PARMA - Un appello alla coesione nazionale, ma senza l'indicazione di tempi e modalità precise per il confronto sulle riforme economiche. E sul fronte internazionale, un richiamo abbastanza duro alla Germania, perché si assuma le proprie responsabilità nella crisi greca. Ruota intorno a queste due direttrici l'intervento di Giulio Tremonti al convegno confindustriale di Parma: un intervento che conferma l'impegno per il riassetto del fisco (una riforma «che non sarà platonica»), ma - forse deludendo un po' la platea - non entra nei dettagli, rinviando esplicitamente al discorso, previsto per oggi, del presidente del Consiglio.
Per far capire a tutti, ancora una volta, quanto sia delicata la situazione dei conti (all'indomani delle polemiche sulla prossima manovra di giugno), il ministro dell'Economia ha usato un paragone pesante, quello con gli anni Settanta, periodo in cui per far fronte alla recessione l'Italia fece la scelta di «divorare il futuro creando debito pubblico». Dunque è escluso che il nostro Paese, in un momento in cui «il rischio non è finito» segua gli altri sulla via del deficit facile.
La situazione italiana nel contesto internazionale Tremonti l'ha spiegata allargando il suo catalogo di acronimi. Ai Paesi del Fire, (Finance Insurance Real Estate), quelli messi in ginocchio dalla crisi finanziaria (il riferimento è a Irlanda e Gb ma anche alla Grecia), si contrappongono quelli della Terra (Earth, le grandi economie emergenti come Cina India e Brasile) e quelli dell'acqua (Water: Welfare, Trade, Education, Research, cioè Italia Francia e Germania).
Quanto allo specifico della crisi greca, il ministro si è rivolto a quei «Paesi grandi» che devono dimostrare, già «in questo week-end» di essere «grandi Paesi», e non «illudersi di salvarsi avendo il tasca il biglietto di prima classe». Il riferimento al governo tedesco è abbastanza trasparente.
Per l'Italia invece «è venuto il tempo delle riforme», e la «riforma delle riforme» è quella fiscale. Il ministro ha confermato le tre direzioni di marcia del Libro Bianco del 1994: dalle persone alle cose, dal complesso al semplice, dal centro alla periferia. E ha promesso, come primo passo del nuovo percorso, un altro Libro Bianco, aperto al contributo di tutti e a tutte le varie opzioni possibili. La riforma, anche grazie alla sua componente di federalismo, dovrà correggere alcune delle storture dell'attuale politica economica (dal dualismo Nord-Sud a spechi come quelli della sanità di alcune Regioni e delle pensioni di invalidità).
Sul come e sul quando Tremonti non ha detto molto. Ha dedicato però l'ultima parte del suo discorso alla «logica dell'interesse generale», necessaria a suo avviso perché «non è possibile affrontare le crescenti sfide interne con una permanente anarchia interna». L'appello è certo rivolto agli imprenditori, e in generale alle parti sociali,ma in qualche misura anche all'opposizione. Se il compito del governo è «prima ascoltare, poi decidere cosa è giusto», è anche vero che «non si può più andare avanti son un sistema in cui crescono più le liti del prodotto interno lordo». La sintesi è affidata ad una citazione di De Gasperi: «I politici pensano alle prossime elezioni, gli statisti alle future generazioni». «Con le elezioni abbiamo dimostrato di sapercela cavare» chiosa il responsabile dell'Economia, rimandando per tutto il resto alle parole del premier.