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Pescara, 22/04/2026
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Data: 04/04/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Lega-Chiesa, l'alleanza si rafforza. Volantini contro la Ru486 e Avvenire attacca «la chimica della morte»

A Torino il ginecologo Viale denuncia: al Sant'Anna l'ordine della pillola è stato bloccato

ROMA. Trova nuovi adepti la crociata leghista sulla Ru486. Si consolida infatti la santa alleanza tra la Chiesa e il Carroccio. Dal nuovo fronte il Vaticano non si chiama fuori.
Dopo gli apprezzamenti dei giorni scorsi ai governatori anti-pillola Cota e Zaia, ieri ha schierato l'Avvenire che in un editoriale considera «irresponsabile chi nega la pericolosità della Ru486». Il quotidiano della Cei non usa mezze parole per contrastare la «gelida chimica della morte» e per sostenere che «la pratica dell'aborto extra-ospedale configura nei fatti la violazione di una norma che legalizza l'interruzione di gravidanza, ma non concede margini a pratiche disinvolte e pericolose».
Vescovi in campo anche a Treviso con mons. Gardin che rinnova l'invito all'obiezione di coscienza, e a Firenze dove ieri, durante l'omelia della veglia pasquale in Cattedrale, mons. Betori ha mosso critiche allo «scientismo totalitario che «può decidere anche chi deve nascere». Così oggi, nella domenica di Pasqua, la Lega di Ancona sarà in piazza per il primo volantinaggio antipillola dal titolo «Ru486, omicidio fai da te». Il premier Berlusconi aveva chiesto di non trasformare il tema in una battaglia ideologica anche all'interno del centrodestra, ma sembra stia accadendo il contrario.
Contro le proteste delle donne che minacciano di scendere in piazza si scaglia il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, che parla di un «fronte della morte» delle «nuove mammane chimiche della sinistra che vogliono aborti comunque e dovunque ma che perderanno come Bonino e Bresso». Più cauto il collega alla Camera, Fabrizio Cicchitto, schierato in difesa dell'Agenzia del farmaco, istituzione neutra, mentre il suo vice Osvaldo Napoli si schiera con Cota e Zaia e semina il panico quando accenna addirittura ad una «distribuzione della pillola abortiva attraverso le farmacie».
Insomma, la marcia indietro dei due governatori di Piemonte e Veneto, che hanno garantito che rispetteranno la legge, non placa la polemica. Non c'è solo il discrimine del ricovero ospedaliero a mobilitare i contrari. Per il rispetto della 194 si schiera anche il ministro dell'Attuazione del programma, Rotondi, che punta il dito sulla parte della legge che prevede la prevenzione e che risulterebbe inapplicata con la pillola. Come si vede la strada per ostacolarne la somministrazione in Italia passa per mille paletti.
Proprio ieri il medico radicale Silvio Viale, noto per aver avviato cinque anni fa al S. Anna di Torino la sperimentazione della pillola abortiva, ha denunciato che l'ordine del farmaco fatto nei giorni scorsi è stato bloccato dalla direzione ospedaliera «per motivi oscuri». E in difesa dell'Agenzia del farmaco che ha autorizzato l'aborto farmacologico, si schiera l'oncologo Umberto Veronesi che definisce «incostituzionale» negare la somministrazione della Ru486, perché in contrasto con l'articolo 32 della Carta che sancisce il diritto alle cure.
Ai molti che credono che la pillola faciliti l'aborto e dunque possa indurre le donne a praticarlo a cuore leggero, Veronesi ricorda che nei paesi Europei e negli Stati Uniti in cui da tempo è stata introdotta, gli aborti non sono affatto aumentati. Secondo l'oncologo, prima ancora che incostituzionale, imporre l'aborto chirurgico sarebbe solo «un'inutile punizione fisica».

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