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Pescara, 22/04/2026
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Data: 08/04/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Corruzione, indagati Ranghelli e Roselli. Blitz all'alba in case e uffici, presi documenti sull'Urbanistica. Roselli, la parabola di un leader. «Re delle preferenze» nel 2005, poi la caduta all'ombra di D'Alfonso

Avvisi all'assessore ai Lavori pubblici e a quattro imprenditori Al vaglio la cittadella della moda realizzata a Santa Teresa

SPOLTORE. Alle 6,30, gli agenti della forestale e della squadra mobile di Pescara bussano alle porte di casa del sindaco di Spoltore Franco Ranghelli e dell'ex presidente del consiglio regionale Marino Roselli. Più di dieci ore di perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici, nelle stanze del sindaco e dell'assessore ai Lavori pubblici portando via documenti e pc. Gli iscritti sul registro degli indagati sono dieci e per tutti si ipotizza il reato di corruzione.
Spoltore, il comune cresciuto fino a sfiorare 18 mila abitanti, si è svegliato all'alba con il viavai silente delle macchine della forestale, della polizia e dei carabinieri.
GLI INDAGATI I primi ad essere svegliati sono stati Ranghelli - «certo che sono scosso, non sono mica abituato alle perquisizioni, ma evidentemente essere un personaggio pubblico significa anche questo» - e poi Marino Roselli, l'ex presidente del consiglio regionale, ora nel partito di Rutelli, Allenza per l'Italia, e che figurerebbe, com'è scritto nel decreto di perquisizione, «come intermediario tra il sindaco e gli imprenditori». Ma i controlli e gli avvisi di garanzia hanno riguardato altri amministratori e imprenditori storici di Spoltore. I nomi sono quelli di Claudio Santurbano, assessore ai Lavori pubblici dall'ottobre 2009, di Pino Luigioni, consigliere dal 2009 di una maggioranza senza più colori, ex Pd, o «indipendente», come si definisce Luigioni, e alcuni imprenditori: il pugliese Giancarlo Fiore, titolare della cittadella della moda CityModa e gli imprenditori locali Marcello Sborgia, Alessandro D'Onofrio e Luigi Zampacorta. Per tutti, nell'inchiesta coordinata dal pm Gennaro Varone, si ipotizza la corruzione. Il filone dell'inchiesta, delegata alla forestale del comandante Guido Conti, riguarda la gestione dell'urbanistica in cui rientrano accordi di programma, l'acquisizione di terreni agricoli che potrebbero diventare edificabili con il nuovo piano regolatore e, in generale, una gestione poco chiara delle opere con l'ipotesi di un baratto di terreni in cambio di cubature.
L'URBANISTICA Negli ultimi anni, sono stati tanti i nodi dell'urbanistica che hanno fatto crescere il comune. Zampacorta, ginecologo a Pescara, è uno degli imprenditori proprietari dei terreni dove dovrebbero sorgere due torri alte quasi 40 metri a Villa Raspa, a ridosso del fiume. Il piano di recupero, dopo 12 anni, è stato approvato nell'ottobre 2009 da un commissario ad acta. E' più recente, invece, la delibera per l'ampliamento del cimitero di Spoltore: terreni di proprietà di D'Onofrio che, dopo un lungo negoziato, ha ottenuto in cambio dei terreni centrali a Spoltore. E' sulla gestione dell'urbanistica, quindi, che sta indagando la magistratura. E intanto all'ombra dell'impianto accusatorio, compaiono anche le tangenti. «Collaudo falso del centro, opere di urbanizzazione ancora da terminare e struttura parzialmente realizzata»: sono le accuse rivolte dal pm a Giancarlo Fiore, l'imprenditore pugliese che nel novembre scorso ha aperto la cittadella della moda, CityModa, a Santa Teresa di Spoltore. «Questi avvenimenti sono il frutto del clima politico avvelenato di Spoltore», dice Fiore. «Come imprenditore, da mesi sconto problemi che non ho creato. Se avessi realmente corrotto, probabilmente non sarei invischiato in queste storie. Chi corrompe ottiene, almeno credo. Io non ho corrotto e non ho ottenuto».
LE PERQUISIZIONI Un decreto di perquisizione domiciliare e personale: con questo mandato gli uomini della forestale e della squadra mobile sono entrati nella casa del sindaco, in via Massera, da cui hanno portato via, come racconta Ranghelli, «due pc, uno che non uso mai e l'altro dei miei figli, materiale cartaceo e appunti di carattere politico amministrativo». Tra le 6,30 e le 7 di mattina, poi, gli agenti si sono spostati in via Montinope, a casa di Santurbano, e in via Chieti, dove abita Luigioni. «Hanno perquisito tutta la casa e ho offerto la mia collaborazione dando le mie agende degli appuntamenti, l'unica cosa che avevo lì», dice l'assessore Santurbano, dipendente della Provincia, «Gli agenti mi hanno parlato di corsie preferenziale per le opere urbanistiche, ma io ho detto che non c'entravo, che sono assessore ai Lavori pubblici e loro hanno avuto un attimo di smarrimento. Sono a disposizione della magistratura».
L'ELENCO Luigioni, 48 anni, dipendente tessile, sta fuori al Comune e fuma in continuazione. «Da me hanno preso solo la pianta del campetto di Frascone. Poi volevano un elenco. "Ma che elenco?" ho chiesto, e ho mandato mia moglie a prendere l'elenco telefonico». Per Luigioni, il decreto di perquisizione recitava: «Reato ascrivibile a corruzione nell'ambito di rapporti con il sindaco, Roselli, D'Onofrio, Sborgia, Zampacorta, per la gestione di pratiche dell'urbanistica e l'acquisizione di terreni agricoli da rendere edificabili con il nuovo piano regolatore».
Una volta in Comune, alle 8 di mattina e fino a pomeriggio inoltrato, gli agenti della forestale sono andati via con documenti, delibere, materiale cartaceo e hanno scaricato i dati dal pc della segretaria del sindaco. Ranghelli, come Santurbano e Luigioni, è assistito dall'avvacato Federico Squartecchia. Ha trascorso la giornata all'interno e fuori dal Comune: «Sono sereno, pur nell'amarezza. Ho la coscienza a posto, ho operato nel rispetto delle norme e per il bene della collettività. Sono a disposizione degli organi competenti».

