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Pescara, 22/04/2026
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Data: 09/04/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
"Sistema Spoltore", Ranghelli nella bufera. La Procura: «Comune condizionato dai privati». Telefonate di solidarietà al sindaco

Stupore, interrogativi, solidarietà. Il giorno dopo la deflagrazione dell'inchiesta sull'urbanistica - condotta per conto della Procura dal Corpo Forestale del colonnello Guido Conti e che ha coinvolto otto persone tra amministratori pubblici, imprenditori e professionisti - l'amministrazione comunale di Spoltore ha fatto quadrato attorno al sindaco. Ma andiamo con ordine.
Secondo l'impianto accusatorio costruito dal pm Gennaro Varone, a Spoltore opererebbe con azioni sistematiche un consolidato gruppo di condizionamento delle attività amministrative e politiche. Pesanti i reati contestati, dalla corruzione all'associazione a delinquere. Pur con posizioni diverse, risultano indagati il sindaco Franco Ranghelli, l'assessore Claudio Santurbano, il consigliere comunale Pino Luigioni; i costruttori Luigi Zampacorta, Marcello Sborgia e Alessandro D'Onofrio; l'amministratore di Citymoda Giancarlo Fiore e l'architetto Marino Roselli. Sotto la lente della procura diverse situazioni: a Ranghelli si contesta la corruzione legandola al complesso commerciale Citymoda, cui sarebbe stato consentito di aprire con un collaudo ritenuto palesemente falso dalla procura, con opere di urbanizzazione non ultimate e uscite di sicurezza inagibili; nel mirino anche bozze e varianti di Prg (terreni passati da agricoli a edificabili) confezionate nell'interesse di certi costruttori e progetti urbanistici approvati con corsie preferenziali. Accuse che gli indagati hanno respinto in blocco e tutte da dimostrare. Ma la procura potrebbe scavare più a fondo e più a ritroso nel tempo per mettere il naso in atti antecedenti il 2008, anno in cui quest'inchiesta è cominciata. Tra i protagonisti di oggi e quelli delle amministrazioni di ieri c'è un filo conduttore targato centrosinistra, non senza strappi tra Ds e Margherita - vedi la caduta del sindaco Renzetti nel 2001 - ricuciti all'insegna del "c'è da fare" e con imprenditori a capotavola di cene elettorali. Tanti già da allora i progetti sul tavolo: cimitero, Arca, torri sul fiume, consistenti quote di residenziale e commerciale. Tutto legittimo e trasparente fino a prova contraria. La Procura vuol vederci chiaro.
Ieri il sindaco Franco Ranghelli ha rimesso piede a Palazzo di città. Un giorno all'apparenza come tanti altri per lui. La differenza è stata nelle telefonate di sostegno, in tanti gli hanno augurato di chiarire presto e bene i contorni della vicenda. Agli amici Ranghelli ha detto di voler essere ascoltato quanto prima dagli inquirenti, convinto di poter spiegare le scelte della sua amministrazione. Scelte che per l'accusa nasconderebbero un "sistema" corrotto fondato su un reciproco scambio di concessioni e favori.
Bollente anche il telefono dell'assessore Claudio Santurbano, con delega ai Lavori pubblici: «Ma cosa c'entro io con l'urbanistica? E comunque sono su quella poltrona solo da pochi mesi» andava ripetendo ancora ieri. Incredulo per il coinvolgimento e pronto a ribattere all'accusa è anche Marino Roselli, ex presidente del consiglio regionale, coinvolto nell'inchiesta nella veste professionale di architetto. Roselli sarebbe stato l'intermediario tra l'amministrazione comunale e gli imprenditori edili D'Onofrio e Zampacorta. Rappresentato dall'avvocato Vincenzo Di Girolamo, Roselli ha espresso «fiducia nell'attività della magistratura» ed ha spiegato di aver «ricevuto da D'Onofrio due incarichi di progettazione per opere assentite con provvedimenti del dirigente secondo procedure consuete; Marcello Sborgia mi ha conferito l'incarico per la progettazione di due fabbricati non meno di quattro anni fa; ho prestato la mia opera professionale di consulenza in favore di Luigi Zampacorta per il piano di recupero del suto noto come "Le due torri", attività poi seguita da un altro professionista. E comunque senza corsie preferenziali».

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