, in 2,9 miliardi per Comuni e Province e in 2 per le Regioni. I ministeri dovranno avviare tagli per 1 miliardo. I tecnici sono al lavoro per individuare i rami da potare con l'obiettivo dichiarato di portare il rapporto tra deficit e Pil sotto il 3 per cento. Per raggiungerlo serve da una parte un ambizioso programma di sostegno alla crescita e, dall'altra, un serio piano di sicurezza sui conti pubblici. Il governo immagina una ripresa forte che, però, non è alle viste.
Se la scure del governo si abbatterà sicuramente sugli enti locali, non altrettanto certo è il via libera dei ministri ai piani di risparmio per i loro dicasteri: dovranno scegliere, infatti, se tagliare direttamente sui ministeri o dirottare i sacrifici sugli enti controllati.
Intanto il Fondo monetario internazionale rivede al ribasso le stime di crescita per l'Italia individuando il nostro Paese come quello dalla crescita più debole e lenta. Questo accade mentre l'economia mondiale è ripartita spingendo il Fmi a rimetter mano alle previsioni di crescita rivedendole generalmente al rialzo.
La ripresa in corso, tuttavia, mostra un andamento a due velocità. Con l'Asia che traina il ben più lento vagone delle economie avanzate sul quale pesa soprattutto il rischio dovuto a bilanci pubblici fragili e a un debito pubblico sempre più elevato. L'Europa, in particolare, sta sperimentando una crescita debole e non è indenne dal rischio di contagio da parte della Grecia. E tra i partner di Eurolandia, se si escludono Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo, l'Italia sarà il paese con la performance di crescita più debole.
Per l'Italia, le stime del Fmi vedono una crescita dello 0,8% nel 2010 e dell'1,1% nel 2011: per il dato di quest'anno si tratta di una revisione al ribasso di 0,2 punti percentuali rispetto alle stime di gennaio, ma al rialzo di 0,6 punti a confronto con l'Outlook di ottobre.
Le previsioni del 2010 sono tuttavia inferiori a quelle del governo che si attende un rialzo del Pil dell'1,1%. Peggio dell'Italia quest'anno faranno Grecia (-2%), Irlanda (-1,5%), Spagna (-0,4%) e Portogallo