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Pescara, 22/04/2026
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11/04/2010
Il Messaggero
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La road map della Marcegaglia: subito 2,5 miliardi per infrastrutture e ricerca «Basta con le promesse, ora dal governo vogliamo i fatti». Matteoli: pronti a investire di più |
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PARMA - «Vogliamo voltare pagina di fronte alla crisi peggiore degli ultimi 50 anni». Tre parole che Emma Marcegaglia ha ripetuto più volte nei due anni del suo mandato al vertice di Confindustria, solo che nella circostanza lo fa dinanzi ad una platea che allinea cinquemila imprenditori, banchieri, una fetta di governo (ieri l'altro Tremonti, ieri Sacconi), il premier Silvio Berlusconi che dal palco contesta i dati del Centro Studi di viale dell'Astronomia che stanno lì a testimoniare il declino del nostro Paese. Eh no, Emma Marcegaglia non ci sta. Ribadisce che, al di là del buon andamento di certi settori del nostro manifatturiero, il sistema industriale è in sofferenza. Da almeno dieci anni. Ed il «voltiamo pagina», che sale dalla platea delle Assise di Parma diventa più forte e determinato. E' praticamente un ultimatum. A supportare l'appello del presidente degli industriali, c'è la Cisl impersonata da Raffaele Bonanni che, guarda caso, incassa gli applausi più scroscianti soprattutto quando tocca il tema scottante delle tasse: «Noi siamo i servi della gleba, ma voi siete i valvassini al servizio di vassalli e valvassori, non è possibie pagare tasse d'impresa del 30% quando le rendite finanziarie sono al 12,5%». L'asse Confindustria-Cisl esce rafforzato e consolidato: le due organizzazioni nelle prossime ore chiederanno formalmente al governo l'apertura di un tavolo di confronto a tutto campo con la riforma fiscale al primo punto. Ma ci sono anche altre priorità: le infrastrutture, la burocrazia, la spesa pubblica, la legalità. E ancora il costo del lavoro per unità di prodotto che in Italia, dall'ingresso dell'euro, è cresciuto di circa il 25% rispetto a quello dell'eurozona. E oltre tutto il valore aggiunto per ore lavorate da noi è salito del 6,4% rispetto al 51% della Francia e al 45% della Germania. L'esecutivo del resto non ha più alibi: gli imprenditori non sono disposti a concedere altri rinvii. Avverte la Marcegaglia: «Per almeno tre anni non ci saranno elezioni e c'è una stabilità di governo molto ampia. Dimostrate davvero che siete il governo del fare per cui tanti italiani vi hanno rinnovato la fiducia. Dunque, un cambiamento si impone, chiediamo scelte chiare, forti e chiare. Serve uno sforzo e noi abbiamo bisogno di un Paese che ci supporti. Non possiamo essere lasciati soli perché da soli non ce la faremo mai». Basta con «generiche promesse, l'esecutivo mostri di preferire le decisioni ai rinvii e faccia quello che non si è fatto negli ultimi quindici anni perchè ora le condizioni ci sono». Intanto dovrebbe impegnarsi entro due mesi a stanziare 1 miliardo per la ricerca e 1,5 miliardi di euro per le opere infrastrutturali. E poi, entro quest'anno, un taglio netto alla spesa pubblica (pari ad un 1% del pil all'anno per tre anni consecutivi) insieme ad una riduzione conseguente del carico fiscale. Il presidente di Confindustria garantisce l'impegno del sistema industriale per portare il Paese fuori dal tunnel della crisi: «In questi mesi i lavoratori e le imprese hanno tirato la cinghia, non è possibile che lo Stato non lo faccia». Si pone anche un target la "lady d'acciaio": «Dobbiamo tornare a crescere almeno del 2% del pil all'anno per i prossimi tre anni che si tradurrebbe in un surplus di 50 miliardi di euro e nella creazione di 700 posti di lavoro». E se «da soli non ce le faremmo», ecco la necessità di una azione coordinata a livello europeo («Caro Berlusconi, devi vigilare perché l'Unione europea non opere restrizioni al credito che strangolerebbero imprese sane e meno sane»), a livello di governo appunto («Scelte chiare a coraggiose») e tra le parti sociali.
Matteoli: pronti a investire di più
ROMA - «Non so da dove la Marcegaglia ricavi la cifra che sono stati spesi solo 20 milioni per le infrastrutture, di certo sono molti di più...». Altero Matteoli non vuole fare polemiche. Spiega al Messaggero che al prossimo Cipe verranno sbloccate ulteriori risorse per la nuova Pontina e che l'obiettivo di spendere 1,5 miliardi in tempi brevi per le grandi opere resta prioritario. «Certo - sottolinea - molto dipende anche dal ministero del Tesoro: 1 miliardo di soldi pubblici possono attivare investimenti fino a 20 volte. Per quanto mi riguarda continueremo su questa strada ed è chiaro che vorremo spendere molto di più, consapevoli che investire nelle infrastrutture crea lavoro e fa crescere il Pil. Ci sono però dei vincoli di bilancio da rispettare». Secondo le ultime elaborazioni del dicastero, negli ultimi due anni sono stati aperti cantieri per circa 12 miliardi di euro. Dal finanziamento per il Mose, il sistema di dighe mobili di Venezia, al Ponte sullo Stretto. Il prossimo traguardo, da tagliare entro il mese, potrebbe essere lo sblocco di ulteriori 350 milioni di euro per la realizzazione della nuova Pontina (una cifra analoga è stata già stanziata). Si tratta di un autostrada che vale complessivamente 1,8 miliardi e che è considerata strategica dal governo. In agenda, sempre al Cipe, ci sono poi i soldi per l'implementazione della Metro C di Roma e quelli per il completamento della Salerno-Reggio Calabria. In fieri anche la definizione del nuovo tratto ad alta velocità tra Napoli e Bari, che rappresenterebbe una svolta radicale per la mobilità nel Mezzogiorno. Stanno invece procedendo, anche se con una certa lentezza, la Brebemi (1,8 milirdi), la Pedemontana Lombarda (4,2 miliardi) e la Cecina-Civitavecchia (3 miliardi il costo). Circa 500 milioni sono stati invece destinati al Terzo Valico, una grande opera che per ora è ferma al palo. Così come dipende anche dalle scelte europee sbloccare la Torino-Lione. Sul tavolo del prossimo Cipe dovrebbero comunque finire oltre i finanziamenti per la Pontina, anche quelli per lo sviluppo del Mose, circa 400 milioni, e altri 430 per finanziare piccoli e medi interventi infrastrutturali.
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