PESCARA. In meno di mezz'ora, il processo sulle presunte tangenti al Comune di Pescara si esaurisce partorendo un rinvio a breve per consentire alla difesa di consultare i nuovi atti che vuol inserire nel fascicolo il pm Gennaro Varone, esiti di perizie tecniche e accertamenti bancari che non stravolgono il processo. Un'udienza lampo, per registrare l'uscita dall'impasse delle mancate notifiche.
E per consentire al Comune di formalizzare la costituzione di parte civile e chiedere i danni patrimoniali e d'immagine a Luciano D'Alfonso, arrestato il 15 dicembre 2008 per corruzione e accusato di avere pilotato - per presunti tornaconti personali - il project financing da 18 milioni per il cimitero e il mega appalto da 50 milioni dei parcheggi dell'area di risulta. Parte civile sono anche i gestori del bar del tribunale per il tentativo di concussione contestato all'ex braccio destro di D'Alfonso, Guido Dezio.
BOTTA E RISPOSTA Nell'aula dell'udienza preliminare sempre inadeguata e disertata dai 26 imputati tra ex sindaco, dirigenti comunali e imprenditori (tra cui Carlo e Alfonso Toto), l'unico lampo è stato il botta e risposta che si è consumato tra l'avvocato Giuliano Milia che assiste D'Alfonso e il pm Gennaro Varone quando si è trattato di individuare una data ravvicinata per la prossima udienza, fissata dal gup Guido Campli al 4 maggio alle ore 15.
Il legale ha contestato il ritmo serrato imposto ai grandi processi sostenendo che non sia quella la prassi seguita finora dal tribunale e prendendo a esempio un altro caso giudiziario, che però è vicino alla prescrizione. La risposta del magistrato è stata sferzante: «Allora fissiamo il processo direttamente al 2018, così facciamo prescrivere pure questo».
I CALENDARI La battaglia sui calendari comincia a infuriare a ogni udienza sui grandi processi. E' un bubbone destinato a scoppiare perché a mano a mano che le inchieste più importanti entrano nel vivo, il calendario si fa sempre più intasato. Un malcontento strisciante e sempre più malcelato tra gli avvocati, che cominciano a saggiare con mano la volontà del tribunale - sdoganata in occasione dell'anno giudiziario dal presidente della Corte d'appello Giovanni Canzio - di riservare corsie preferenziali ai processi di maggiore richiamo. Che dopo avere pagato dazio a handicap strutturali (omesse notifiche) o procedurali (perizie sulle intercettazioni) ora hanno preso improvvisamente a correre.
L'effetto è una primavera densa di appuntamenti, che da aprile a giugno coinvolgono Fira, Ciclone, Bussi, Green Service, Fangopoli, e il processo in tribunale a D'Alfonso per il concorso Dezio. E che dal 12 maggio riguarderà il processo più atteso, quello di Sanitopoli, per il quale gli ufficiali giudiziari stanno facendo di tutto per garantire che tutte le notifiche vadano in porto.
IL PREGIUDIZIO Secondo la tesi di alcuni difensori, la determinazione con cui i gup stanno fissando udienze ravvicinate costituisce una sorta di pregiudizio, che impedirebbe agli imputati di essere giudicati serenamente e che toglierebbe agli avvocati il tempo necessario per studiare i fascicoli e arrivare preparati ai processi. Se sia il preannuncio di mosse eclatanti, come il ricorso al legittimo sospetto o alla ricusazione, lo scopriremo presto. Per la procura, invece, esiste solo la necessità di garantire i processi in tempi brevi e di arrivare a sentenze il più presto possibile tanto più che spesso sono gli stessi colletti bianchi sotto inchiesta a sollecitare a viva voce una giustizia rapida. Solo che, una volta in aula, la realtà cambia.
LE NUOVE CARTE Ma torniamo all'udienza preliminare sulle presunte tangenti negli appalti pubblici al Comune. I nuovi atti depositati dal pm Varone riguardano i risultati delle indagini bancarie nei confronti dei due consulenti del Comune Marco Mariani e Francesco Ferragina, accusati di corruzione nella vicenda relativa al project financing sui cimiteri cittadini.
C'è poi l'interrogatorio reso a suo tempo da Dezio davanti al pm Pietro Mennini nell'inchiesta sull'urbanistica che ancora attende la firma sulla richiesta di rinvio a giudizio. Dezio giustificò la famosa lista con nomi di imprenditori e cifre sequestrata dalla polizia postale, sostenendo che si sarebbe trattato di contributi per un progetto che non andò in porto e che in ogni caso i soldi non furono riscossi.
Inoltre, agli atti c'è anche la posizione di un dirigente comunale indagato per omissione per non avere sottoposto Dezio a procedimento disciplinare. Infine, Varone ha prodotto i documenti, provenienti sempre da Urbanistica, relativi al viaggio a New York dell'ex sindaco pagato da un imprenditore, utile per l'accusa a dimostrare che tipo di rapporti intrattenesse D'Alfonso. Gli atti, che non modificano l'impianto del processo, sono stati depositati dal pm il 17 marzo, ma le notifiche non hanno raggiunto tutti i difensori. Di qui, la necessità di un rinvio a breve per consentire agli avvocati di leggere le nuove carte.