Iscriviti OnLine
 

Pescara, 22/04/2026
Visitatore n. 753.355



Data: 09/04/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Napolitano: avanti con le riforme. «Non sprechiamo questa legislatura». E conquista il cuore della Lega

IL CONFRONTO Fini: sì al semipresidenzialismo ma va cambiata la legge elettorale. Maroni apre al Pd: indispensabili

ROMA. E' la Lega il vero motore delle riforme. Cabina di regia o meno. «A trattare ci pensiamo noi, come è avvenuto in commissione Affari costituzionali», intima Umberto Bossi. E Roberto Maroni apre all'opposizione sulle riforme istituzionali, confermando che cabina di regia o meno è il Carroccio a gestire la partita. Giorgio Napolitano insiste sulle larghe intese per realizzarle. «La fine di questa legislatura coinciderà con la fine del mio mandato al Quirinale, facciamo che non sia una legislatura sprecata per le riforme: discutiamo quali sono effettivamente necessarie e realizziamole», dice il presidente della Repubblica a Verona. E per queste parole viene entusiasticamente accolto dal sindaco Flavio Tosi e dal governatore del Veneto Luca Zaia, che si spinge a paragonare Napolitano al sole splendente.
Nel Pdl è ancora una volta Gianfranco Fini a uscire dal coro. Intervenuto a un convegno della sua fondazione Farefuturo, Fini frena sull'entusiasmo della maggioranza per il sistema elettorale francese. «Quello che dovremmo cercare di importare in Italia è la garanzia della vitalità e della lunga durata di un sistema che ha saputo conciliare da un lato la rappresentanza con l'efficienza, dall'altro il parlamentarismo con la leadership», premette Fini. Per il presidente della Camera non si può ragionare del sistema presidenziale francese senza «una riforma del sistema elettorale e la vicenda, e qui faccio un inciso polemico, mostra che da noi si parla sovente in modo troppo superficiale di riforme». Allude al famigerato doppio turno, in vigore in Francia, che viene visto da Berlusconi come il fumo agli occhi (perché teme che dopo due settimane l'elettorato di destra si sfaldi).
Silvio Berlusconi confessa ai suoi più stretti collaboratori di essere scettico sulla collaborazione delle opposizioni. Ma il ministro dell'Interno si smarca, nel giorno in cui Gianfranco Fini frena sul semipresidenzialismo alla francese.
«Il dialogo con l'opposizione e il contributo in particolare del Pd è indispensabile», dice Maroni. «Oggi ci sono tutte le condizioni perché si facciano nei prossimi tre anni: io sono ottimista», aggiunge. Ma non è solo Maroni a muoversi. Roberto Calderoli mercoledì ha consegnato a Giorgio Napolitano la prima bozza delle riforme elaborata ad Arcore nel vertice tra Bossi e Berlusconi, facendo infuriare il premier che avverte: «Con Napolitano tratto solo io». E ieri ha incontrato Gianfranco Fini con il quale ha discusso di riforme e del doppio binario giustizia-riforme. Calderoli nega ogni smania di protagonismo, dice che al Quirinale è andato perchè è stato Napolitano a chiamarlo. Quanto all'ipotesi di separare il destino della riforma della giustizia dal pacchetto delle altre riforme, il ministro conferma: «Sarebbe utile splittare le riforme istituzionali da quella della giustizia». Un tema che il ministro leghista affronterà la prossima settimana con il presidente del Senato, Renato Schifani.
E l'opposizione? Italia dei valori boccia senza appello il sogno presidenzialista. «Una riforma presidenzialista con Berlusconi ancora al potere è un salto nel buio, un rischio che l'Italia non può permettersi, le riforme vanno fatte in parlamento a partire da quelle economiche e sociale», dice Massimo Donadi. «Il Pd è pronto a confrontarsi a partire dai punti condivisi: riduzione dei parlamentari e rafforzamento dei poteri del premier», promette la democratica Marina Sereni. Apre al dialogo anche l'Udc.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it