Iscriviti OnLine
 

Pescara, 22/04/2026
Visitatore n. 753.355



Data: 06/04/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
L'Aquila, un anno dopo - Fischi durante lettura messaggio premier. Contestazioni alle commemorazioni. Bertolaso: vinta sfida gigantesca: dato casa a tutti, per ricostruzione servirà tempo

L'Aquila ricorda il terremoto che nella notte tra il 5 e il 6 aprile del 2009, alle 3,32, con una scossa di magnitudo 6,3, devastò la città e i paesi della provincia, causando 308 vittime e 80mila senzatetto. Il culmine delle celebrazioni alle 3,32 di martedì, con la lettura dei nomi delle vittime sarà accompagnato dai rintocchi delle campane della chiesa delle Anime Sante, uno per vittima.

Tensione e qualche contestazione in serata durante la riunione del Consiglio comunale straordinario aperto a L'Aquila. Ci sono stati fischi in particolare quando è stato letto il messaggio inviato dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Sono stati anche mostrati cartelli con scritte come: "Sono un cittadino senza città" o "Riaprire la città". «Non ci hanno mai ascoltato», ha detto una signora ai microfoni di Skytg24. Contestazioni anche durante l'intervento del sindaco, Massimo Cialente.

Alla seduta, cominciata alle 22, hanno preso parte centinaia di cittadini assiepati nella chiesa delle Anime sante e in Piazza Duomo, ma i lavori sono stati più volte interrotti dai fischi rivolti da un gruppo di persone durante la lettura del messaggio del presidente del Consiglio: i fischi hanno superato di molto gli applausi. Applausi invece al messaggio di saluto del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, qualche fischio a quello del presidente del Senato, Schifani.

In precedenza, invano, il presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, aveva chiesto alle persone intervenute, tra i cittadini, di lasciare le sedie per far posto alle autorità. Nessuno ha voluto rinunciare al proprio posto. Vani anche i richiami alla sicurezza da parte delle forze dell'ordine. «Alla sicurezza - hanno gridato alcuni - dovevate pensarci il 31 marzo anno scorso», in riferimento alla Commissione grandi rischi, convocata a 7 giorni dal
sisma.

Bertolaso: data una casa a tutti, per la ricostruzione occorrerà tempo. «Tutto quello che si poteva fare è stato fatto. Sin dalle prime ora c'è stata una mobiltazione completa e convinta di tutto il Paese che è proseguita in tutti questi mesi - ha detto il capo dello Protezione Civile, Guido Bertolaso al Tg2 - Restano un migliaio di persone ancora fuori casa e che presto avranno un'abitazione».

Tempi lunghi, invece, per la ricostruzione: «Per la ricostruzione ci vorranno diversi anni. Questo lo sapevamo fin dall'inizio e abbiamo fatto la scelta precisa e strategica di dare, intanto, a tutti una casa e non lasciare i cittadini nei container», ha aggiunto Bertolaso.

Bertolaso ha ricordato che a L'Aquila l'Italia ha affrontato «e vinto» una «sfida gigantesca», dimostrando che tutto il paese, quando vuole e senza distinzioni politiche, sa dare «risposte serie, uniche ed efficienti». Bertolaso ha poi tirato il bilancio di un'emergenza che, ha detto in un'intervista all'Ansa, ha fatto emergere «il meglio dell'Italia», una «solidarietà e disponibilità» verso gli aquilani che si è tradotta in un aiuto concreto da parte di istituzioni e cittadini.

«I problemi non sono risolti: perché vi sono ancora persone che vivono negli alberghi e, soprattutto, l'identità della città è andata persa. È possibile che venga ricostruita, ma ci vorrà tempo e tanta volontà, idee e progetti che ad oggi mancano. È indubbio però - ha continuato il capo della protezione civile - che nel terremoto dell'Aquila lo Stato ha risposto nel migliore dei modi: a 48 ore dalla scossa c'erano già 10mila soccorritori e dieci mesi dopo non c'era più una tenda. L'idea di costruire a tempo di record delle palazzine antisismiche anzichè utilizzare i container, inoltre, è stato un azzardo che poteva diventare un boomerang. Ma alla fine si è rivelata una scommessa vincente che, ad oggi, consente una sistemazione più che dignitosa a 15mila persone e che già altri paesi europei e non stanno pensando di adottare in caso di emergenze«.

«La risposta dello Stato è senza precedenti nella storia del nostro paese, che è pieno di tragedie ricordate per l'inefficienza dei soccorsi e le polemiche post emergenza - ha sottolineato ancora Bertolaso -. Stavolta invece abbiamo dimostrato una grande capacità di far funzionare tutto il sistema».

Ma ora che l'emergenza è finita, che sarà dell'Aquila e degli aquilani? «L'Aquila deve essere ricostruita dagli aquilani - ha risposto Bertolaso - questo è uno slogan che in campagna elettorale è stato utilizzato per contrapporre qualcuno a qualcun altro. E invece oggi deve essere fatto proprio da tutti, in primis dalle autorità locali e da chi ha responsabilità in questo tipo di interventi. Bisogna accelerare il processo di ricostruzione».

La Protezione Civile, comunque, non abbandonerà l'Abruzzo. «Noi abbiamo fatto il nostro compito ma non voltiamo la testa dall'altra parte, saremo a fianco degli aquilani, del Commissario e di tutti quelli che hanno una grossa responsabilità per risolvere i problemi che si dovranno affrontare, dandogli una mano quando ce la chiedono e anche incalzandoli quando ce ne sarà bisogno, in modo che tutti gli interventi e le attività di ristrutturazione vengano realizzate in tempi compatibili con le esigenze dei cittadini», ha detto ancora Bertolaso.

Nonostante l'impegno messo dallo Stato, però, non sono mancate e non mancano le polemiche. Come dimostra la rivolta del popolo delle carriole. Perché? «Perchè siamo bravissimi a distruggere tutto quello che di buono facciamo, buttando ogni cosa in politica - ha rielvato Bertolaso -. Io mi domando se al posto del governo Berlusconi vi fosse stato un altro governo, se certe reazioni e certe polemiche sarebbero state altrettanto forti e sarebbero state uno dei motivi della campagna elettorale che si è appena conclusa». La sensazione che c'è, sottolinea, è che «non ci viene perdonato di aver fatto fare bella figura ad un governo piuttosto che ad un altro. E questo è abbastanza doloroso e avvilente per chi lavora per lo Stato e si sente un servitore dello Stato. Come per la vicenda dei rifiuti in Campania. E questo è inaccettabile».

Bertolaso ha chiesto ai sindaci degli oltre tremila comuni italiani inseriti nelle zone più a rischio della mappatura sismica, di tenere nel giorno del terremoto un consiglio comunale aperto ai cittadini, per parlare di prevenzione. Perchè, come ha scritto nella lettera che ha inviato loro, «è l'unico strumento efficace di difesa a priori contro i terremoti. Per la prima volta sono ottimista, questa può essere l'occasione per mobilitare le coscienze e far si che la vicenda aquilana non venga dimenticata. L'Aquila ha colpito davvero, non solo il cuore ma anche la testa degli italiani e dunque vi sono le condizioni per impostare una politica seria di prevenzione». Senza però farsi illusioni. «Tutto non può essere risolto in poco tempo: ci vogliono 20 anni per mettere in sicurezza tutto quello che c'è a rischio in Italia. E dunque bisogna rimboccarsi tutti quanti le maniche».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it