Il premier: sistema francese, ma a un turno. L'ex leader di An: impraticabile
PARIGI - «Noi guardiamo al sistema del semipresidenzialismo francese ma in modo che sia funzionale anche in Italia, ma senza doppio turno e con elezione contestuale del presidente e del Parlamento, ma stiamo ancora lavorando, non abbiamo preso nessuna decisione ufficiale». L'ora d'aria che Silvio Berlusconi ha dato alla sua maggioranza dopo il voto regionale durante la quale ognuno sulle riforme si è mosso in ordine sparso, sta per scadere. Ieri mattina, con a fianco il presidente francese Nicolas Sarkozy, il premier italiano ha ufficializzato i suoi obiettivi e azzerato molte delle proposte di riforma istituzionale che sono circolate in questi giorni. E' vero che ha spiegato come «l'Italia seguirà l'esempio francese» e ha sostenuto, sorridendo rivolto a Sarkozy, «se ci sono contrordini... fatemelo sapere», ma più che altro ha indicato quelle "storture" che sarebbero da correggere nel nostro sistema per l'eccessivo ruolo che ha il Parlamento rispetto all'esecutivo. Per Berlusconi l'attuale assetto dello Stato è frutto dei lavori dei padri costituenti che, appena usciti da un ventennio di dittatura fascista, avevano deciso di attribuire «tutto il potere» al Parlamento e «nessun potere all'esecutivo e al capo dell'esecutivo».
Ecco, sta tutto qui il punto di caduta del ragionamento del premier. Ovvero, presidenzialismo o meno, in un rafforzamento dei poteri dell'inquilino di palazzo Chigi. Tanto più se si arriverà alla sua elezione diretta. Berlusconi fa un quadro della situazione italiana a margine dell'incontro bilaterale italo-francese che ha visto arrivare a Parigi un numeroso gruppo di ministri e sottosegretari (Scajola, Matteoli, Ronchi, Frattini, Prestigiacomo, Bondi e Bonaiuti) per la firma di una ventina di accordi commerciali e culturali, tra i quali l'intesa sulla realizzazione di quattro centrali nucleari in Italia. Sarkozy ascolta la lunga risposta che il Cavaliere dà al cronista, e annuisce solo quando Berlusconi spiega che il sistema francese va adattato alla situazione italiana.
Comunque sia, nel tentativo di mettere un po' d'ordine nelle iniziative dei suoi ministri, Berlusconi racconta di aver usato «la cortesia al capo dello Stato di mostrargli la prima bozza che deve essere ancora discussa nelle sedi opportune dalle forze politiche di maggioranza e dai gruppi parlamentari, le quali, a seconda di quelle che saranno le decisioni finali, le presenteranno al Parlamento, dando la possibilità che vengano discusse nelle sedi più appropriate». Una frenata all'attivismo leghista, ignorando anche il ruolo delle opposizioni e sostenendo come alla fine saranno i numeri in Aula a far prevalere una proposta o l'altra. Con buona pace del capo dello Stato che sollecita «intese ampie» e che di presidenzialismo non vuol sentir parlare. Tanto che in serata, a stretto giro di posta, arriva la stroncatura del presidente della Camera Gianfranco Fini secondo il quale «non è possibile» introdurre il modello francese «con una legge elettorale proporzionale a turno unico: quel modello funziona con una legge elettorale maggioritaria a doppio turno». Secondo Fini, «con l'approccio, che mi sembra molto "sloganistico", di scegliere un modello ?x' o ?y' rischiamo di ripetere le vicende che abbiamo già conosciuto» con le riforme varate dal centrodestra e bocciate dal referendum, ovvero «tante chiacchiere e pochi fatti». E ancora più chiaramente: «Per evitare nuovi flop cercare l'intesa con l'opposizione». E Bossi: «Il semipresidenzialismo ci può stare, ma con il federalismo, che è già passato».