Roselli, la parabola di un leader. «Re delle preferenze» nel 2005, poi la caduta all'ombra di D'Alfonso. Dai popolari all'Api di Rutelli tra l'avversione per i Ds e gli inciuci con il centrodestra

PESCARA. Dalla roboante performance del 2005, quando raccoglie circa 16mila preferenze nella corsa alle regionali, al tonfo del 2008: il Pdl elegge Chiodi governatore dell'Abruzzo e Luciano D'Alfonso viene arrestato nell'ambito dell'inchiesta per le tangenti al Comune di Pescara.
Non si spegne certo nel breve arco temporale di una meteora che perde velocemente brillantezza la carriera politica dell'ex presidente dell'assemblea regionale Marino Roselli.
Ma è in questi anni che si compie il momento di massima esposizione, tra trionfi e cadute, fino al progetto più recente di riavviare con l'Api, l'alleanza per l'Italia lanciata da Francesco Rutelli, un nuovo percorso più corrispondente a una formazione politica cominciata nei primi anni Novanta con i Popolari, poi proseguita nella Margherita. «Principe dei moderati», nemico giurato dei Ds prima e durante la fusione nel Partito democratico, con Luciano D'Alfonso personale sponsor nel nuovo partito.
Architetto, 50 anni, sposato in seconde nozze con Angela Febo e padre di due gemelle, Roselli sperimenta oggi il primo scivolone giudiziario con l'iscrizione nel registro degli indagati, assieme al sindaco, Franco Ranghelli, nell'ambito dell'inchiesta del sostituto procuratore Gennaro Varone che coinvolge direttamente il Comune di Spoltore.
Dell'azione politica di Roselli resta in primo piano la polemica, alimentata nel 2008, attorno alla decisione di aprire una nuova sede del consiglio regionale a Pescara con l'acquisto dell'ex auditorium De Cecco, in piazza Unione. Provvedimento subito contestato dal Popolo della libertà, ma anche negli ambienti aquilani del centrosinistra, che non vedono di buon occhio la scelta di una sede istituzionale sulla costa, lontana dal capoluogo regionale.
Una parabola professionale e di impegno politico che nasce a Spoltore e a Spoltore ritorna. E' sempre nel piccolo centro alle porte di Pescara che l'ex presidente dell'assemblea regionale, negli anni in cui è in sella il centrosinistra di Ottaviano Del Turco, costruisce pezzo dopo pezzo il proprio consenso. Tra le imprese rimaste nella memoria c'è quella che, nel 2001, sfocia nell'atto di sfiducia alla giunta comunale di Donato Renzetti, il sindaco di Spoltore prima sostenuto e poi mandato a casa con l'appoggio del centrodestra.
Il giorno dopo essere convolato a nozze, nella sala rossa del Campidoglio con la signora Angela, Roselli rientra a Spoltore e firma la dichiarazione di sfiducia al suo sindaco. Poi minaccia un accordo con Forza Italia e Alleanza nazionale per dare vita a una lista civica, salvo poi patteggiare il rientro nei ranghi in vista delle nuova tornata per il Comune.
Ma non è facile il compito dei suoi principali referenti politici, Franco Marini e D'Alfonso, di riportare il figliol prodigo nell'alleanza che candida di nuovo Renzetti. In quegli stessi anni, ricopre l'incarico di vicepresidente alla Provincia di Pescara sotto la presidenza di Pino De Dominicis. Ottiene le deleghe a cultura e turismo. Nonostante sia molto attivo in politica, lo studio professionale di via Bologna 8, a Spoltore, lavora a pieno regime. Qui Roselli intrattiene incontri con cittadini e sostenitori. Il suo patrimonio immobiliare arriva a contare diversi appartamenti di proprietà, come risulta dal quadro dei redditi dei consiglieri regionali del 2006: Roselli denuncia 114mila euro più 14 fabbricati. Lui stesso ammette di avere molte comproprietà, «ma nessuna di queste», dice, «è tutta mia». Tra le opere realizzate da assessore provinciale alla cultura, l'acquisto di un edificio nel centro storico di Spoltore trasformato in Casa della cultura. Scommessa durata giusto il tempo per allestire qualche mostra, perché la Casa della cultura chiude i battenti.
Nel 2005, firma il vero trionfo alle elezioni regionali. Raccoglie quasi 16mila voti, ma dura poco. Con la caduta di Del Turco perde anche il tradizionale traino spoltorese e prende paga dall'Idv di Luciano Di Lorito alle provinciali del 2009.

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