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Pescara, 22/04/2026
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Data: 10/04/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Legge elettorale, Fini gela Berlusconi. «Non esiste un modello francese senza doppio turno, con gli slogan si fanno solo chiacchiere»

Napolitano richiama alla concretezza: basta con gli annunci

ROMA. E' gelo tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi sul semipresidenzialismo. Nel giorno in cui Giorgio Napolitano richiama le forze politiche alla concretezza, invitandole a smettere con «gli annunci», il Pdl è sempre più diviso. «Guardiamo alla Francia ma no al doppio turno», dice da Parigi il premier liquidando i dubbi espressi, in primis dal presidente della Camera, di chi avverte che il modello francese stride con il sistema elettorale in vigore in Italia, il Porcellum. Berlusconi ha in mente una sola giornata elettorale nella quale siano eletti presidente della Repubblica e Parlamento. Ma Fini non demorde. E replica: «Non è possibile introdurre il modello francese con una legge elettorale proporzionale a turno unico perché quel modello funziona con una legge elettorale maggioritaria a doppio turno».
Il cofondatore del Pdl approfitta di una passeggiata con i cronisti per togliersi altre soddisfazioni. «Con l'approccio che mi sembra molto sloganistico di scegliere un modello x o y mi rischiamo di ripetere le vicende che abbiamo conosciuto con le riforme varate dal centrodestra e bocciate dal referendum, ovvero tante chiacchiere e pochi fatti».
Parole che devono essere piaciute al capo dello Stato. Giorgio Napolitano in mattinata da Verona è tornato ad affrontare il tema delle riforme, aggiungendone alcune «non più procrastinabili»: il fisco, la sicurezza sociale, la ricerca e la giustizia, e «non sembri un fuor d'opera».
Per il presidente della Repubblica, dubbioso sul presidenzialismo, serve concretezza, realismo e saggezza. Bisogna «portare avanti il processo riformatore che è in corso e che è quello dell'attuazione dell'articolo V, già riformato dalla Costituzione, bisogna lavorare seriamente al cantiere già aperto della legge delega approvata con così largo consenso per l'applicazione dell'art 119, cioè del federalismo fiscale». Per Napolitano è necessario decidere come conciliare l'evoluzione in chiave autonomistica e federalistica dello Stato con la riforma del bicameralismo perfetto «che ha fatto il suo tempo». «Non c'è e non ci può essere alcuna contrapposizione tra autonomismo di ispirazione federalistica e unità nazionale, lo dice chiaramente l'art. 5 della Costituzione», avverte. Il federalismo si fa combattendo «egoismi e chiusure nelle regioni più evolute» e sollecitando il Sud «a una prova di responsabilità». Infine Napolitano invita la politica ad abbassare i toni, perché «quella urlata può portare voti ma fa danno al paese».
Un secco no all'ipotesi presidenzialista arriva dall'Italia dei Valori e Pd che richiamano il governo a occuparsi di economia. «Le famiglie italiane non stanno discutendo di semipresidenzialismo francese ma di lavoro», dice Pier Luigi Bersani. «Se mi chiedono di parlare di riforme vado ad Arcore pure a piedi a portare proposte concrete», assicura il segretario dei democratici. Bersani sottolinea che stiamo discutendo di presidenzialismo mentre ci stiamo avviando a uno stato a forti connotati federali. Il Pd «vuole invece un governo parlamentare forte, ridurre i parlamentari e superare il bicameralismo perfetto». Duro anche con Napolitano e Pd Antonio Di Pietro. «Bisognava dare poco spazio a riforme ad personam della Costituzione e magari inviare un messaggio alle Camere sulla crisi», dice a proposito dell'invito del presidente per riforme condivise. Quanto a Bersani ecco il messaggio: «Deve rinunciare ad andare ad Arcore ove mai fosse invitato perché gli inviti di Berlusconi sono come la mela di Eva e tra i democratici tante realtà stanno avvicinandosi a noi».

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