VASTO. Organizzazione del lavoro, sicurezza, programmazione dell'esercizio e organico. Verte su questi argomenti il "braccio di ferro" tra i sindacati e la società di autolinee Cerella.
Mentre il personale ha proclamato lo stato di agitazione e l'attivazione delle procedure di raffreddamento e conciliazione, le segreterie regionali di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt-Uil e Faisa-Cisal per risolvere problemi che a loro avviso si trascinano da tempo chiedono l'intervento della Regione e dell'azionista di maggioranza, cioè l'Arpa. Due anni fa ha acquisito l'85% del pacchetto azionario della Cerella. Il 15% è rimasto, invece, alla famiglia.
«Denunciamo un immobilismo nella programmazione, nella gestione e nello sviluppo dell'azienda», sostengono i sindacati, «quanto alle notizie sulle future assunzioni di personale, se confermate, sarebbero un atto di inadempienza degli impegni assunti dalla Cerella».
«Viene da chiedersi dove fossero i sindacati quando in azienda non c'era nemmeno la possibilità di parlare», replica il presidente Gaetano D'Onofrio, «al momento dell'ingresso nell'Arpa, oltre un milione di euro è stato destinato a un centinaio di cause pendenti, la maggior parte di lavoro. Nonostante questo sono stati programmati diversi interventi e si pensa alla costruzione di un nuovo capannone».
Il presidente della Cerella ricorda alle sigle sindacali che è stato rinnovato il parco macchine anche con l'acquisto di nuovi mezzi e che sono in fase di riassetto le linee. «Non bisogna dimenticare i provvedimenti relativi al personale, dalle assunzioni, all'acquisto di divise. E' stata prevista, inoltre, la cosiddetta residenza di lavoro che consente una più agevole programmazione dei turni», conclude D'Onofrio.